lunedì 22 maggio 2017

Briscola col morto

di Renzo Balmelli

 

CROLLO. Di questo passo fra qualche tempo sarà un miracolo se i so­cialisti europei riusciranno a incontrarsi per una briscola col morto. Crollo dopo crollo in Francia, in Germania, in Gran Bretagna e presto forse anche in Italia, dove le prospettive sono tutto fuorché rosee, non si capisce se il Partito Socialista, sia vivo o defunto. Intendendo per so­cia­lismo quello vero, quello genuino e non quella strana cosa che guar­da soltanto al centro anziché a sinistra, disorientando gli elettori e per­dendo le sue peculiarità. Poiché se il verbo di Macron tende a superare la divisione tra destra e sinistra, ciò non significa gettare via il bambino con l'acqua sporca e affossare un patrimonio storico e aspetti oltre modo positivi della grande tradizione politica e culturale di matrice socialista che meritano invece di essere preservati e non rinnegati

 

SGOMENTO. Che il mondo sia nel mirino di bande di Scrooge senza scrupoli dedite alla peggiore prevaricazione fisica e morale dell'uomo sull'uomo non lo scopriamo oggi. Ma che la criminalità organizzata, avvalendosi di vergognose complicità, sia riuscita a lucrare in modo in­de­gno sulle spalle dei migranti non fa che aggiungere orrore all'orrore per la sorte ingrata di chi cerca scampo dalla morte e non di rado fini­sce in fondo al mare. Ad amplificare lo sgomento concorre la scoperta che il turpe commercio avveniva al riparo di sigle “misericordiose” con la benedizione di personaggi “insospettabili” che indossavano indegna­mente l'abito talare. Non stupisce quindi che questa sia solo la punta dell'iceberg di una vicenda ignobile che diversamente dal romanzo di Dickens non conosce la redenzione.

 

RIFONDAZIONE. Senza la presenza di una sinistra ben strutturata e capace di ricominciare un nuovo ciclo, forte è il rischio che la destra reazionaria e lepeniana finisca col diventare la sola alternativa. E non sarebbe un bene per la democrazia. Sull'altro fronte, lo sappiamo, non guardano tanto per il sottile. Lo scampato pericolo in Olanda e Francia non tragga in inganno. Contro i populismi la partita non è finita e la durezza dei negoziati che si va delineando tra Londra e Bruxelles lascia intuire che la Brexit non sarà come una giornata ad Ascot tra dame e cavalieri in ghingheri. Nello scenario prossimo venturo potrebbero es­serci vuoti inquietanti, tentazioni e amnesie capaci di vanificare tante conquiste di cui la sinistra, che ne è stata l'artefice, deve farsi solerte guardiana attraverso un attento lavoro di rifondazione che tenga conto del presente, senza mai perdere di vista però i suoi valori e la sua identità.

 

CAOS. Non è la goccia che fa traboccare il vaso. Non ancora. Ma a Washington i primi a essere nel panico nelle stanze del potere sono i repubblicani, frastornati dalle quotidiane e imprevedibili improv­vi­sazioni del loro Presidente. I mormorii, le perplessità, le preoccu­pa­zioni ormai si odono a distanza. Dall' attacco frontale e vendicativo all' FBI, allo scambio di informazioni top-secret con Mosca all' insaputa dello staff, Trump non si priva di niente. Autorevoli esponenti del suo partito aspettano ogni giorno nuove pagine del caos trumpiano e sollecitano misure urgenti per riportare le cose sotto controllo. Ma l'inquilino della Casa Bianca non se ne cura. Intanto la popolarità del Presidente e' una spirale discendente che non contribuisce certamente a rasserenare il clima internazionale nel momento in cui da qualche parte sul pianeta c'è pure un bamboccione che si trastulla con gli ordigni missilistici e accarezza le bombe nucleari con pugno di ferro e cuore di ghiaccio. Insomma, con l'aria che tira, l'idea di essere in balia di dilettanti allo sbaraglio non è delle più rassicuranti!

 

MACCHIA. Ignoriamo come si declina “Arbeit macht frei” nella lin­gua che si parla in Siria. Ma è quella scritta raggelante posta all'ingres­so dei campi di sterminio nazisti la prima associazione che viene in mente alla notizia che in quel disgraziato Paese sarebbero stati ripri­sti­nati i forni crematori per cancellare le tracce degli oppositori. Voglia­mo usare il condizionale nella speranza che si tratti di un abbaglio e non della ricaduta nella voragine di un crimine efferato quale estrema disumanizzazione di una spietata guerra civile che si consuma non lontano dall'Europa. Stando a varie fonti sembra siano non pochi i “nemici” del regime scomparsi nel nulla, ragion per cui il Vecchio Continente, che di quelle pratiche funeree porta la macchia indelebile, ha ora il dovere morale di mobilitarsi più degli altri. Mobilitarsi nel solco del motto "mai più" onde accertare la verità sui soprusi, le violenze e le atrocità di ogni genere che se fossero confermate farebbero precipitare chi le ha tollerate in un abisso di depravazione.

martedì 16 maggio 2017

Ha prevalso la Francia dell'Illuminismo

di Renzo Balmelli

PROGETTI. Occorre muoversi con cautela sull'onda dell'euforia post-elettorale. Se dopo il netto successo di Macron si inneggia allo scampato pericolo, ciò non significa ancora che per l'UE l'emergenza di stampo neo fascista sia finita. L'inno alla gioia e le bandiere stellate segnano la rivincita dei simboli europei, certo, ma solo di questi fintanto che la svolta non sarà confortata e consolidata da altre, rassicuranti votazioni. Mentre si intrecciano le congetture per riuscire a capire come sarà l'Eliseo del nuovo inquilino, di lui sappiamo con certezza che contende a Napoleone il primato di più giovane “comandante” della Nazione e che con lui ha prevalso la Francia culla dell'Illuminismo. Ma il confronto con la storia ci dice anche che dietro l'angolo può sempre esserci una Waterloo imprevista, capace di vanificare le speranze, i progetti e quindi di non fare nulla, di non riformare nulla. Per Macron il difficile comincia adesso.

TERREMOTO. Nelle urne francesi era in gioco non unicamente la Presidenza, ma il futuro assetto dell'UE di cui Parigi è parte integrante, fondatrice e vitale. Immaginare che un verdetto diverso avrebbe potuto cancellare gli ultimi sessant'anni di pace sancito dai Trattati di Roma era davvero una ipotesi intollerabile. La vittoria di Marine Le Pen a­vrebbe contagiato i populisti di ogni risma e innescato un terremoto a catena addirittura peggiore di quello messo in moto dalla Brexit (e per anglo-sassoni convergenze anche dall'elezione di Trump) con con­seguenze che ancora non sono state messe a fuoco. Colui che ha vinto ha ora enormi responsabilità sia nel provare a placare il malumore che serpeggia in quella parte del Paese, impoverita ed emarginata, che non l'ha sostenuto, sia nel recuperare le lezioni della Storia la quale insegna che lasciando indietro masse di persone arrabbiate di solito il prezzo da pagare è l'avvento di regimi impresentabili.

UN COLPO. Quale governo vedremo dopo il cambio della guardia all'Eliseo si saprà una volta conosciuto l'esito delle legislative di giugno che serviranno a definire gli equilibri usciti dalle presidenziali. Per quello che sarà il primo banco di prova di Macron e che potrebbe rappresentare l'inizio di una nuova era politica, viene da chiedersi se il Partito Socialista riuscirà a farsi sentire oppure se dovrà rassegnarsi a subire un significativo ridimensionamento. Anche altrove, dalla Gran Bretagna dove i conservatori sono in grande spolvero, alla Germania, dove la SP, nonostante l'effetto Schulz, incassa la seconda pensante battuta d'arresto, le prospettive non sono propriamente rosee. Che i partiti tradizionali facciano fatica a proporre le loro ricette non una novità, ma che sull'altro fronte, nonostante la sconfitta, sia il blocco di estrema destra a intercettare il dissenso è un fenomeno che deve preoccupare ben oltre i confini francesi. Insomma, viene da dire, sinistra se ci sei batti un colpo.

DINAMICA. A volte ritornano. O forse non erano mai usciti realmente di scena. Si erano soltanto nascosti dietro le quinte in attesa della prossima chiamata. Tale eventualità si sta verificando in Italia con una dinamica un tantino sospetta proprio quando si cominciano a tratteggiare gli scenari delle elezioni prossime venture. Tra coloro che fino all' altro giorno parevano avversari irriducibili, iniziano scambi di segnali e disponibilità' neppure tanto larvati. Tra Pd, 5 Stelle e l'inossidabile Berlusconi circolano, dopo la riconferma di Renzi, strizzatine d'occhio sulle regole del voto. L'intento è di non regalare il Paese agli incalliti populisti eurofobici, ma la ricerca di una scelta condivisa dovrebbe essere l'occasione per creare governabilità e stabilità e non la solita confusione.

SFIDA. Nel mondo milioni di individui soffrono la fame. Negli Stati Uniti una fetta cospicua della popolazione rischia di trovarsi senza assistenza sanitaria di base in seguito alla cocciutaggine con la quale la Casa Bianca per puro spirito di rivalsa appare determinata a ripudiare la riforma di Obama. Eppure sui giornali, alla televisione, ai congressi proliferano le ricette di cucina e quelle che vantano il fascino e la piacevolezza delle lussuose strutture alberghiere dedite alla cura della salute. Manicaretti, cibo a iosa, massaggi rilassanti, rassodanti, inebrianti fanno da cornice a un universo di privilegiati che i seimila profughi salvati in questi giorni riusciranno a malapena a scorgere da lontano, magari gettando lo sguardo oltre il muro che li divide dal consesso umano. Cibo, malnutrizione, migrazioni, pandemie sono fenomeni strettamente connessi e rappresentano la sfida più importante tra i grandi temi globali da vincere senza indugi. Fa specie che a prevalere sia l'esatto opposto.

GAFFE. Come nella pubblicità di una marca di orologi, alla popolazione britannica si può toccare tutto, ma non la famiglia reale. All'occorrenza saprà resistere anche ai contraccolpi della Brexit, ma delle storie che da tempo immemore circondano la vita di Buckingham Palace non può fare a meno. Il tè delle cinque, i pasticcini dolci e salati e le vicende delle loro maestà sono componenti della quotidianità che ora trovano nuovo e chiacchierato alimento nell' annuncio che il principe Filippo a 96 anni dopo un'esistenza trascorsa all'ombra della Regina, si ritira con imperturbabile aplomb dalla vita pubblica in piena campagna elettorale, proprio quando i reali evitano di fare parlare di se. Che sia questa l'ultima trovata del principe celebre per le sue gaffe politicamente scorrette ma che a quanto pare sembrava divertito a mettere in imbarazzo gli interlocutori è un motivo in più per tenere al caldo il piacere inesausto dei pettegolezzi.

SCANDALO. Deturpata dai rifiuti e dal degrado ambientale, Roma non è mai stata così irriconoscibile. Se quelle viste nelle ultime ore sono le immagini terribili della città che hanno fatto il giro del mondo – e purtroppo lo sono senza trucchi e senza inganno – nessuno può proclamarsi innocente. Né chi c' era prima e non ha fatto ciò che andava fatto per ovviare a guasti di tale dimensione, né chi c'è adesso e anziché reagire si arrampica sugli specchi per difendere l'indifendibile. E nessuno, sia nell'urbe che nella regione, è mai stato né prima né ora al suo posto, all' altezza del proprio mandato di amministratore se invece di porre fine allo scempio ci si ostina in sterili baruffe per il rimpallo delle responsabilità. Lo scandalo lambisce pure il governo che non può permettersi di avere come capitale una città lordata dal pattume e dai cassonetti maleodoranti che ammorbano l'aria. Roma è la caput mundi dell'arte, della storia e di uno straordinario patrimonio archeologico che richiamano milioni di turisti e che oggi assiste impotente al suo lento naufragio. Dovrebbero vergognarsi tutti coloro che la stanno mandando in rovina a causa di colpevoli inadempienze, condannandola alla stessa sorte che segnò il declino dell'impero romano, minato dall'ozio e dai giochi di potere. Roma tanto bella e tanto sporca sta vivendo l'ennesima tragedia della sua sublime e tormentata eternità.

martedì 9 maggio 2017

A quando una sinistra all'altezza delle aspettative?

di Renzo Balmelli 

CIRCOSTANZE. Che piccolo capolavoro quel "vengo dopo il Pd" cesellato da un arguto titolista per inquadrare con garbata ironia la conclusione delle primarie e delle loro ricadute sul governo. In esso, sulla falsariga del "vengo dopo il Tg" di Renzo Arbore, a suo tempo specchio di un Paese che cercava e tuttora cerca risposte, si conden­sa­no i patemi d'animo dei votanti. Ad ogni passaggio le primarie via via si sono trasformate nel Pd di Renzi, in quello di Orlando, di Emiliano, nel Pd delle presunte rivincite, del mal di pancia, del Nazareno bis e infine del Pd che appunto verrà dopo. Ma come? Molto dipende da come il carro del vincitore riuscirà a reggere ai non improbabili sobbalzi dell'ultima ora di chi vuole salire e chi vuole scendere a seconda delle circostanze. Auspicabile sarebbe un programma di sinistra all'altezza delle aspettative. Sinistra di fatto, non solo di parole!

ERETICO. Ha sfidato le regole del viver sano e quelle non meno impervie di comunista eretico arrivando alla bella età di 86 anni. Era quasi impossibile incontrare Valentino Parlato, scomparso l'altro ieri, senza una delle sue ottanta sigarette giornaliere. Non meno impenitente è stata la sua difficoltà' a convivere con l'ortodossia ufficiale che lo portò' a dare vita alla " rivoluzione non russa" confluita nel Manifesto e in seguito alla quale venne radiato dal Pci. Straordinaria figura di intellettuale, ha dato alla cultura un contributo di grande spessore grazie anche un "parterre de roi" comprendente Rossana Rossanda, Pintor, Natoli, Luciana Castellina. Una scuola di pensiero che fra le tante cose verrà ricordata per il titolo "Praga è sola" all' indomani dell'invasione sovietica che sancì la rottura definitiva con Mosca. Memore di tante battaglie se n'è andato con un velo di malinconia per come vanno le cose nella sinistra.

INSIDIE. Pensare che i raid dell'ultra destra come quello di Milano in occasione del 25 aprile siano soltanto un rigurgito di sentimenti nostalgici potrebbe essere fuorviante. Per valutare le insidie che si celano dietro siffatte provocazione occorre indagare sui collegamenti delle destre europee a volte ambigue in questi giorni nei confronti delle iniziative neofasciste. Basta leggere d' altronde gli insulti rivolti a Laura Boldrini dopo la sua esplicita condanna dell'adunata milanese, per vedere con quanta facilità si possono irridere e aggirare le disposizioni dello Stato e calpestare i valori della Resistenza. Sul brutto passato che ritorna ci sono forze che speculano alla grande sguazzando tra le pieghe di una politica sempre più' rissosa, incartata e disattenta.

SFIDA. In Italia "finire a tarallucci e vino" è' un modo di dire entrato nel linguaggio comune per indicare la conclusione pacifica di una ver­tenza. Talvolta può avere un significato negativo. In Francia alla vigilia del cruciale ballottaggio di domenica i soliti buontemponi attivi su Fa­cebook hanno lanciato invece la sfida tra i maccheroni di Macron e le penne di Marine Le Pen. Diventato subito virale, l'italico acco­stamento gastronomico tra le specialità importate a corte da Caterina de Medici, ha dato una nota "gustosa" alla sfida a volte velenosa per l'Eliseo repubblicano. Sfida già decisa secondo i sondaggi, che si stanno prendendo la loro rivincita, ma da seguire con la massima attenzione per l'importanza della posta in palio che riguarda tutti noi. La partita che si apre a Parigi e in Europa ovviamente non può' finire a tarallucci e vino con chi frequenta relazioni pericolose, nella convinzione che "ieri", uno "ieri" pieno di anni bui, significhi "domani".

PRESAGI. A volte ritornano. E visti i tempi che corrono non è un ma­le. Anzi. Mentre Trump doppia il capo dei primi cento giorni iniziati malamente e proseguiti tra confusione e nervosismi, la voce di Obama torna a farsi sentire nella desolazione politica di Washington. Più che un vero e proprio come back sulla scena pubblica, è piuttosto una boc­cata d'aria fresca condita da battute, tipo: "Che cosa è successo mentre ero via?". La sua riapparizione potrebbe essere l'inizio di una nuova car­riera in veste di maître a penser della prossima generazione del Par­tito democratico, capace di opporre una alternativa credibile alla marea montante del populismo in tutte le salse. Se ne avverte l'esigen­za, negli Stati Uniti come in Europa e nel mondo, dove sotto la spinta di una ide­ologia irridente ed estrema soffiano venti carichi di brutti presagi.

martedì 2 maggio 2017

Più facile a dirsi che a fare

di Renzo Balmelli

 

SIPARIO. Come una gran dama un po' stanca dei tanti ruoli interpretati sulle scene della Comedie francaise la “gauche” si accomiata dai suoi elettori, ma non dalla storia, in attesa di tempi migliori. Esclusa dal ballottaggio per cedere il passo a volti nuovi e proposte inedite (ma lo saranno davvero?), rattrista vedere una delle figure più' significative della République sparire dietro le quinte mentre si abbassa il sipario su un periodo segnato dalla confusione e dall'incertezza. Immaginare la Francia senza la sinistra che abbiamo amato e che tanto ha dato al Paese in termini di uomini e d'idee, fa male al cuore. Le ragioni della “disfatta” morale sono molteplici e ora spetterà agli eredi di una grande tradizione culturale oltre che politica il compito non facile di ritrovare lo slancio perduto riportandosi all'insegnamento di Mitterrand, il federatore per eccellenza che tanto è mancato ai socialisti. Più facile a dirsi che a fare.

 

INCOGNITE. Emanuel Macron è in testa, ma non ha ancora vinto. Marine Le Pen è seconda, ma non ha ancora perso. L'astro nascente dietro il quale si intravvedono i contorni di una nuova Francia e di una nuova Europa, è “En Marche” verso l' Eliseo, come suggerisce il nome del suo movimento trasversale cresciuto dal nulla, e non dovrebbe sudare le proverbiali sette camicie per superare l' ultimo gradino, che in francese si dice appunto “marche”. Ma le sorprese, anzi i disastri irreparabili dell'ultima ora non sono da escludere, tanto più che dietro la capofila dell'estrema destra xenofoba ed eurofobica si agita una marea indistinta che della Le Pen condivide le visioni esasperate della società ed è pronta a vendere cara la pelle, magari a costo di alleanze contro natura. Anche perché presto bisognerà fare i conti con le legislative che si preannunciano cariche di incognite

 

FRONTE. "L' Europa ha tirato un sospiro di sollievo", si poteva leggere nei commenti apparsi dopo il primo turno delle presidenziali francesi. Ma fino a quando? Se Parigi può avvalersi del Fronte Repub­blicano, la creatura tutta francese che si ricompatta quando incombono le minacce eversive, ciò non significa che altrove tali pericoli siano scomparsi. Al solo pensiero che in Germania l'ultra destra di Frau Petry riesca a esprimere un dirigenza addirittura più radicale dell'originale, si capisce che occorre stare in guardia e non abbassare le difese. Gli applausi venuti anche dall'Italia per incoraggiare Madame Le Pen sono un indizio che deve fare riflettere in vista delle prossime, delicate scadenze elettorali che avranno quale Leitmotv lo scontro drammatico tra “sovranismo” e la scuola del pensiero europeo ed europeista tramandata dai padri fondatori, sulla quale già' incombe, come un monolitico macigno, l'azzardo della Brexit.

 

BOMBA. "C' ero prima io. No io!" Se non fosse preoccupante, sarebbe tutta da ridere l'infantile corsa ingaggiata da Trump e Putin per essere i primi a salire sul carro di Erdogan, vincitore seppure per un soffio del referendum costituzionale. Queste schermaglie diplomatiche a suon di comunicati la dicono lunga sugli schiacciasassi che pretendono di tenere in mano le sorti del mondo senza curarsi delle ricadute per tutta l'umanità. Uno scaglia la madre di tutte le bombe, l'altro insegue mire imperialiste, il terzo punta a vincere un nuovo referendum sulla pena di morte che dovrebbe essergli più favorevole. Viviamo un'epoca in cui fantocci di ogni risma si trastullano come se niente fosse con gli ordigni nucleari e in cui narcisismo, notizie false e inquietanti travisamenti della realtà stanno erodendo i pilastri sui quali è stata costruita la democrazia, col rischio di lasciarsi alle spalle cumuli di macerie. Ma per i signori del potere sembrano essere solo dettagli trascurabili della storia.

 

ABBANDONO. Ci risiamo. Nonostante le esternazioni del leader leghista che si ostina ad accreditarsi nelle vesti di salvatore della Patria e di nemico dell'Europa, Italia perde pezzi e “regala” parte delle sue forze migliori alle nazioni del Nord che sono ben liete di accoglierle. Per quanto non nuovo, il fenomeno migratorio dal Sud sta conoscendo una nuova impennata che non è soltanto il frutto di una libera scelta, ma anche della difficoltà di trovare sbocchi professionali a casa pro propria. A colpire è il fatto che la nuova emigrazione sia composta in gran parte di laureati molto apprezzati e preparati, per i quali lo Stato ha investito miliardi nella formazione. Non di rado l'abbandono coincide con una scelta di vita definitiva, a una fuga di cervelli che priva il Paese d'origine di accademici che ora investono il loro sapere altrove. Ma per lo meno grazie alla libera circolazione le risorse non vanno sprecate.

martedì 18 aprile 2017

Epoca di dissolte e convulse certezze

di Renzo Balmelli

NOTTE. In tempi calamitosi come questi, uno Snoopy dei nostri giorni, come al suo solito inchiodato davanti all'incipt più famoso nella storia dei fumetti, direbbe che ci attende una lunga notte buia e tempestosa. A bloccarlo tuttavia questa volta non sarebbe l'ansia della pagina bianca, bensì l'incubo di non riuscire, lui come tutti noi, a immaginare cosa potrebbero riservarci i futuri assetti geo politici in mano a leader poco rassicuranti quali dimostrano di essere Trump, Assad e Putin che se ne contendono la spartizione quasi fossero gli unici a bordo. Mondo bipolare, tripolare o multipolare, il disordine internazionale non è una novità. Soltanto che, rispetto ad altre situazioni, la differenza è che oggi sono in circolazione qualcosa come ventimila testate nucleari in grado di sprofondarci non solo in una lunga notte buia e tempestosa, ma infinita, quale ultimo capitolo di un'epoca di dissolte e convulse certezze.

RUGGITI. Molti si chiedono se il bellicoso balletto inscenato dalle grandi potenze con la complicità di comprimari di seconda fila, ma non per questo meno insidiosi, sia soltanto una esibizione muscolare op­pu­re il preludio a scontri di ben altra natura. Un po' come accade con i ma­schi del branco che per delimitare il territorio prima di attaccare emettono ruggiti spaventosi. In questo contesto il caso più emble­ma­tico, dopo il dramma siriano, è rappresentato dalla partita a scacchi che si sta giocando nel Pacifico tra Washington e Pyongyang. Vi è da spe­rare che quello di Trump sia solo un bluff seppure ad altissimo rischio. Basterebbe infatti un banale incidente per offrire pretesti a iosa al par­tito della guerra che nella Corea del Nord surriscalda gli animi e al­l'in­terno dell'amministrazione americana sta riportando indietro le lancette della storia. Come la prima degli anni cinquanta, una seconda guerra di Corea nell'era atomica avrebbe conseguenze devastanti tanto da poter affermare che, se non si corre ai ripari, da diversi decenni la pace nel mondo non è mai stata così a rischio.

SPERANZA. Come nel pentolone in cui ribollono tutti gli intrugli del­la strega cattiva, la drammatica cronaca degli ultimi eventi, tra mano­vre navali, minacce di ogni tipo, bombardamenti, armi chimiche, at­ten­ta­ti, evidenzia come il mondo stia correndo sul filo del rasoio. In que­sto inquietante, cacofonico, stridente concerto che il Papa ha definito la “terza guerra mondiale a pezzi” si fatica a però a sentire la voce del­l'Eu­ropa che da l'impressione di stare a guardare, incapace persino di par­lare. Eppure sarebbe compito proprio del Vecchio Continente, da secoli modello di civiltà, cogliere l'attimo per lanciare un forte mes­sag­gio ai regimi che mettono a repentaglio l'incolumità della gente. Già sessant'anni fa l'Europa compiva un passo decisivo per non più farsi la guerra. La valenza morale di un simile passo sarebbe fondamentale per mostrare all' umanità che esiste ancora l'altro volto della speranza, per il quale vale la pena resistere e lottare con le armi della ragione.

OBBIETTIVI. Se la diplomazia europea dà l'impressione di muoversi in ordine sparso proprio come in questi giorni in cui tira vento di burrasca, qualche ragione ci sarà. Anzi, più di una. Disincanto, scarsa fiducia reciproca, legami sempre più sfilacciati con l'eredità dei padri fondatori formano un reticolo pregiudiziale teso a indebolire se non addirittura cancellare i così detti "acquis comunitari", ossia l'insieme dei doveri, dei diritti e degli obbiettivi che accomunano i Paesi membri dell'UE. La Brexit ispirata dalla formula nota come “cherry pickers”, ossia prendere solo ciò che ci aggrada, ne è un classico esempio negativo. L'altra minaccia, più insidiosa, è rappresentata dall'azione corrosiva degli schieramenti eurofobici e xenofobi capaci di provocare disastri immani se dovesse andare persa la scommessa di ripensare l'Europa.

MONITO. Laddove proliferano le destre ultra nazionaliste bisogna sempre aspettarsi qualcosa di più e di peggio quando si va a rovistare con mano pesante nel passato che non passa. E sono guai. La foga con la quale Marine Le Pen, candidata all'Eliseo ben messa nei sondaggi, ha cercato di assolvere la Francia sul rastrellamento e la deportazione degli Ebrei ha avuto l'effetto di un pugno allo stomaco che potrebbe costarle caro. Come dimenticare infatti che al parigino Velodromo d'inverno venne scritta una delle pagine più vergognose del pur vergognoso regime di Vichy. Il tentativo rozzo e strumentale di riscrivere la storia dimostra tuttavia quali frutti bacati possa dare il revisionismo. A trent'anni dalla morte di Primo Levi, testimone degli orrori nel lager nazista e per tutta la vita in lotta contro l'oblio, è più che mai attuale il suo monito rivolto a chi pensa di avere chiuso i conti con il male assoluto. "E avvenuto – ha scritto l'autore torinese – quindi può accadere di nuovo". Meditate gente, meditate!

INGIUSTIZIA. Non sono le prime e purtroppo non saranno neppure le ultime. Col cuore in tumulto ci ribelliamo davanti alle immagini della terribile siccità che devasta la Somalia e minaccia l'esistenza di migliaia di persone in uno dei paesi africani più poveri al mondo. Per vincere lo scoramento e il senso di impotenza di fronte a certe situazioni incancrenite, non potendo fare altro ci affidiamo all'obolo caritatevole nella speranza di lenire almeno le sofferenze più acute e di contribuire a salvare una vita. Ma quanto accade in questa regione, depredata senza scrupoli, è il risultato di sciagurate politiche che hanno lasciato in eredità carestie, terrorismo e instabilità politiche difficilissime da rimuovere, così come non si è ancora riusciti a debellare la fame endemica che colpisce 800 milioni di persone, private dei necessari mezzi di sussistenza per condurre una vita sana e attiva. Pensando ai miliardi sperperati nella folle corsa agli armamenti cresce la rabbia all'idea di quanto cose si potrebbero fare per dare sollievo alle popolazioni denutrite anche solo con un paio di missili in meno.

DANNO. Non appena si è diffusa la notizia che la vicenda in cui è stato coinvolto il padre di Renzi potrebbe essere la conseguenza di una bufala giudiziaria, è iniziata sui giornali e nei salotti televisivi una gara piuttosto singolare per stabilire chi ha più diritto degli altri all'indennizzo per i torti subiti. Per Berlusconi che si ritiene perseguitato dalle toghe rosse, i suoi chiedono l'immediato risarcimento morale e la pubblica riabilitazione di fronte alla nazione. Sull'altro fronte si stigmatizza l'uso spregiudicato della giustizia – uguale per tutti ma per taluni un po' più uguale – in modo da colpire il padre per pugnalare il figlio. Stranamente tuttavia nessuno, occupato in primis tutelare il proprio orticello, riflette sul danno d'immagine che tutto ciò, tra falsi e insinuazioni, causa ai sentimenti del cittadino probo e onesto a sua volta travolto dalla bufera piombata sulle istituzioni nelle quali avere fiducia, ma ora messe a mal partito.

SPUNTO. Galeotta fu la canotta. Sarebbe risultata gradita a Totò l'esibizione del candidato alla segreteria de Pd che si è presentato con l'indumento già collaudato da altri, noti esponenti politici per apparire “umano” e non ingessato nel solito abito di circostanza. Al principe della risata, di cui ricorre il cinquantenario della morte, la scelta di Michele Emiliano in ospedale per la rottura di un tendine, avrebbe suggerito svariate analogie con il suo mitico "vota Antonio, vota Antonio", uno dei personaggi indimenticabili e così ricchi di umanità usciti dalla fantasia e dall'inventiva del grande, grandissimo artista. Pezzo forte di Antonio de Curtis, primo nome di una chilometrica biografia, è stata appunto la capacità di saper cogliere gli aspetti minuti, divertenti, ma anche tristi e dolorosi dell'esistenza che fanno di lui uno dei maggiori interpreti italiani del Novecento. Di sicuro quindi non gli sarebbe sfuggito lo spunto ammiccante della canotta grazie alle sue qualità, uniche nel loro genere, ancora oggi tanto amate dal pubblico.