lunedì 30 aprile 2018

Vittorio Taviani: “Perché il fascismo tenta di tornare”

di Renzo Balmelli  
 
RINTOCCHI. La storia in sé non è né buona né cattiva. L'uso che se ne fa invece sì. Con i suoi rintocchi di morte, quanto accade ogni giorno in Siria sotto i nostri occhi conduce inesorabilmente alla conclusione che l'uomo non ha imparato la lezione. Tra missili, che nonostante l'ondivaga vulgata trumpiana non sono né belli né intelligenti, e l'incubo degli attacchi chimici negati dal regime e dai suoi scaltri, cinici alleati, questo disgraziato paese, culla di una civiltà millenaria, è diventato il banco di prova delle peggiori infamie contro l'umanità. Macerie su macerie, lapidi su lapidi si accumulano senza che un solo gesto sia venuto a promuovere il bene della popolazione martoriata. Qui non soltanto si violano le norme che regolano la moralità individuale e collettiva, ma si compiono distruzioni e massacri che sollevano inquietanti interrogativi sulla salute mentale di chi ne porta la responsabilità e tiene il mondo sotto scacco. Quando verrà scritta l'ultima pagina di questa storia tristissima e frequentata da pessimi allievi a ricordarla resterà soltanto il racconto di infinite, assurde sofferenze. 
 
IMPUNITÀ. Sovrastate dal rombo incessante della nervosissima corsa agli incarichi, nell'ombra si perpetuano, ormai con quotidiana frequenza, le rozze esplosioni di razzismo e di antisemitismo. La casa dell'ex ministro Cécile Kyenge imbrattata di escrementi, l'uso blasfemo dell'immagine di Anna Frank e l'incisione nazista a Montecitorio sono gli ultimi episodi un fenomeno a questo punto non più ascrivibile soltanto ai soliti balordi. Gesti del genere, carichi di disprezzo verso i valori dell'integrazione, si inseriscono ormai in un'ampia, deliberata campagna di odio e intolleranza alimentata dall'impunità sui social media e forse, in una certa qual misura, anche dall''avanzata di forze che non di rado hanno assunto posizioni chiaramente razziste e xenofobe. La tendenza a compiere atti tanto vili non è un fenomeno isolato o soltanto italiano ma è presente in tutta Europa in misura crescente. Essa va perciò circoscritta con la massima fermezza poiché solo in questo modo si eviterà di precipitare nell'abisso morale di chi si ispira alle peggiori ideologie ereditate dal passato. 
 
OPINIONE. Che la Lega di Salvini veda Palazzo Chigi come un agognato miraggio, ormai l'hanno capito anche i neonati. Meno si capisce invece la presunzione di volere imporre la propria tabella di marcia ad ogni costo pur mancando i numeri sul piano nazionale, e fosse pure con l'aiutino della destra. Alla conta finale dei voti c'è difatti un dettaglio post elettorale tutt'altro che trascurabile che fa del Carroccio, nonostante l'innegabile messe di consensi, soltanto la terza forza in campo. Una mezza vittoria, insomma, che non basta per tagliare il traguardo in solitaria. In classifica lo schieramento leghista viene dopo il Pd, che certo ha preso una scoppola di quelle che lasciano il segno, ma che per quanto deprecato dagli avversari a rigor di percentuali rimane il secondo schieramento quantunque abbia scelto l'esilio volontario in quel suo strano Aventino di cui un giorno o l'altro dovrà rendere conto al Paese ai suoi disorientati elettori. Ma in politica si sa i margini di manovra sono elastici e capita spesso che la matematica sia soltanto un'opinione. 
 
PREZZO. Daniel Defoe viene frequentemente indicato come il padre del romanzo moderno, ma egli non è il solo nel mondo anglosassone ad avere contribuito in modo decisivo a dare un nuovo, fondamentale indirizzo all'arte del narrare unendo la grazia dello scrivere al rigore del reportage. Se Defoe, con Fortune e sfortune della famosa Moll Flanders, può essere considerato un precursore della scuola freudiana, l'americano Januarius MacGahan, di cui si parla in varie recensioni grazie all'iniziativa editoriale di Laterza, spianò a sua volta la strada in pieno ottocento al moderno giornalismo d'inchiesta con pezzi da manuale che la casa editrice ha raccolto nel volume "Tredici giornalisti quasi perfetti". Inviato sui vari fronti MacGohan scosse il mondo e risvegliò le coscienze intorpidite rivelando crimini e misfatti sui campi di battaglia fin lì censurati. Le sue corrispondenze fecero tremare i governi dell'epoca e seppero toccare il cuore dei lettori come mai era accaduto prima che venissero portati alla luce gli effetti sconvolgenti del genocidio tra la povera gente che paga sempre, oggi come ieri, il prezzo più alto della follia guerrafondaia.
 
ILLUSIONI. Sarebbe riduttivo racchiudere i film di Milos Forman soltanto ai suoi celebri "Amadeus" e " Qualcuno volò sul nido del cuculo" senza inquadrare l'opera del regista, scomparso a 86 anni, nell'iniziale contesto della "Nova Vilna", la nouvelle vague di Praga che segnò una svolta nella cinematografia mondiale mentre la capitale cecoslovacca viveva la sua esaltante quanto breve primavera stroncata dall'invasione sovietica. Con "Gli amori di una bionda", primo lungometraggio di Forman e con "Treni strettamente sorvegliati" tratto dall'omonimo romanzo di Rabal che tenne a battesimo l'esordio di Jiri Menzel, andare al cinema in quell'epoca densa di eventi memorabili e di pellicole di straordinaria, polemica e dissacratoria vitalità era una gioia impagabile. Gli echi di quella ribellione culturale all'ottuso potere dei burocrati avrebbero contagiato migliaia di giovani che si davano appuntamento nei mitici Caffè lungo le rive della Moldava inseguendo il sogno di una società libera dalle costrizioni prima che il Cremlino scrivesse nel sangue la parola "FINE". La fine delle illusioni.
 
MAESTRO. Ironia del destino, la scomparsa di Vittorio Taviani a ventiquattro ore da quella di Forman, lascia orfana la settima arte di due eccelsi registi la cui traiettoria artistica ha segnato quella che molti critici concordano nell'indicare come l'epoca d'oro del cinema d'autore. Altri confronti sarebbero tuttavia azzardati nell'incrocio temporale di due percorsi che hanno si qualche punto in comune nell'impegno civile, ma che divergono sostanzialmente nella forma e nella ricerca. Il campo di attività ha visto il maggiore dei due fratelli toscani seguire una strada di totale coerenza nel raccontare la realtà, la storia e le contraddizioni dell'Italia, ma non solo, attraverso sequenze di ampio respiro culturale ed europeo. Cosa che invece era andata via via scemando durante l'esilio americano dell'autore di origine ceca sottoposto alla dura legge del mercato e del botteghino. Vittorio Taviani verrà ricordato come un grande Maestro capace di girare straordinari capolavori in cui i grandi eventi locali e universali si intrecciano con la vita di ogni giorno andando al cuore della gente e conquistando i favori del pubblico. Pellicole pluripremiate come "Padre Padrone" oppure lo stupendo "La notte di San Lorenzo" con la sua inimitabile cifra stilistica affrontano con coinvolgente, drammatica ed emozionante partecipazione ideale il tema della Resistenza che nell'ultimo film " Una questione privata", ritratto di Beppe Fenoglio del 2017, segna la chiusura di un cerchio, come l'avevano definita Vittorio e Paolo Taviani, "perché il fascismo torna o tenta di tornare".



L’ex Cav e l’Ircocervo


 di Renzo Balmelli 
 
IRCOCERVO. Al di là del suo teatrale e imbarazzante stile di governo, a Berlusconi va se non altro riconosciuto il merito, da vero affarista, di sapere inquadrare le situazioni con definizioni di sicuro effetto. Per il dopo 4 marzo e la confusione in cui versa la politica, l'ex Cav è andato a rovistare nella mitologia scoprendo calzanti analogie con l'ircocervo, bizzarra creatura per metà cervo e per metà caprone, usato come metafora di cose impossibili o irrealizzabili. Come appunto conciliare le posizioni di coloro che si contendono Palazzo Chigi tra insulti, dispetti e indecorose messe in scena da avanspettacolo. Deprimente davvero! Eppure, vista la difficoltà di sciogliere i nodi e di dare al Paese un esecutivo all'altezza delle aspettative, per evitare il peggio basterebbe usare un po' di buon senso. Basterebbe lasciare lavorare in pace il silente e discreto Gentiloni che pur nei limiti del suo mandato prova a tenere salda la barra per risparmiare all'Italia la stessa fine della nave di Schettino. E dite se è poco.
 
DERIVA. Resistere. Resistere. Resistere. Nell'ottica della schiacciante vittoria dell'ungherese Orban che spaventa l'Europa, la vera posta in palio, a prescindere dalle laboriose consultazioni del Quirinale, consiste nel sapersi fermare prima del precipizio. Recuperare il valore e il significato dell'accorato appello di Francesco Saverio Borrelli è la chiave di volta per frenare la deriva verso i lidi poco accoglienti di Visegrad, magari avendo in sottofondo pure la marcia di Radetzky. Però non quella allegra del concerto di Capodanno, bensì la versione meno giocosa che traspare dalla tessitura del grande romanzo di Jospeh Roth in cui a prevalere sono con il loro carico di calamità i tragici conflitti etnici, i nazionalismi, il populismo, il razzismo, l'antisemitismo e il sovranismo, ossia i mali peggiori di questa e di altre epoche non molto lontane. Se tali tendenze, tra l'altro non estranee all'aspro linguaggio di una certa destra italiana, finissero col prevalere, a quel punto resistere come lungo una ideale linea del Piave diverrebbe un imperativo morale imprescindibile. 
 
ILLUSIONI. Si dice che la storia non si ripete. Sarà vero, ma forse più per una questione di forma che non di sostanza. Non sono quindi da sottovalutare le inquietudini di coloro che paventano il timore del ritorno e paragonano la situazione odierna a quella del 1922, quando le istituzioni democratiche erano drammaticamente fragili. Sorprendenti a tale proposito sono le risultanze di una inchiesta svolta di recente tra i giovanissimi e che presenta similitudini col passato davvero sconsolanti. Siamo in presenza di adolescenti che disarmati di fronte allo scontento interpretano il fascismo, spesso in modo inconsapevole, come una bella moda capace di creare uno stile di vita "specchio della politica di domani". Fu così anche la prima volta. E fu una sciagura nazionale. Merce avariata e ideologie bacate che un secolo dopo e con le stesse modalità i cattivi maestri di oggi rivendono attraverso l'uso spregiudicato dei social ai ragazzi che cercano una via per orientarsi in un confuso presente. E che ancora ignorano quanto dolorosa possa essere la fine brutale delle illusioni. 
 
LESSICO. Chiede Corrado Augias nella stimolante rubrica che tiene abitualmente su Repubblica "se la sinistra è morta o è solo svenuta". Verrebbe voglia di rispondere parafrasando un celebre aforisma di Woody Allen: ahinoi va tutto di traverso, persino al buon Dio, e anche la sinistra non sta molto bene. Certo, a vederla defunta sono in tanti ad augurarselo. Specialmente agli ultimi piani di quei palazzi in cui si concentra l'enorme potere dell'alta finanza e che giudica una scocciatura scendere di sotto per verificare come va il mondo delle persone normali al di fuori delle stanze ovattate. Per evitare funerali prematuri, comunque non serve a nulla continuare a litigare. Meglio sarebbe – osserva Augias – ripensare il lessico che può aiutare a portare idee nuove nella crisi di identità e di consenso. Anni fa su questo fronte si batteva un certo Ivo Livi, un italiano di Francia e uomo di sinistra, famoso in tutto il mondo come Yves Montand, convinto che anche quando le cose sembrano senza speranza, malgrado tutto bisogna essere decisi e cambiarle. Per conquistare cuori e menti. 
 
DIRITTI. Ci si scandalizza a giusta ragione per la bufera che investe Facebook e la violazione della sfera privata mediante l'uso manipolatorio di milioni di dati. Ma si dimentica che tali abusi, destinati nella maggior parte dei casi ad assecondare le voglie dei più forti per fini elettorali, non sono una prerogativa di questi tempi. Basti pensare allo strazio che ne fecero i nazisti per giustificare l'Olocausto pur non disponendo dei mezzi di oggi. Si può dunque affermare che sbagliato non è lo strumento in sé quanto l'uso perfido e odioso che se ne fa. Ne sa qualcosa Laura Boldrini, una persona per bene, presa di mira da una velenosa campagna carica di insulti irripetibili attraverso la proliferazione dei blog. Ora si attendono le iniziative dei garanti della privacy per tutelare gli utenti da pericolose incursioni nelle loro convinzioni, nelle loro abitudini e nei loro stile di vita. In una parola i loro diritti di liberi cittadini.  Un passo importante in questa direzione è dato dalla capacità di non farsi abbindolare dai cattivi profeti che le studiano tutte per vellicare gli istinti più riposti di chi non conosce altro che il livore.

lunedì 22 gennaio 2018

La prima bimba nata in Austria

di Renzo Balmelli

BRIVIDI. Sono trascorse alcune settimane, ma ripensandoci continuano a provocare un senso di angoscia le ingiurie di stampo razzista rivolte alla prima bimba nata in Austria all'inizio dell'anno per il solo fatto di essere mussulmana. In un Paese civile della civile Europa, ma ora tenuto sotto scacco dall'estrema destra, mette i brividi l ' idea che si possa arrivare a simili abiezioni, al punto da augurare a una bimba innocente di morire nella culla. Secondo una bizzarra teoria gli anni che si concludono con l'otto portano con se novità e rivolgimenti. E anche il 2018 non fa eccezioni. Ma se il mattino si vede dal buongiorno, questo episodio anziché risollevare lo spirito, ci fa sprofondare nella notte più buia e profonda, presaga di di istinti e insulti bestiali come non se ne vedevano dai tempi dell'ultima guerra.

MEMORIA. Può darsi che il fascismo non torni al governo. O almeno si spera. Dicono difatti gli addetti ai lavori che la storia non si ripete mai due volte. Ma in certi casi è lecito dubitarne. Se consideriamo che nella marea dei social ospitata da compiacenti testate, l'antifascismo viene guardato con malcelato disprezzo e non come un valore universale, c'è poco da stare allegri. Eppure di quell'epoca nefasta esistono scritti e testimonianze che non lasciano dubbi. Per rendersi conto, basta rileggere i libri di Aharon Appelfeld, il grande scrittore israeliano e uno degli ultimi testimoni sopravvissuti alla Shoah , scomparso all'inizio di gennaio, che ha vissuto sulla propria pelle, fin da bambino, lo scempio della guerra e di un barbaro regime assassino. Scrivere era per lui il modo più naturale di darne conto, ricordare e perpetuare. Una lezione più che mai attuale, in particolare oggi quando l'importanza della memoria sembra svanire di fronte all'insorgere dell'odio razziale e del recrudescente mito dell'uomo forte.

CONSENSO. "Per qualche dollaro in più" è un western molto famoso della così detta trilogia del dollaro diretta da Sergio Leone, maestro insuperabile di questo genere di pellicole. Non è dato a sapere se Donald Trump ne abbia mai vista una, ma di sicuro non ignora che qualche dollaro in più nel portafoglio aiuta ad ammansire anche coloro che non l'hanno votato e non avranno mai una lussuosa "dacia" come la sua nel cuore di New York .Detto, fatto. Col grande vantaggio, tra l'altro, di distogliere l'attenzione sul piano interno dalle gaffe a ripetizioni che lo portano ad etichettare con epiteti irrepetibili Haiti, El Salvador e parecchi stati africani. Insomma, facendo circolare un pò di " money" e rendere più facile l'accesso ai consumi, il Presidente sa come comperare il consenso dimostrandosi tutt'altro che stupido o malato, pur restando una mina vagante e pericolosa del panorama politico interno e internazionale. 

INELEGGIBILE. Bisogna riconoscere che un pochino ci mancavano le spassose e fatue comparsate di Silvio Berlusconi in televisione. Rivederlo all'opera nei salotti a lui più congeniali alle prese con schizzi, diagrammi e cifre prese chissà dove, ci ha fatto ringiovanire di qualche anno. Oppure, all'opposto, invecchiare di colpo. Poiché se è in questo reticolo di promesse e bugie trasversali e di schieramenti e partiti senza visioni e senza unità che funziona la campagna, tremano le vene ai polsi cercando di immaginare che Italia uscirà dalle urne il 4 marzo. A maggior ragione riflettendo sul fatto che l'ex Cavaliere, auto proclamatosi Presidente nella carica dei loghi col nome dentro, a norme di legge non è eleggibile. Per dirla con una salace battuta di Michele Serra " ineleggibile che arriva in dirigibile". Strano che nessuno degli intervistatori glielo abbia fatto notare.

SPINA. Sarà claudicante e non al massimo della forma, ma quando le cose non girano per il verso giusto e la destra ne ha combinate un po' troppe per uscire da sola dai pasticci, tocca alla sinistra rientrare in gioco per rimettere le pedine al posto giusto. Anche in questi giorni, segnati da lunghe e turbolente trattative, il contributo della SPD tedesca è stato determinante per aprire uno spiraglio in vista di una nuova Grosse Koalition. Alla lunga si è capito che la gente vuole un Paese che funzioni e non a caso l'intesa faticosamente raggiunta e ancora da perfezionare è stata letta come un bene per l'Europa e una certa idea della cultura europea nel solco dell'eredità tramandata dai padri fondatori. Un governo stabile a Berlino potrebbe sbloccare importanti decisioni e livello comunitario, non ultima la spina nel fianco della Brexit che per molti elettori britannici ha ormai il sapore di un boccone troppo amaro.

DERIVE. Stiamo cadendo sempre più in basso. Dalle farneticazioni a proposito della "razza bianca a rischio", alla soluzione estrema dell'emergenza migratoria, ormai se ne odono di tutti colori. E a esprimersi così, senza nessuna vergogna, sono politici autorevoli, candidati per posti di prestigio e di governo. Ai numerosi e rumorosi tentativi di riabilitazione del Duce, strumentalizzati ad arte per dare libero sfogo ai malumori, si aggiunge l'aggravarsi del clima di intolleranza destinato a creare inquietudine e pericolose derive nostalgiche. La qualcosa, in mancanza di una vera risposta politica, aumenta il pericolo di fare rivivere le pagine più brutte del passato in un contesto largamente condizionato dall'uso spregiudicato delle fakes news. Se ripensiamo alle tragedie vissute durante la dittatura in Cile e Argentina, l'ipotesi di caricare i profughi sugli aerei per rispedirli da dove vengono, ma senza sapere dove andranno, non consente di dormire sonni tranquilli sul futuro dell'umanità. Tutta l'umanità "in un mondo che è plurale", come ricorda Hannah Arendt.

giovedì 21 dicembre 2017

Anno del coraggio al femminile

di Renzo Balmelli

FORZA. È stato l'anno del coraggio declinato al femminile. Nelle tante zone d'ombra di questo 2017 che volge alla fine, la rivolta delle donne contro le molestie di ogni tipo ha rappresentato uno dei rari squarci di luce che rendono meno pessimista il bilancio conclusivo. L'iniziativa del TIME nel proclamarle "persona dell'anno" incornicia in modo ideale la forza di un movimento che vincendo inaudite resistenze è riuscito a spezzare il muro dell'omertà usato per occultare comportamenti intollerabili. Certo, una copertina da sola non basta a cancellare le prevaricazioni, ma ha il merito di proseguire il dibattito e mantenere sotto i riflettori un tema sul quale c'è ancora molto da dire e da scrivere. Pensiamo alla qualità e al genere degli insulti rivolti a Laura Boldrini, insulti indice di uno squallore senza fine, per capire quanto sia incrostata una " cultura" di stampo maschilista sorda a ogni cambiamento in ambito politico e nella sfera della sessualità destinata a essere solo terra di conquista. Ma d'ora in poi le cose non potranno più essere come prima grazie alle armi dell'intelligenza e della creatività messe in campo dal mondo femminile per lottare contro qualunque intimidazione, qualunque ingiustizia esercitata contro chiunque.

PEGNO. Mentre ci accingiamo a liquidare senza troppi rimpianti l'anno vecchio, ci prepariamo ad affrontare quello nuovo interrogandoci sulle grandi sfide che pesano sull'Europa e che ne possono minare la sua lunga e storica ragion d'essere. Tra rigurgiti ultra reazionari e bellicosi , ogni giorno ci troviamo confrontati a problemi vieppiù numerosi e in continuo peggioramento. Ormai l'estrema destra, ovunque si presenti e vinca, non solo è stata sdoganata, ma dall'alto della sua posizione chiede pegni sempre più onerosi per le alleanze richieste in molti Paesi allo scopo di garantirne la governabilità. Veicolate da blogger e social compiacenti, le tinte edulcorate e mistificatorie proprie della propaganda filo-nostalgica finiscono quasi sempre col ricadere sulle spalle dei migranti , soggetti a bieche speculazioni elettorali. Siamo dunque al cospetto di una deriva di cui possiamo già adesso immaginare le ricadute sapendo com'è cominciata, ma non quando finirà, e che presenta analogie assai inquietanti con quanto già successo negli anni venti del secolo scorso.

ILLUSIONI. Coalizione disperatamente cercasi , anche dove meno te l'aspetti. In Germania ad esempio dove la Merkel arranca alla ricerca di partner, ma che sotto l'albero di Natale ha visto impallidire le sue stelle. Oppure nei palazzi romani che prima ancora di votare provano a cucire probabili intese il più delle volte velleitarie in cui calcoli, illusioni e realtà virtuale della politica si mescolano in un puzzle difficile da ricomporre. Ovviamente con tutti i rischi del caso. Se finora Berlino era garanzia di stabilità, da adesso in poi i fari saranno puntati altrove e fino a marzo, in attesa di sapere come si svilupperà la crisi tedesca più lunga degli ultimi anni, toccherà all'Italia e alle sue intrinseche debolezze l'ingrato ruolo di osservata speciale. A pesare sono soprattutto le incognite sul previsto voto di primavera che stando alle previsioni meno incoraggianti invece di chiarire la situazione lascerebbe il Paese senza governo. Comunque sia - e non è un segnale da prendere sul ridere - rivedere l'ex cavaliere sui teleschermi che mostra le vecchie e logore tabelline e in pari tempo è indicato dai suoi come il " futuro" premier, è uno scenario che va oltre ogni immaginazione.

REGINA. In un mondo privo di virtù, un mondo difficile come cantava Tonino Carotone, non mancano gli spazi per ritagliarsi momenti di felicità. Magari brevi, ma gioiosi se vissuti in compagnia assaporando una pizza cucinata a regola d'arte. Una vera pizza col marchio di origine controllata come quella che stata proclamata patrimonio dell'umanità. Deciso dall'Unesco, il riconoscimento va sia al prodotto sia al lavoro del pizzaiolo artefice di un'opera d'arte culinaria sempre imitata e mai uguagliata, frutto di creatività e ingegno. Che poi quella che conquistò la regina Margherita cui è dedicata abbia origine più antiche e sia argomento di confutazione tra gli esperti non fa che sottolineare l'importanza della certificazione. Non c'è di che, un bel finale di partita per l'Italia che ha il più alto numero al mondo di beni da tutelare, ai quali si aggiunge ora la pizza, un prodotto gastronomico di fama universale e al centro nientemeno che di vibranti dispute filologiche sulla sua storia e le sue origini.

lunedì 18 dicembre 2017

Forse non sa di cosa parla quando ne parla

di Renzo Balmelli 

BRANDELLI. Può darsi che oltre Atlantico sia meno nota che in Eu­ro­pa. A maggior ragione leggere La Gerusalemme liberata potrebbe gio­vare agli attuali vertici della Casa Bianca e in primis a Donald Trump che forse non sa di cosa parla quando ne parla. Recuperare la me­moria letteraria sarebbe oltremodo utile per andare a fondo di una re­altà che da millenni si basa su un delicatissimo sistema di equilibri e compromessi. Facendolo saltare si rischia di accendere una miccia dal­le conseguenze incalcolabili. Quando il Tasso compose il suo mirabile poe­ma epico l'America era ancora in fasce, ma oggi che è rimasta l'uni­ca grande potenza ha il dovere di dare prova di saggezza. De­ru­bri­care la città a spavaldo oggetto del desiderio come fosse una prateria del Far West significa saltare di pari passo dalla Gerusalemme liberata alla Gerusalemme conquistata e di conseguenza ridurre a brandelli ciò che resta del dialogo tra israeliani e palestinesi in quei luoghi ricchi di storia e profonde emozioni che sono di tutti noi.

SCHIAFFO. Sulle testate on line e sui blog di destra, di solito così so­lerti a incensare ogni mossa di Trump, la sconfitta in Alabama del can­didato repubblicano al Senato non si è trovata da nessuna parte. O, se c'era, in pochi l'hanno vista, sperduta tra le notizie in breve. E dire che in questo Stato, dove appena un anno fa il Presidente aveva disinte­gra­to Hillary Clinton, il Gran Old Party da vent'anni poteva starsene co­mo­damente nel fortino senza che la sua su­pre­ma­zia venisse mai posta in discussione. Ma nemmeno l'invincibilità più ferrea, quando il trop­po è troppo, poteva bastare a contenere le stralunate esternazioni di Roy Moore, estre­mi­sta filo-razzista, coinvolto in una serie di scandali ses­suali e che faceva campagna a cavallo ma­gnificando l'età dello schia­vi­smo. A rompere la roccaforte repubblicana ha provveduto il de­mo­cra­tico Doug Jones, che oltre a incassare una vittoria clamorosa rende ancora più stri­min­zita la maggioranza repubblicana al Camera alta. Uno schiaffo per Trump, che era sceso in campo personalmente per sostenere il suo candidato; uno schiaffo destinato a lasciare a lasciare il segno a un anno dalle legislative. Un personaggio come Ray Moore in un altro Stato anche solo un pochino meno reazionario dell'Alabama non sarebbe stato neppure presentabile.

DIRITTI. Siamo rimasti impietriti per la tragica fine di Madina, la bim­ba afgana di sei anni travolta e uccisa dal treno mentre camminava sui binari sognando l'Europa. La sua giovane vita è stata spezzata bru­tal­­mente mentre errava da una frontiera all'altra come migliaia di pro­fu­­ghi in cerca di asilo. Per lei la Dichiarazione universale dei diritti del­­l'uomo era solo un pezzo di carta ignorato dai responsabili di tali atro­­cità. L'anno prossimo si celebrerà il 70esimo anniversario della Di­chia­razione, voluta quale risposta agli orrori, le ferite e le rovine della Se­conda guerra mondiale. Di progressi in questo campo ne sono stati fatti, certo, ma l'odissea di Madina testimonia, specie di questi tempi segnati dall'intolleranza verso chi fugge dai conflitti e dalla fame, quan­­ta strada resta ancora da fare prima di debellare le peggiori di­scri­mi­nazioni a danno dei più deboli. Se i valori insiti nella Dichiarazione sono i pilastri fondamentali di una società giusta, difenderli può costare la vita o la privazione delle libertà individuali. Guai, quindi, arrender­si.

INDIETRO. Il difficile comincia adesso. Agli eurofobici incalliti non sembrava vero di recitare il De Profundis dell'UE dopo il primo parziale successo dei negoziati sulla Brexit. Aggiungendovi, tanto per non farsi mancare nulla, il solito benservito alle " zecche rosse" che svendono l'Italia per trenta denari. Ma l'intesa tra Bruxelles e il Regno Unito è soltanto il primo tassello di una ancora lunga marcia negoziale il cui esito alla fine molto dipenderà dagli equilibri politici a Londra. Theresa May torna a casa con la consapevolezza che il divorzio si consumerà nel reciproco rispetto, ma senza la certezza di riuscire a portarlo a buon fine. La sua sopravvivenza a Downing Street deve fare i conti con gli umori dell'opinione pubblica, consapevole che il distacco sarà molto oneroso, e con la possibilità che i laburisti vadano al governo. Tanto che Oltremanica più di qualcuno vorrebbe rimettere indietro le lancette del referendum. Anche quelle della Brexit.

RISORSE. A vederla in televisione con quel viso tirato e gli occhi sempre più grandi e corrucciati, anche i suoi avversari più determinati provano una certo imbarazzo a metterla alle corde. Però, malgrado il dovuto rispetto, non si può fare a meno di analizzare l'operato di Virginia Raggi, che da quando è diventata sindaca di Roma ha fatto e disfatto la sua giunta, ma ha governato e combinato poco. Colei che doveva essere l'alfiere del cambiamento e il simbolo della "rivoluzione grillina" a ragion veduta un anno dopo l'elezione presenta un bilancio molto modesto. D'accordo, cambiare Roma in tempi brevi è impossibile. Ma nella "caput mundi" nulla sembra essere mutato e se la città mantiene ancora intatto il suo fascino agli occhi di milioni di turisti non è certo per il mito appannato della felliniana Dolce vita, ma per il concentrato di storia che vi si respira a ogni angolo. L'inquilina del Campidoglio non è l'unica responsabile del degrado che nell'Urbe ha radici antiche. Ora arriveranno nuove risorse per rilanciare la ripresa, ma resta da vedere se la Raggi sarà ancora alla guida della città anche dopo le elezioni di primavera.

SCANDALO. A guardare bene non è poi così esatto sostenere che l'ex cavaliere, tornato di colpo al centro della scena politica, sia il capostipite di quel fenomeno di costume ormai noto e citato in tutto il mondo col nome di "bunga bunga". Le "cene eleganti" sono sempre esistite ed a ricordarcelo è la scomparsa di Christine Keeler, splendida modella degli anni sessanta, che si trovò coinvolta in una torbida vicenda di tale ampiezza da fare tremare l'occidente. Ora il suo nome dice nulla ai più, ma quando aveva appena 19 anni la sua torrida relazione con John Profumo, allora ministro della guerra, portò alla caduta di un intero governo di Sua Maestà, quello conservatore guidato da Harold Macmillan. E poiché tra le relazioni della ragazza figurava anche un agente del controspionaggio sovietico ne scaturì in piena guerra fredda uno scandalo enorme che metteva a repentaglio la sicurezza nazionale e internazionale secondo i canoni di una spy story in piena regola, consumata tra le lenzuola.

SIMBOLI. Un altro attentato a New York. Nelle mille luci che illuminano l'immensa metropoli natalizia e festante, di colpo si è fatto buio. Come una folata di vento impetuoso il bagliore dell'esplosione ha paralizzato l'affollatissima Times Square, la piazza simbolo della città dove transitano 500 mila pedoni al giorno. La paura per le conseguenze immediate del folle gesto si è dileguata in tempi brevi, una volta capito che non c'erano vittime. Ma l'inquietudine per quel " terrore fai da te" con l'ausilio di una bomba rudimentale rimane comunque presente nei gangli vitali della città che ha conosciuto prove ben più drammatiche, ma che sempre ha reagito senza cedere all'isteria. L'attentatore, sbucato dal nulla, è un lupo solitario che si definisce militante dell'Isis, che forse è stata debellata ma non nelle menti di chi ne è rimasto contagiato: la qualcosa rende lui ed i suoi imitatori ancora più pericolosi e incontrollabili. Ma New York non sarebbe New York se non tenesse i nervi saldi. Nelle avversità la Grande Mela ha le sue ancore di salvezza, i suoi simboli vincenti entrati nell'immaginario collettivo come il famoso bacio del marinaio all'infermiera, proprio a Times Square; un bacio più forte delle calamità per festeggiare la fine della guerra e di un incubo.