venerdì 15 settembre 2017

Marcia su Roma 2.0 - Il grottesco e il ridicolo

di Renzo Balmelli

 OLTRAGGIO. Con largo anticipo sui tempi, nel romanzo “La ragazza di Bube” Carlo Cassola paventava la rinascita del fascismo sotto le mentite spoglie dell'Uomo qualunque. Mentre i segni della guerra erano ancora ferite aperte, il protagonista esortava i compagni di lotta a “tenere gli occhi addosso” a chi meditava tremende rivincite. Quasi settant'anni dopo i qualunquisti hanno cambiato nome, ma comunque si chiamino, populisti, sovranisti suprematisti, o più semplicemente xenofobi, sono sempre una mina vagante carica di minacce. Ora, ricadendo nel grottesco, preannunciano addirittura una nuova Marcia su Roma per il 28 ottobre, giorno rievocativo dell'oceanica adunata del 1922, che suona come un violento oltraggio alla Storia ed ai valori democratici nati dalla Resistenza. Difficile dire che seguito avranno e quali reazioni incontreranno nel Paese, ma nel loro modo di agire, come la storia insegna, il “pericolo” e il “ridicolo” costituiscono una mescolanza insidiosa, tipicamente “nera”.

 SFIDA. S'ode a destra uno squillo di tromba. Ma è un suono gracchiante, cacofonico. Ignorarlo sarebbe tuttavia come spianare la strada alle teste calde e la loro fissazione sul passato che si ostina a non passare. Agire prima che sia troppo tardi è il filo conduttore delle numerose iniziative messe in campo per contrastare l'allarmante fenomeno. Se ne parlerà anche alla conferenza “ Il fascismo ieri e oggi” proposta dal Comitato XXV Aprile di Zurigo, a conferma di come l'argomento sia sentito e fonte di preoccupazione. Nel solco delle elezioni tedesche l'autunno sarà un importante banco di prova per capire quanto l'Unione Europea sia attrezzata per fronteggiare il fanatismo revanscista che in Germania si presenta con forti connotazioni estremiste. La sfida che viene dagli ambienti ultra nazionalisti é di quelle che non è esagerato definire epocali nel momento in cui a dettare l'agenda politica del futuro in un senso o nell'altro sarà appunto la mobilitazione e la capacità condivisa di respingere senza indugi tutto quanto mette a repentaglio la libertà e la convivenza civile.

 CALVARIO. Potrebbe essere il titolo di un racconto dell'orrore. Invece c'è ben poco di romanzesco sul calvario dei migranti minorenni di cui parla il documentato rapporto dell'UNICEF intitolato “Viaggi strazianti”. Poiché di strazio e di null'altro è fatta la sorte di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi lasciati alla mercé di trafficanti senza scrupoli che per ogni traversata, oltre a incassare dai mille a 5 mila euro a testa, espongono i derelitti del mare a sevizie indicibili, obbligandoli a viaggiare chiusi a chiave per evitare che possano fuggire. Arrivati a destinazione indebitati e privi di mezzi, questi schiavi della follia umana non di rado si trovano confrontati alla dura realtà di un clima sempre più ostile, in cui predomina, oltre alla logica dello scarica barile tra nazione e nazione, la difficoltà di concepire una gestione comune dell'accoglienza, spesso al centro di rivoltanti speculazioni elettorali.

 STUPRO. Che tristezza assistere alla squallida sceneggiata di chi tenta di incassare consensi dopo l'ondata di stupri commessi dal branco inferocito venuto da ogni parte, ma anche da coloro che per la loro funzione dovrebbero osservare un comportamento irreprensibile. La suddivisione in razze e nazionalità per condannare con varie sfumature un delitto infame contro la dignità delle donne, un crimine che per la sua ferocia non consente nessun cedimento, rivela una mentalità meschina e non fa che aggiungere orrore all'orrore. Lo stupro non ha colore e chi ne è vittima non di rado oltre alla bestiale prevaricazione fisica e morale si trova anche a dover subire le beffe del vile attacco all'integrità femminile. In quest'ottica ha sollevato enorme scalpore l'intenzione della Casa Bianca di rivedere le leggi sullo stupro e le violenze sessuali nelle università. Con questa incredibile mossa cade un altro tassello del lavoro di Barack Obama che aveva emesso la direttiva per rispondere con maggiore efficacia all'impatto della devastazione. Ed è proprio in questi gesti, crudeli e senza cuore, che si misura l'abissale differenza tra l'attuale Presidente e il suo predecessore. Con conseguenze destinate a lasciare il segno.

 ICONA. Quarto stato e Quarto capitalismo sono concetti tanto antitetici quanto difficilmente conciliabili ai giorni nostri. Se il famoso quadro di Pelizza de Volpedo ancora oggi agli occhi dei visitatori rimane il quadro simbolo del ventesimo secolo e icona forte e inesorabile dei lavoratori, sull'altro fronte mal si capisce dove vada a parare questa nuova versione piuttosto confusa del capitalismo nel contesto di un sistema produttivo che solleva parecchie perplessità. L'opera dell'artista è una allegoria delle battaglie politiche e sociali per l'affermazione e l'ascesa del movimento operaio nella vita delle nazioni. La sua forza evocativa è più che mai attuale mentre il mondo del lavoro, a dispetto dei vaghi proclami insiti nel Quarto capitalismo, pare incapace di garantire il pieno impiego e creare condizioni adatte per riassorbire la disoccupazione. Di tutti gli “ismi” il capitalismo con le sue camaleontiche manifestazioni è stato il solo ad avere attraversato gli tsunami della storia senza perdere i suoi privilegi. Gli si contrappone, per fortuna dell'umanità, l'immagine della folla di uomini e donne che insieme marciano per i propri diritti: un messaggio di speranza che il dipinto di Pelizza de Volpedo fissa per sempre nel cuore e nell'animo del popolo, oggi come ieri.

Marcia su Roma 2.0 - Il grottesco e il ridicolo

di Renzo Balmelli

 OLTRAGGIO. Con largo anticipo sui tempi, nel romanzo “La ragazza di Bube” Carlo Cassola paventava la rinascita del fascismo sotto le mentite spoglie dell'Uomo qualunque. Mentre i segni della guerra erano ancora ferite aperte, il protagonista esortava i compagni di lotta a “tenere gli occhi addosso” a chi meditava tremende rivincite. Quasi settant'anni dopo i qualunquisti hanno cambiato nome, ma comunque si chiamino, populisti, sovranisti suprematisti, o più semplicemente xenofobi, sono sempre una mina vagante carica di minacce. Ora, ricadendo nel grottesco, preannunciano addirittura una nuova Marcia su Roma per il 28 ottobre, giorno rievocativo dell'oceanica adunata del 1922, che suona come un violento oltraggio alla Storia ed ai valori democratici nati dalla Resistenza. Difficile dire che seguito avranno e quali reazioni incontreranno nel Paese, ma nel loro modo di agire, come la storia insegna, il “pericolo” e il “ridicolo” costituiscono una mescolanza insidiosa, tipicamente “nera”.

 SFIDA. S'ode a destra uno squillo di tromba. Ma è un suono gracchiante, cacofonico. Ignorarlo sarebbe tuttavia come spianare la strada alle teste calde e la loro fissazione sul passato che si ostina a non passare. Agire prima che sia troppo tardi è il filo conduttore delle numerose iniziative messe in campo per contrastare l'allarmante fenomeno. Se ne parlerà anche alla conferenza “ Il fascismo ieri e oggi” proposta dal Comitato XXV Aprile di Zurigo, a conferma di come l'argomento sia sentito e fonte di preoccupazione. Nel solco delle elezioni tedesche l'autunno sarà un importante banco di prova per capire quanto l'Unione Europea sia attrezzata per fronteggiare il fanatismo revanscista che in Germania si presenta con forti connotazioni estremiste. La sfida che viene dagli ambienti ultra nazionalisti é di quelle che non è esagerato definire epocali nel momento in cui a dettare l'agenda politica del futuro in un senso o nell'altro sarà appunto la mobilitazione e la capacità condivisa di respingere senza indugi tutto quanto mette a repentaglio la libertà e la convivenza civile.

 CALVARIO. Potrebbe essere il titolo di un racconto dell'orrore. Invece c'è ben poco di romanzesco sul calvario dei migranti minorenni di cui parla il documentato rapporto dell'UNICEF intitolato “Viaggi strazianti”. Poiché di strazio e di null'altro è fatta la sorte di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi lasciati alla mercé di trafficanti senza scrupoli che per ogni traversata, oltre a incassare dai mille a 5 mila euro a testa, espongono i derelitti del mare a sevizie indicibili, obbligandoli a viaggiare chiusi a chiave per evitare che possano fuggire. Arrivati a destinazione indebitati e privi di mezzi, questi schiavi della follia umana non di rado si trovano confrontati alla dura realtà di un clima sempre più ostile, in cui predomina, oltre alla logica dello scarica barile tra nazione e nazione, la difficoltà di concepire una gestione comune dell'accoglienza, spesso al centro di rivoltanti speculazioni elettorali.

 STUPRO. Che tristezza assistere alla squallida sceneggiata di chi tenta di incassare consensi dopo l'ondata di stupri commessi dal branco inferocito venuto da ogni parte, ma anche da coloro che per la loro funzione dovrebbero osservare un comportamento irreprensibile. La suddivisione in razze e nazionalità per condannare con varie sfumature un delitto infame contro la dignità delle donne, un crimine che per la sua ferocia non consente nessun cedimento, rivela una mentalità meschina e non fa che aggiungere orrore all'orrore. Lo stupro non ha colore e chi ne è vittima non di rado oltre alla bestiale prevaricazione fisica e morale si trova anche a dover subire le beffe del vile attacco all'integrità femminile. In quest'ottica ha sollevato enorme scalpore l'intenzione della Casa Bianca di rivedere le leggi sullo stupro e le violenze sessuali nelle università. Con questa incredibile mossa cade un altro tassello del lavoro di Barack Obama che aveva emesso la direttiva per rispondere con maggiore efficacia all'impatto della devastazione. Ed è proprio in questi gesti, crudeli e senza cuore, che si misura l'abissale differenza tra l'attuale Presidente e il suo predecessore. Con conseguenze destinate a lasciare il segno.

 ICONA. Quarto stato e Quarto capitalismo sono concetti tanto antitetici quanto difficilmente conciliabili ai giorni nostri. Se il famoso quadro di Pelizza de Volpedo ancora oggi agli occhi dei visitatori rimane il quadro simbolo del ventesimo secolo e icona forte e inesorabile dei lavoratori, sull'altro fronte mal si capisce dove vada a parare questa nuova versione piuttosto confusa del capitalismo nel contesto di un sistema produttivo che solleva parecchie perplessità. L'opera dell'artista è una allegoria delle battaglie politiche e sociali per l'affermazione e l'ascesa del movimento operaio nella vita delle nazioni. La sua forza evocativa è più che mai attuale mentre il mondo del lavoro, a dispetto dei vaghi proclami insiti nel Quarto capitalismo, pare incapace di garantire il pieno impiego e creare condizioni adatte per riassorbire la disoccupazione. Di tutti gli “ismi” il capitalismo con le sue camaleontiche manifestazioni è stato il solo ad avere attraversato gli tsunami della storia senza perdere i suoi privilegi. Gli si contrappone, per fortuna dell'umanità, l'immagine della folla di uomini e donne che insieme marciano per i propri diritti: un messaggio di speranza che il dipinto di Pelizza de Volpedo fissa per sempre nel cuore e nell'animo del popolo, oggi come ieri.

giovedì 14 settembre 2017

Giocattoli alla dottor Stranamore

di Renzo Balmelli  

 

CATASTROFE. Se ha ancora un senso il vecchio adagio secondo il quale la guerra è troppo seria per essere lasciata ai generali, sarà cosa buona e giusta che gli strateghi americani e nord coreani vengano posti senza indugi in condizioni di non nuocere. Poiché, se è vero che se chi li comanda, Trump a Washington e Kim Jong-un a Pyongyang, sembrano finti, oltre che ridicoli nella loro buffonesca prosopopea, tali non sono invece i giocattoli alla dottor Stranamore coi quali si trastullano sul palcoscenico mondiale. Basterebbe che uno solo di quegli ordigni sfugga al loro controllo, ammesso e non concesso che codesto controllo siano in grado di esercitarlo, ed ecco che il globo andrebbe incontro a una catastrofe incommensurabile. Su come si sia giunti a questo punto nemmeno i migliori analisti sono finora riusciti a dare una risposta univoca. Negli scaffali traboccano i testi sulle oscillazioni del pendolo che scandisce le sorti dell'umanità e che già in passato diede origini a crisi e conflitti gravissimi. Ora però la minaccia si è fatta ancora più acuta. Gli ordigni nucleari sono finiti nelle mani di chi ha imparato a non preoccuparsi e ad amare la bomba senza che nessuno sia riuscito a impedirlo. L'accesso alle armi atomiche – che, sia detto per inciso, onde evitare pericoli andrebbero tutti eliminati e distrutti – è di una facilità irrisoria. Che se ne occupino solo pochi malintenzionati e che il numero degli arsenali tenda ad aumentare non consente di dormire sonni tranquilli.

 

SCATOLONE. Ciò che era drammatico prima della pausa estiva, lo è rimasto mentre stavamo in panciolle sotto l'ombrellone. La quotidiana tragedia dei migranti è proseguita senza soste e chi ci specula in modo osceno per seminare paura e raccattare voti a buon mercato non ha perso una sola occasione per lucrare anche sui morti. Senza fare distinzioni, ma buttando tutti nello stesso calderone, nello sgangherato linguaggio della destra xenofoba, chi sfugge dai regimi liberticidi in cerca di un angolo di tranquillità per sé e i suoi cari, non viene più considerato un profugo, ma uno scansafatiche, un approfittatore, un criminale, uno stupratore. Nel mesto corteo dei barconi della speranza che galleggiano sul caos, ormai si è perso qualsiasi reale controllo della situazione. In quello scatolone di sabbia, come Gaetano Salvemini definiva la Libia, la propensione sempre in auge a disgregarsi piuttosto che a unirsi evidenzia una condizione geo politica che vanifica qualsiasi progetto. In questo contesto lacerato e privo di speranze il prezzo in vite umane altissimo. Parafrasando Max Frisch si potrebbe dire che i i moderni schiavisti aspettavano braccia a buon mercato e invece sono arrivati esseri umani. Tanto peggio per loro se affondano nella nostra disumanità? 

 

INCOGNITE. Dove conduca la Brexit alla fine del suo strano e per tanti versi incomprensibile distacco dall'Unione Europea è il tor­men­tone che verosimilmente finirà con l'accompagnarci per molto tempo ancora e che aspetta di essere verificato, se non risolto, in conco­mi­tanza con le prossime scadenze elettorali. Quelle tedesche, ormai in dirittura d'arrivo, diranno indipendentemente dall'esito delle urne, se il modello britannico avrà degli imitatori, tra l'altro particolarmente attivi in certe frange della politica italiana, oppure se continuerà a prevalere la consapevolezza, mentre il mondo cambia e avanza, che aprirsi è il solo modo per tenere in vita questo nostro Vecchio Continente. Troppe volte infatti la storia ci ha insegnato che quando l'Europa si è fatta travolgere dal nazionalismo sfrenato è andata incontro a lunghi periodi di lacrime e sangue. Tra le tante sfide da raccogliere uniti spicca la multiforme strategia del terrorismo di matrice jihadista. L'Isis può perdere la partita sul campo, ma la sua ideologia resiste. Sarebbe una pericolosa illusione pensare che una sconfitta militare del califfato possa costituire la sua fine. Affrontare questa prova in ordine sparso significa nient'altro che andare incontro a un futuro carico di incognite. 

 

NOSTALGICI. Tra pulsioni sovraniste, stabilimenti balneari che sembrano musei del ventennio, battute grevi sulla circoncisione degli ebrei, baruffe incredibili sullo jus soli ormai uscite dai binari del dialogo civile, l'estate tragicomica dei nostalgici da un lato ha fatto ridere, dall'altro però ha sollevato anche qualche inquietante interrogativo sulla "nave dei fascisti". Nei blogger, protetti dal più rigoroso anonimato, a tale proposito se ne sono lette di tutti i colori e nella stragrande maggioranza dei casi erano pareri inneggianti agli scritti e ai motti del regime, sulla purezza e la virilità dell'epoca in orbace. Era quindi inevitabile, senza tuttavia perdere di vista la trama comicamente irresistibile di questa storia, chiedersi se davvero il fascismo stia cercando di uscire dai sepolcri e provi a tornare in Europa. Tale domanda se l'era già posta alcuni anni fa il premio Nobel José Saramago, il quale asseriva che le nuove falangi del Duce non avranno la camicia nera, ma non per questo saranno meno infide. Per ora l'esilarante reincarnazione del fascismo pare ispirata alla satira di Guzzanti o al personaggio del "Federale" interpretato in modo magistrale da Ugo Tognazzi nel film di Salce (opportunamente riproposto dalla televisione) non fa che confermare la conclusione alla quale giunge Massimo Gramellini sul Corriere della Sera. Siamo al cospetto di un gruppo di duri che partiti per ripristinare l'ordine hanno combinato soltanto casini. E altri ne combineranno. Ma fino a quando?



martedì 4 luglio 2017

Pedro, adelante con juicio

di Renzo Balmelli

LENTEZZA. Già nell'Italia del Quattrocento Lorenzo il Magnifico si poneva tra il serio e il faceto poetici e filosofici interrogativi sull'incertezza del domani. In pieno Rinascimento, ma prima della scoperta dell'America, andava alla ricerca della formula magica, salvifica, capace di fermare il tempo e di rispondere alle inquietudini dell'uomo. E oggi? Oggi il sentimento di precarietà che sembriamo avvertire di fronte a situazioni che cambiano dal giorno alla notte riporta alla memoria la lezione di un altro de' Medici, Cosimo, che come altri classici aveva intuito il piacere dimenticato della vera lentezza. Kundera ne aveva fatto l'elogio, Pirandello, di cui si celebra il 150° della nascita, sottolineava la precarietà delle certezze di un secolo, il Novecento, segnato dalle sofferenze e dagli angosciosi interrogativi della modernità, che non sempre significa progresso. Il poeta però ci consola: il tempo fugge e inganna, certo, ma a dispetto delle contingenze "chi vuol esser lieto, sia".

“CENTRO”. Senza confondere le comunali con le nazionali, ma senza neppure sottovalutare il significato dell'ultimo giro di valzer elettorale, durante l'estate, come nelle grigliate all'aperto, ci sarà parecchia carne al fuoco della politica. Ognuno rivendicherà il diritto di governare il Paese, ma giunti a questo punto conviene comunque riportare il campanile al centro del villaggio. Sorvolando sulle sconfitte, solitamente orfane, bisognerebbe per lo meno fare chiarezza sui vincitori che vengono identificati nell'area di centro destra. Ma è proprio quel “centro” a creare non poche perplessità. Se proprio, a scanso di equivoci, vogliamo chiamare le cose con il giusto nome, il successo sembra da ascriversi, caso mai, all'apporto fondamentale della destra, ma non quella liberale e risorgimentale, bensì quella peggiore in tutti i sensi attualmente in circolazione. Quella che altrove, in Francia, in Gran Bretagna, in Olanda, in Austria, è stata frenata nelle urne, ma che in Italia vola sulle ali di un crescente consenso attraverso un processo in contro tendenza che incute paura e dovrebbe fare riflettere.

AVVENIRE. Se il Pd vuole provare a riprendersi da una pesante battuta d'arresto che non mancherà di lasciare varie ferite aperte, dovrà cominciare a ispirarsi alla famosa formula del “conosci te stesso”. Al pari della regina Elisabetta, che si presenta ai Comuni senza corona né carrozza, il partito appare in preda a una crisi d'identità dalla quale fatica a uscire e che la tradizionale coreografia post elettorale non riesce a mascherare. Le cause del fenomeno sono numerose e profonde, ma andranno affrontate con coraggio e forse con scelte dolorose per non trovarsi un giorno – come hanno già ammonito vari esponenti e addirittura Andrea Camilleri nei suoi commenti affilati come lame – fuori dalla storia e dall'avvenire. E va da sé, per coloro che si dichiarano di sinistra, che la parola Avvenire, posta tra l'altro nel nome di questa testata, ha un significato speciale sul quale non si può speculare.

IDENTITÀ. La troppa fretta, la fretta di recidere il cordone ombelicale con l'UE, potrebbe giocare un brutto scherzo al governo conservatore inglese ed ai fautori del leave, del divorzio ad ogni costo e contro ogni logica dalla casa comune europea. Nell'aria c'è infatti qualcosa di nuovo, sempre più lontano dall'euforia scoppiata dopo il referendum. L'impressione è che i consumatori britannici abbiano fiutato la trappola e capito che il magnificato ritorno allo “splendido isolazionismo” potrebbe avere un costo elevatissimo se non addirittura insopportabile. Tagliare tutti i legami con l'Europa non sembra più la panacea di tutti i mali come vien dato a bere dalla vulgata della destra populista e xenofoba. E il fatto stesso che in questo senso Jeremy Corbin venga considerato un premier più adeguato di Theresa May oltre che essere un ribaltone inimmaginabile fino a poco tempo fa , non dovrebbe lasciare indifferente l'italica sinistra alla ricerca di una nuova identità.

SOLIDARIETÀ. È come se un'intera nazione densamente popolata venisse svuotata di colpo. Il dato emerge dal Global Trends, rapporto dell'UNHCR, l'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, sulla sorte degli sfollati e dei profughi nel mondo. Sono cifre che nella loro matematica crudezza mettono i brividi. Sul nostro pianeta ogni tre secondi una persona è costretta ad abbandonare la propria casa. E il grave fenomeno è destinato a crescere come evidenziano d'altronde senza possibilità di fraintendimenti le immagini delle migrazioni forzate che avvengono sotto i nostri occhi col loro corollario di privazioni e sofferenze. Lasciando parlare ancora le cifre, attualmente sono oltre 65 milioni le persone obbligate a fuggire dalla propria terra a causa di guerre e persecuzioni. Siamo di fronte a una situazione moralmente inaccettabile da cui emerge chiaramente la necessità di moltiplicare gli sforzi per prevenire e risolvere le crisi nel segno della solidarietà. E pensare che sul dolore c'è chi specula in modo abbietto per racimolare consensi elettorali: il voto della vergogna.

martedì 27 giugno 2017

No, davvero non si può

di Renzo Balmelli

VALORI. Arriva sempre un giorno in cui la democrazia presenta il conto. Dalla Brexit a Trump qualcosa di simile sta già accadendo in quella parte del pianeta chiamato occidente che sembra avere smarrito la retta via. Chi vi governa è immerso nei guai fino al collo e non sa come uscirne. Sotto la minaccia implacabile del terrorismo, inchieste sulle trame oscure del potere, palazzi che bruciano come fuscelli, la società civile si scopre smarrita, indifesa di fronte a leadership incapaci di dare risposte rassicuranti. Nella selva delle contraddizioni, sta crescendo una nuova élite senza scrupoli che si muove tra le pieghe di una svolta insidiosa in grado di disgregare i valori di riferimento del nostro vivere comune. Siamo al cospetto di una sfida epocale che non si affronta attraverso la miope visione degli slogan di facile suggestione di cui avvalgono i novelli costruttori di muri. No, davvero non si può, perché quando la fattura verrà consegnata sarà bella salata.

NEMICO. Al di la della classica contrapposizione tra destra e sinistra, al giorno d'oggi la vera dicotomia è tra apertura e chiusura. In quest'ordine di idee le discussioni più accese ruotano attorno al concetto di populismo, mantra dei nostri tempi usato a volte anche a sproposito. Nel fuoco del dibattito sulle possibili definizioni, spesso a fare la differenza è l'atteggiamento verso il nuovo, il diverso, che spaventa ed è visto come un nemico. Per restare all'attualità, l'indegna gazzarra di stampo leghista che ha profanato l'austera aula del Senato a proposito dello ius soli, cioè dell'apertura, ne è una dimostrazione eloquente. E non si tratta di un fatto isolato. Benché la pronosticata marcia trionfale dell'estremismo populista non si sia avverata, la battuta d'arresto non giustifica il cessato allarme: la quiete dopo la tempesta potrebbe essere ingannevole.

PASSATO. Non è una cosa semplice né indolore il superamento del passato liberticida. A tale proposito in Germania la "Vergangenheits­bewaeltigung", concetto usato per descrivere la riflessione critica sul periodo nazista, anche a distanza di anni continua a fornire spunti ine­diti su un tema sempre imbarazzante. È il caso delle, recenti rivelazioni sull'operato di Albert Speer, il cinico e spregiudicato architetto di Hitler che fin quando era in vita ha saputo celare le sue enormi respon­sabilità nei crimini del regime con biografie a lui favorevoli e accettate. Le ricerche hanno però portato alla luce un cumulo di menzogne su tutte le falsificazioni della storia di cui Speer e gli altri complici dell'universo nazista si sono macchiati senza mostrare ne vergogna ne pentimento, fingendo di non sapere quanto stesse avvenendo negli infernali laboratori dell'Olocausto. Ora giustizia è fatta.

RISORSE. Passano i mesi, gli anni addirittura, ma il tragico scenario in cui si consuma l'esodo biblico e forzato dei profughi è rimasto immutato nel tempo. Semmai, per quanto possa sembrare impossibile di fronte agli episodi di inaudita sofferenza cui sono sottoposte le vittime della follia umana, il fenomeno si è fatto ancor più crudele. Respingimenti, filo spinato, traversate spesso letali e l'odioso sfruttamento ad opera di bande criminali formano la cornice della più grave tragedia umanitaria del secolo. In fuga da conflitti, violenze, persecuzioni i migranti sono anche esposti a frequenti manifestazioni di fastidio se non di aperta intolleranza che concorrono ad aggravare la loro situazione. La Giornata mondiale del rifugiato contribuisce a dissipare paure e ideologie distorte ed a gettare un ponte verso coloro che hanno avuto la disavventura di nascere nel cono d'ombra del benessere. Non si potrebbe fare torto più grande ai profughi che esporli all'assuefazione senza cogliere le risorse offerte dall'incontro personale con loro e che contribuiscono a farne un fattore di crescita per tutti noi.

EN MARCHE. Ora che la marcia della Repubblica può iniziare con tutti i crismi esecutivi e legislativi, la Francia che l'ha voluta e votata si augura che non sia così lunga e difficile come quella che nel nome evoca lontane reminiscenze cinesi. All' occhio critico dell'osservatore non sfuggono tuttavia le asperità che il titolare di quella monarchia repubblicana che è sempre stato l'Eliseo dovrà affrontare presto e bene. In effetti se il successo di Macron è incontestabile, resta comunque la consapevolezza che il verdetto delle urne è stato tra i meno partecipati del post-gollismo. Leggere quel' enorme tasso di astensione per individuarne le ragioni sarà tra i primi non facili compiti del nuovo Presidente. Con una tale eredità sulle spalle, gli toccherà recuperare la fiducia dei tanti che sono rimasti a casa e che pur non gettandosi nella braccia dell'estrema destra, come avevano fatto in precedenza con un moto di stizza, manifestano tuttavia il loro malcontento , se non addirittura la più totale indifferenza verso la politica, buttando la scheda nel cestino. Chi come Macron arriva giovane al potere ha il tempo di illudere, ma anche di deludere se i risultati tarderanno ad arrivare e le promesse faticheranno a mettersi in marcia e concretizzarsi secondo le attese.