lunedì 17 novembre 2014

Alzi la mano chi non si è mai lamentato del fisco

 di Renzo Balmelli 

 

REGOLE. Fra un paio di settimane gli svizzeri potranno fare sentire la loro voce su questo argomento molto sentito dalla gente esprimendosi in merito all'iniziativa che preconizza una maggiore imparzialità tributaria. Si vota sulla proposta di abolire i cospicui vantaggi fiscali accordati agli stranieri milionari al fine di creare un sistema più equo. Lo scontro è con la destra economica che invece considera i Paperoni d'importazione insostituibili galline dalle uova d'oro. Vista l'importanza della posta in palio, comune ad altri Paesi alle prese con problemi analoghi, non stupisce che durante la campagna sia stato scomodato persino Robin Hood. Nella Sherwood in salsa elvetica ovviamente non ci saranno imboscate. Più pacificamente si tratterà di conferire una nuova dimensione etica a un settore, quello della concorrenza fiscale internazionale, non esente da plateali ingiustizie.

 

GAMBERO. Con l'attenzione rivolta a Berlino, l'Europa si interroga sulle ragioni del disagio che la attanaglia a venticinque anni dalla caduta del Muro. Ci si chiede a cosa attribuire la crisi del valori su cui si fonda la ritrovata unità di un continente che ha saputo tornare libero, ma ora sembra distratto da una improvvisa debolezza. L'impressione più diffusa è che altre barriere , frutto di ideologie perverse che si pensavano sgominate, stiano spuntando dalle macerie del passato per scardinare le maggiori conquiste comunitarie. In primis il populismo intriso nel vetriolo della xenofobia che nega la libera circolazione delle idee e delle persone. Se poi mettiamo in conto la sorprendente aggressività post-sovietica di Mosca, ecco che la tela di fondo si fa ancora più torbida. Alla fine della Guerra fredda si disse che la Storia aveva imparato a correre, ma nessuno immaginava che potesse essere la corsa del gambero

 

PATRIE. Se Londra tirò un sospiro di sollievo per il mancato divorzio dalla Scozia, Madrid non dorme certo sonni tranquilli dopo il referendum sull'indipendenza della Catalogna che è stato tutto fuorché simbolico. Al contrario, da Barcellona, capitale cosmopolita, in prima linea nella ripresa economica della Spagna , e quindi di primaria importanza per il Paese, è arrivato un segnale che deve far pensare, tanto più che fermenti analoghi covano sotto altri cieli in controtendenza rispetto alla richiesta di una sempre maggiore integrazione di questa Europa in cerca d'autore. L'autodeterminazione dei popoli è un diritto, ma se la questione catalana dovesse inasprirsi inevitabilmente diventerà un serio problema non della sola Spagna ma dell'intera UE che da un lato è impegnata nel rispetto delle differenze e la molteplicità delle cultura, ma dall'altro non può tornare a dividersi in tante, suscettibili "piccole patrie", un tempo parecchio litigiose nella difesa delle loro prerogative.

 

PROVOCAZIONE. Premesso che la violenza è sempre deprecabile, se uno va in piazza con i lepenisti e a ogni apparizione, con qualsiasi pretesto, anche il più futile, lancia secchiate di livore contro zingari e immigrati per finire sui giornali, non può pretendere di essere accolto a braccia aperte quasi fosse un indefesso paladino della civile convivenza tra le diverse etnie. Quanto accaduto a Matteo Salvini al campo rom di Bologna è disdicevole e danneggia più gli autori dell'attacco che la vittima. Il leader leghista dovrebbe sapere tuttavia che chi di ingiuria ferisce, di ingiuria perisce soprattutto se è andato a cercarsela con l'aria spavalda che sa tanto di provocazione.

 

DIGNITÀ. Volgare, osceno, vergognoso. Nella storia del giornalismo italiano vi sono episodi frutto di un dettato informativo miserabile che nulla hanno a che vedere con la deontologia professionale. Servizi che sguazzano nei retroscena del peggior gossip senza nessun rispetto per i lettori. L'ultima vittima di questa tendenza di cui sembra di non arrivare mai a toccare il fondo, è il ministro Marianna Madia, intenta a mangiare un cono gelato. Ma il titolo delle foto pubblicate dal settimanale è chiaramente allusivo e volutamente sessista. Non meno grave, poi, è il fatto che la destra, trattandosi di una rivista diretta da un amico personale dell'ex premier, per sviare l'attenzione dal pesante rigurgito maschilista, abbia cercato di buttarla in politica, quando invece l'unica cosa onesta da fare era di riparare all'offesa fatta alla dignità delle donne. No davvero, una brutta pagina.

 

PATRIMONIO. Azzoppato, ma non al tappeto, Obama prova a rispondere da statista alla batosta elettorale. Depone a suo favore il fatto che l'America è tornata a essere il motore dell'economia mondiale nonché la determinazione a riprendere l'iniziativa diplomatica a tutto campo, come testimonia la missione in Asia, formicolante crocevia teatro del difficile dialogo tra i potenti. Ma sarà dura. La brutalità dei suoi rivali è stata in pratica una dichiarazione di guerra al patrimonio di ideali che il Presidente ha portato in dote nell'intento di fare degli Stati Uniti, come in parte gli è riuscito, un altro Paese più giusto, più solidale e veramente liberal. La frattura però non sarà semplice da sanare, e nei prossimi due anni vedremo quale bilancio verrà riservato al mandato di Obama. Le sue idee avevano una robusta costituzione morale e di esse si potrebbe dire, parafrasando il grande Edoardo quando parlava delle sue commedie, che dopotutto ciò che è veramente importante, a dispetto dei rovesci, è che " siano nate vive".

 

RAPINE. Oltre a svariate scelleratezze, i nazisti si mostrarono altrettanto zelanti nel saccheggiare i musei per appagare le folli manie di grandezza del Führer. Quel bottino, al centro di violente polemiche, sta diventando un problema scottante per il Kunstmuseum di Berna in seguito al lascito del collezionista tedesco Hildebrand Gurlitt. Le tele che compongono l'eredità, oltre 1400. formavano "il tesoro di Hitler" , una raccolta con opere di Matisse, Chagall, Picasso e molte altre dal valore immenso , sottratte con metodi brutali ai legittimi proprietari. Qualsiasi direttore sarebbe lusingato dalla prospettiva di fare del suo museo uno dei più ricchi al mondo di arte contemporanea. Ma accettare il frutto delle rapine di una banda di truci aguzzini solleva una questione in cui gli aspetti morali sovrastano i meriti artistici. Sarà interessante vedere come se ne verrà a capo.