martedì 29 gennaio 2013

Lo sguardo di Hannah

SPIGOLATURE 


di Renzo Balmelli 

PENSIERI. Quando si parla della banalità del male, la mente corre ad Hannah Arendt e al suo sguardo su Eichmann, il gelido organizzatore della "soluzione finale". Sull'autrice di "Le origine del totalitarismo" si è scritto molto a proposito della sua relazione con Heidegger di cui scopri più tardi le simpatie naziste. Consapevole che la banalità del male è ancora tra noi, Margarethe von Trotta ha provato a entrare nella mente della filosofa ebrea tedesca con un film (Hannah Arendt) uscito in questi giorni in cui - ha detto - ha affrontato il compito non da poco di trasformare "i pensieri in immagine". E' una iniziativa provvidenziale e riuscita mentre ci tocca assistere nel cuore dell'Europa alla rinascita di ideologie bacate intrise di odio razziale e antisemitismo.


ABBRACCIO. Se l'Europa non conosce più guerre, resiste alla crisi e al malocchio di chi vorrebbe recitarne l'orazione funebre, parte del merito va riconosciuto ai 50 anni del trattato franco-tedesco che sancì la riconciliazione tra i due Paesi. Lo storico abbraccio tra Adenauer e De Gaulle il 20 gennaio 1963, seppure dettato da motivazioni diverse (il ritorno fra le democrazie per la Germania, il contrappeso all'egemonia americana per la Francia) fu nondimeno il motore che mise in moto e consolidò il processo di integrazione da cui derivò l'UE così com'è oggi. Alla costruzione mancano tuttavia ancora parecchi tasselli . Come è stato sottolineato alla commemorazione del cinquantesimo indietro non si torna, ma la strada verso l'unità politica resta in salita.


AMERICA. Vi sarà forse meno "yes we can" nel secondo tempo di Obama, ma non minore determinazione nel progettare l'America di domani, generosa, solidale, in cui prevalgano regole e diritti uguali per tutti. Troppo frettolosi sono stati i suoi detrattori nel pensare che volendo cambiare Washington e la politica, il Presidente ne fosse stato a suo volta irreparabilmente condizionato. Al contrario il suo viaggio assieme a chi ne condivide gli ideali prosegue, magari con i capelli grigi, ma con un bagaglio di esperienza che lo ha reso più sicuro di se. A dispetto dei nemici, continuerà quindi a farsi guidare dalle ragioni del cuore per fare del suo "Hope and Change" una impresa per la storia in cui sia concesso sognare.


STRAZIO. Qualunque sia la colpa, la pena di morte resta un atto barbarico. Se poi l'esecuzione avviene in pubblico si sale un altro gradino, senza ritorno, nella scala dell'orrore . Per l'ennesima volta, sorda alle proteste della comunità internazionale, Teheran ha mandato al patibolo un condannato davanti alla folla ammutolita. La coscienza si ribella in quanto non ammette che la società, a prescindere dal suo orientamento, possa arrogarsi il diritto di troncare la vita di un altro uomo. E a maggior ragione cresce lo sdegno se consideriamo che alla forca è andato è un ragazzino di appena 16 anni, mai adulto. L'immagine che lo mostra mentre piange sulla spalla del boia nel suo ultimo istante di vita prima di essere impiccato è uno strazio indicibile.


INSIDIE. Era una previsione quasi ovvia. Come conferma la tragedia degli ostaggi in Algeria, l'intervento militare della Francia nel Mali rischia di contagiare l'intera regione compresa tra il Sahara e il Sahel, tra le più povere al mondo, ma ricca di petrolio, gas e uranio che fanno gola e alimentano interessi sterminati. Se da un lato la minaccia rappresentata dai talebani del deserto, miscela esplosiva di terrorismo, religione e fanatismo non è più tollerabile, dall'altro in questa strana guerra, condotta secondo un copione sempre più confuso, incombe la minaccia di un Afghanistan africano, iniziale tassello di un puzzle intricato e pericoloso. Al suo primo faccia a faccia con la Storia, la partita per Hollande si preannuncia lunga e carica di insidie.


ELOGIO. Quando le elezioni bussano alla porta, la politica riscopre il cittadino medio, colui che non sbraita, non da scandalo e si rimbocca le maniche. Di colpo il vicino della porta accanto si trova al centro di pressanti corteggiamenti quale fornitore di voti. Se ne tesse l'elogio, ma appena passato il richiamo delle urne, egli torna nell'ombra del suo quotidiano anonimato. Eppure è proprio questo italiano virtuoso e fuori dagli stereotipi che concorre a fare dell'Italia un paese normale. Su di lui poggia l'ossatura sana e onesta della società civile, in netta controtendenza rispetto al mondo dei perdigiorno, dei festini, delle ruberie, degli intrallazzi mafiosi, dove arroganza e malcostume hanno offuscato il senso del decoro e della dignità.


FRENESIE. Cambiare è possibile e se vi riesce l'ingessata Bassa Sassonia, ritenuta un feudo imprendibile di Angela Merkel, non si vede perché non possa accadere anche a Roma. Le stralunate frenesie da avanspettacolo che hanno costellato la campagna del Pdl, mostrano che ormai è tempo di calare il sipario sul ridicolo Truman Show in cui è stato ingabbiato il Paese durante gli anni in cui, tra l'incredulità del mondo, è stato Berlusconi dipendente in maniera sconcertante. A dispetto degli errori che può avere commesso, Monti ha mostrato che il salto di qualità si può fare nel restituire dignità alla politica. Ora alla sinistra si offre la straordinaria opportunità di giocare la carta vincente del rinnovamento e della governabilità per tornare a respirare aria pulita.


IRONIA. Leggere il presente attraverso la lente del passato non è soltanto un viaggio in ciò che è stato e siamo diventati, ma anche un esercizio assai attuale per mostrare la varietà della natura umana in un quadro di generale corruzione ove predomina l'aristocrazia del denaro. "La vita oggi* (editore Sellerio), il capolavoro del geniale autore vittoriano Anthony Trollope (1815-1882) è a questo proposito un mirabile esempio di scandaglio a tutto campo per la sua facoltà di mettere in scena le varie sfaccettature dell'imbroglio di ieri e di oggi. Certi suoi ritratti, eseguiti con impietosa ironia, sembrano fatti ai nostri giorni tanto sono perturbanti le spontanee analogie con l'italico ventennio firmato Silvio B.


CRUNA. Se Depardieu si getta nelle braccia di Putin, da chi andranno i 100 paperoni globali censiti lo scorso anno? Domanda inutile. Da nessuna parte. Costoro non hanno nessun bisogno di padrini per assicurarsi l'impunità. Il loro sterminato patrimonio li pone al di sopra di tutto e di tutti. Se al cinema Depardieu, prima di perdersi, era il valoroso moschettiere di Luigi XIV, per i magnati planetari il modello è l'altro Luigi, quello di " après moi le déluge". Tanto per gradire, basti sapere che nel 2012, quando tutti tiravano la cinghia, i super ricchi hanno accumulato un patrimonio di 1.900 miliardi di dollari, superiore al prodotto interno lordo italiano. E mai che abbiano provato a far passare un cammello dalla cruna di un ago.

giovedì 20 dicembre 2012

Viva le elezioni

SPIGOLATURE 

di Renzo Balmelli 


PASSATO. Viva le elezioni, l'esercizio democratico per eccellenza. Così si cancelleranno gli equivoci e si daranno le condizioni per affrancarsi del tutto - si spera - da un sistema politico che fino a un anno fa era quanto di peggio vi fosse in Europa. Ancora oggi se ne possono valutare le nefaste infiltrazioni nella forsennata occupazione delle tv messa in atto da Berlusconi con i metodi a lui più congeniali: quelli del sultano. Il suo è un vero e proprio tentativo di sequestrare il voto, aggrappandosi con la forza della disperazione a un populismo di bassa lega mirante a riportare in auge un metodo di governo teso unicamente a favorire gli interessi ad personam. L'Italia a questo punto è a un crocevia; sbagliando direzione finirebbe con l'avere un passato davanti a se dalle conseguenze incalcolabili.


STRAGE. Puoi chiamarti Obama e guidare l'unica grande potenza rimasta al mondo, ma quando devi vedertela con la cinica lobby delle armi , quando ti trovi il nemico in casa , anche il paese più forte diventa vulnerabile. E' la traumatica esperienza vissuta dall'America, ferita al cuore dalla strage di innocenti a Newtown, nel Connecticut ; strage che forse si poteva evitare se pistole e fucili non si vendessero come fossero caramelle. Anni di tragedie non hanno fermato il turpe commercio e mai lo bloccheranno fino a quando non maturerà la consapevolezza che venti bambini trucidati sono un prezzo troppo alto per rivendicare la libertà - falsa libertà - di possedere una Colt.


TRAPPOLA. Per una terrificante coincidenza, in concomitanza con la tragedia americana in uno sperduto villaggio dell'Afghanistan dieci bimbe andate a cercare legna saltavano su una mina antiuomo. La loro breve esistenza finiva li per la cattiveria degli adulti. Con cento milioni di mine disseminate nei paesi più poveri, in certe contrade la terra è una trappola mortale in cui la vita conta meno di zero. L'ennesima vergogna planetaria, l'ennesimo crimine contro l'umanità destinato a restare impunito. Esiste un trattato, quello di Ottawa, per la messa al bando di questi odiosi ordigni. Vi manca però il sigillo di Cina, Stati Uniti e Russia. Perché non firmano?


UFO. Dai tempi di Herbert Wells e del suo celeberrimo " La guerra dei mondi", oppure di Orson Welles e la sua famosa radiocronaca sul fantomatico sbarco dei marziani, la fantascienza esercita un fascino innegabile su milioni di lettori. Appunto perché è fantascienza e l'immaginazione può correre e briglie sciolte. Ma se niente meno che il premier russo giura che gli UFO esistono, sono tra noi, e assicura di averne le prove, magari sarà l'effetto Maya, però qualcosa non torna. A meno che Medvedev non abbia inteso riferirsi alla politica, dove effettivamente non è raro incontrare alieni più alieni degli extraterrestri, tanto marziane sono le loro iniziative.


FURTO. "Vogliate bene alla politica", esortava Benigni nel suo show su RAI1. Ma la politica quanto bene vuole ai cittadini? A giudicare dalle recenti performance nella dependance meneghina di Arcore, non un granché. Hanno lucrato su tutto, sui lecca-lecca, sui gelati, sugli iPd, si sono pagati le vacanze, la amanti ed i pranzi di nozze. E tanto per mettere la ciliegina sulla torta, alla faccia di " Roma ladrona" hanno pure mostrato comprensione per la ribellione fiscale di Depardieu , l'attore che smesso l'abito dell' impavido Asterix è scappato dalla Francia per non pagare le imposte. Non è la prima volta che in quegli ambienti si glorifica l'evasione, ossia un furto ai danni della comunità.


CANZONETTE. Per quanto futile , il festival della canzone è l'argomento principe dei salotti televisivi, dibattuto con una enfasi che lascia allibiti. Pare che le elezioni e San Remo non siano compatibili. Però una soluzione ci sarebbe. Basterebbe affidare la presentazione del festival a Berlusconi che da primo ministro è stato una nullità, ma che in veste di imbonitore non teme rivali. Sul palco dell'Ariston si troverebbe a suo agio mentre intrattiene il pubblico e racconta barzellette come faceva in gioventù sulle navi da crociera. Per lui sarebbe un ritorno alle origini e la conferma che le politiche della destra " sono solo canzonette".

 

mercoledì 19 dicembre 2012

E dite se è poco

di Renzo Balmelli 

CATACOMBE. Guido Morselli non aveva una grande stima dei cortigiani, una galassia - diceva - che meritava di essere ricordata per le sue imprese pienamente futili. Oggi non tarderebbe a scoprire scatoloni di futilità nei polverosi magazzini del berlusconismo, vero e proprio fenomeno da Barnum della politica, di nuovo in pista per concedere l'ennesimo, tragico bis. Legioni di peones, caporali, indagati e amazzoni stanno risalendo dalle catacombe nel solco di quella sorta di (s)fascismo strisciante, di inno al nichilismo che si regge sul "tanto peggio, tanto meglio". Un gesto che svela gli aspetti eversivi di una campagna elettorale posta sotto l'insegna del peggior populismo di destra.

DEMAGOGHI. A preoccupare non è tanto il ritorno di Berlusconi, dinosauro ormai ridotto a caricatura di se stesso, quanto l'ampiezza del suo lascito. Quel certo modo di fare politica che ha scandalizzato mezzo mondo e pervaso il Paese lasciandovi tracce piuttosto vistose. Quanto conteranno ancora? Sebbene la bocciatura di Europa, mercati e sondaggi sia corale, non è una ragione per stare tranquilli. Qualunque siano le difficoltà, c'è un settore dell'Italia che non cambia e che per tornaconto rincorre le false promesse piuttosto che ragionare con la propria testa. Demagoghi e spacciatori di paradisi artificiali hanno ancora un certo seguito anche perché la storia, ahinoi, non sempre è maestra di vita.

IL TEPORE MEDITERRANEO. Nascere in Svizzera è come vincere un terno al lotto. Ne è convinto l'Economist dopo avere spulciato, confrontato e analizzato migliaia di dati. L'unica a stare a ruota della Confederazione è l'Australia, ribattezzata "Australia felix", mentre l'Italia è ventunesima. Per addolcire la pillola, le contrade del sud potranno comunque consolarsi con Goethe e il suo famoso "kommt in das Land, wo die Zitronen blühen". Come dire che per una vita felice, tranquilla e di qualità contano pure altre cose oltre alle statistiche. Accanto ai grandi exploit, il tepore del sole mediterraneo e il profumo degli agrumi possono essere un gradevole antidoto alla morsa del gelo che paralizza il corpo, ma soprattutto l'anima.

LO STRANIERO. Per molti è diventato il colpevole per antonomasia di tutti i mali della società sebbene sia egli stesso la prima vittima del neo liberismo senza freni. La sua presenza fa binomio con disoccupazione secondo un accostamento arbitrario che la destra nazionalista e xenofoba cavalca senza pudore. Essere straniero quando la congiuntura va male significa in molti casi dover affrontare un carico di pregiudizi dettato in larga misura da considerazioni di carattere emotivo. Anziché indagare a fondo sulle reali ragioni del disagio, è più facile e comodo trovare il capro espiatorio in un contesto sociale che vede l'indifferenza rispetto all'umanità prevalere sulla solidarietà tra gli uomini.

PROMESSA. Non sarà perfetta la costruzione europea. D'accordo. Ma senza l'Ue la storia del Vecchio continente degli ultimi sessant'anni forse sarebbe stata ancora condizionata e penalizzata dalle antiche rivalità. Quanti contestano il Nobel per la pace attribuito all'Unione Europea chiedendosi quali guerre essa abbia mai troncato o evitato, non hanno capito nulla. Il progetto europeo ha dimostrato che è possibile stare insieme anche nel cuore della più grave crisi di questo secolo senza che da qualche parte si oda il tintinnio delle sciabole. A Oslo i nemici di un tempo hanno intrecciato le mani rinnovando la solenne promessa che i padri fondatori fecero in Roma, dove l'UE ha le sue radici: mai più guerre fra noi! E dite se è poco.

 

giovedì 29 novembre 2012

Il placido Bersani ha convinto di più

di Renzo Balmelli 


USATO SICURO. Nel Pd, mentre cresce l'attesa del ballottaggio preceduto dalle immancabili polemiche, due tendenze sembrano emergere dopo il primo turno delle primarie: una sulle preferenze, l'altro di merito. A giudicare da quanto si è visto, parrebbe, in tema di preferenze, che "l'usato sicuro" del placido Bersani sia risultato più convincente e rassicurante rispetto all'irruenza di Renzi. Con quella faccia un po' così da Obama nostrano, arrivato al seggio con moglie e figli, il segretario del Pd è riuscito a dare di se l'immagine di un leader pacato ed esperto, in grado di guidare senza sussulti il prossimo governo. Sul piano del merito, se l'aspirazione era di rianimare la sinistra nel clima di grave disaffezione dilagante in Italia verso la classe politica, ottenendo nel contempo una dimostrazione di democrazia e di partecipazione, si può dire che l'obbiettivo è stato centrato in pieno, con grave scorno del Pdl in preda a un evidente stato confusionale.


CRISI. Nell'Europa unita soffiano i venti della disunione. Dal voto della Catalogna, nei fatti un voto per l'indipendenza da Madrid sebbene uscito ridimensionato dalle elezioni, alle proteste di lavoratori e studenti contro l'austerità e i tagli , si cristallizzano i contorni di una crisi che non è solo economica: è politica. Partiti e sindacati hanno sempre più difficoltà a rappresentare il bisogno di cambiamento che da un lato cerca sfogo nella spinta autonomista dei catalani, ma anche di altre regioni, e dall'altro nelle manifestazioni sempre più dure e radicali che infiammano le piazze persino in Scandinavia, mai sfiorata dalla recessione, ma non proprio felice con l'architettura europea. Il caso dell'ILVA di Taranto è emblematico a questo proposito di una situazione gravemente compromessa davanti alla quale, con il paventato effetto domino in grado di mettere a rischio ventimila posti, si aprono scenari che non è esagerato definire drammatici , si badi bene, non solo per l'Italia, ma per tutta l'UE.


FORZIERI. Uno dei peggiori nemici del progresso e del benessere è la piaga dell'evasione fiscale che sottrae ai governi risorse immense da reinvestire in numerosi campi per assicurare a tutti un lavoro e un reddito sicuro. Quando il premier Monti ne parla, non usa mezzi termini e riconosce che l'Italia è in guerra - una delle poche guerre degne di essere combattute- contro un fenomeno dilagante e criminoso ai danni dello Stato. Anche se non è motivo di consolazione, non è che negli altri paesi regni la pace fiscale. Alla ricerca di forzieri compiacenti i vip francesi in fuga dall'erario di Hollande ne hanno trovato uno addirittura sulla porta di casa, nel villaggio belga di Néchin, un rifugio con poche tasse al quale si accede senza grandi formalità, tranne una: avere un bel malloppo di euro fruscianti . Di solito quando si parla di paradisi fiscali si pensa ai soliti nomi noti, ma l'astuzia dei milionari nel tracciare altre vie discrete e comode per " fregare" l'erario rende quasi impossibile la speranza di vedere trionfare l'onestà.


VATE. Qualcuno dovrebbe pur dirlo a Berlusconi di non insistere e magari, anziché guardarsi allo specchio e sognare i predellini, darsi la briga di leggere i sondaggi, anche quelli della sua parte, che bocciano alla grande il suo ritorno sulla scena. Se non altro per carità cristiana andrebbe avvertito che non c'è quasi più nessuno ad aspettarlo nel suo partito, ormai liquefatto. Finanche il tenero Sandro Bondi, il lacrimante vate del Cavaliere si è rassegnato ad abbandonare il Pdl con una incredibile motivazione: non posso restare in un partito di destra!! Come? Ma dove pensava di essere,lui stralunato ministro della cultura, dove pensava di essere mentre con una lacrima sul viso cantava il suo Silvio come un dono di Dio fatto all'Italia.


FEMMINICIDIO. Tranne l'Italia, altrove il risalto mediatico dato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne è stato inferiore a quanto era legittimo attendersi di fronte a un fenomeno di gravità inaudita, di cui si discute molto, certo, ma senza la determinazione richiesta dall' emergenza. Eppure "femminicidio", la parola coniata per definire un crimine che ogni anno cancella migliaia di vite, dovrebbe essere un grido ineludibile, alla Munch tanto per intenderci, non un generico richiamo all'altra "metà del cielo" che si perde senza cogliere la compiutezza e il significato di una simile definizione. Nobilissimo il messaggio, breve lo sdegno che non riesce a dissipare l'ipocrisia di una situazione in cui l'uomo - osserva Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera- rimane padrone anche delle parole, per cui " è sempre lei che viene violentata, raramente è lui che violenta".


ORRORE. Chiamarlo discutibile, improprio, volgare, rozzo non basta: è un eufemismo steso sulla vergogna. Forse sarebbe più corretto dire blasfemo. Ci vuole infatti una dose a dir poco industriale di disumano disprezzo per le sofferenze di milioni di persone, intitolare a Hitler il premio che la Federfauna vuole conferire a personalità che si sono distinte nell'animalismo. A rendere ancora più spietato il tremendo abbinamento, sconfinante nell'orrore, concorre la scelta iconografica che ritrae il Führer mentre da da mangiare a un cerbiatto davanti ad Auschwitz. Che l'animalismo dei nazisti non avesse nulla di francescano ma fosse solo una folle distorsione della psiche è risaputo. Ma un premio siffatto non è di meno, fosse anche solo una assurda provocazione.

 

giovedì 22 novembre 2012

La buffa



Proverbio aggiornato: non scherzare con i santi,

ma lascia anche stare i fanti. Non si sa mai.


di Renzo Balmelli 


FANTI. Quando fantasia e realtà si sovrappongono, può anche capitare che normali manovre come quelle delle forze armate elvetiche vengano scambiate con un massiccio spostamento di truppe per prepararsi al crollo dell'Europa. Ovviamente non era in corso nessuna prova generale dell'Apocalisse. Sgonfiata la bufala, d'ora in poi, a scanso di equivoci, negli esercizi di Stato maggiore bisognerebbe forse andarci con più cautela nell'inventare nemici immaginari. Ormai persino i proverbi non sono più quelli di una volta, ragion per cui l'antico detto "scherza coi fanti, ma lascia stare i santi" andrebbe riveduto e aggiornato dagli strateghi in modo tale da non scherzare nemmeno coi fanti. Non si sa mai.


SINISTRA. C'è chi auspica un'Italia migliore, chi la vorrebbe più gentile e chi sogna gli Stati Uniti d'Europa. Ma è mai possibile! Non diteci che è tutto qui ciò che hanno da proporre i cinque candidati alle primarie del Pd. Ci mancherebbe che si augurassero un Paese peggiore o un continente in frantumi. Non si pretendeva molto, d'accordo, ma un pizzico di originalità in più non avrebbe guastato nel primo faccia a faccia su Sky. Tant'è vero che la satira ci è andata a nozze. Quanto alla loro ammirazione per Papa Giovanni o Nelson Mandela, non è questo il problema. Ognuno si fa il suo Pantheon. La perplessità nasce semmai dal fatto che nessuno si sia dichiarato sic et simpliciter di sinistra, senza altri orpelli, senza aggiungere banali distinguo tipo "centro", che è come allungare il Barolo con l'acqua. Santo cielo, non si pretendono le barricate o la Rivoluzione, che tanto non la si fa più nemmeno al sabato neanche se c'è il sole (dell'avvenire e meteorologico). Ma con l'Europa dei lavoratori che sciopera e protesta contro l'austerità di cui la classe operaia paga il prezzo più alto, forse dire qualcosa autenticamente di sinistra avrebbe giovato al cuore oltre che alla mente.


IPOCRISIA. Forse in nessun altro campo regna tanta ipocrisia come con l'esportazione di armi, una voce di bilancio dietro la quale lecito e illecito si mescolano alla faccia della legge. Ne è la tragica riprova proprio la Siria, diventata un mercato per ogni genere di ordigni bellici, dai più piccoli ai missili , arrivati da ogni parte del mondo, finanche dalla neutralissima Svizzera. Alla prova dei fatti però ognuno se ne lava le mani poiché la provenienza delle armi, passando da paese a paese attraverso complesse transazioni, diventa sempre meno identificabile, un po' come avviene con il lavaggio dei soldi sporchi, provento criminoso del turpe commercio.


DRAMMA. Sono le donne arabe, forti e determinate a dispetto di una concezione della società non di rado arcaica e maschilista, a trovarsi in prima linea affinché il mondo non dimentichi il dramma della Siria. Affinché il regime di Damasco non ne faccia una nuova Cambogia avvolta nelle urla del silenzio e dell'assuefazione alla violenza utile al despota. Arriva l'inverno, una minaccia in più per i profughi, mentre continua il sanguinoso conflitto. Ci sono migliaia di vite da salvare e l'Unione delle donne giordane, libanesi e irachene per rispondere alla crisi invoca la solidarietà della comunità internazionale, invitandola a costruire assieme il "ponte umanitario" con cui tenere acceso un barlume di speranza.


POTERE. Le donne portano sulle loro spalle l'altra metà del cielo e devono conquistarsela – aveva detto Mao Tse-tung a proposito del potere femminile nella Rivoluzione culturale. Il Grande Timoniere forse ancora non immaginava che la moglie Jiang Qing sarebbe diventata la protagonista del dramma di un'epoca e della sua devastante conclusione. Molti anni dopo, la parità dei sessi nella politica cinese è ancora sulla carta. Ma forse non per molto. Le orientali dagli occhi a mandorla già si sono prese la loro rivincita non solo per la bellezza esotica, ma per le loro capacità imprenditoriali. Doti con le quali mostrano ai manager come si fa a ricostruire il mondo.


ALCOVA. Un tempo le Mata Hari finivano davanti al plotone di esecuzione. Oggi inciampano nelle e-mail compromettenti, più di 30 mila, e allora addio alla CIA per il generale Petraeus, protagonista di una ascesa fulminea e di un declino altrettanto rapido a causa delle sue segrete sbandate amorose. Proprio lui che dei segreti aveva fatto il suo lavoro. Decisamente una brutta tegola per Obama, seppur consapevole che, riottenuta la fiducia degli elettori, il suo ritorno alla Casa Bianca, tra tagli di spese e tasse, non sarebbe stato di tutto riposo. L'America è in subbuglio poiché ne va della sicurezza nazionale, mentre in Europa le reazioni sembrano più contenute. In Italia alle alcove bollenti ci hanno fatto l'abitudine ben sapendo che per una ospitata nel lettone di Putin non si è mai dimesso nessuno.


DECLINO. Calzante metafora della precarietà, "Ed è subito sera", la più breve e famosa poesia di Quasimodo, potrebbe far pensare ai dolori del Pdl, dove gli insanabili contrasti tra Berlusconi e Alfano sembrano preannunciare l'imminente liquidazione di una esperienza fallimentare, ormai arrivata al capolinea. Mentre il bizzoso padre-presidente si dilettava sotto il sole africano, il figliolo-segretario si è trovava solo con i propri affanni per quel suo partito – Angelino dixit – popolato da "gelatai e barzellettieri". Non li chiama per nome, per carità, ma non è difficile identificarli tra i cortigiani di quello che fu il potente regno di Arcore oggi in disarmo e in cui pare rispecchiarsi il declino di un sistema di governo che ha fatto molti chilometri, ma poca strada.


VIRUS. Neanche nel Tea Party, che per i suoi eccessi ha contribuito alla débâcle di Romney, sono arrivati a tanto. Ma loro non hanno la Lega e non conoscono Mario Borghezio che a Obama riconosce un solo merito: avere contribuito, lui afro-americano, alla crescita del Ku Klux Klan, cosa di cui l'europarlamentare (sic) va fiero perché gli incappucciati "combattono e resistono alla società multirazziale". Di fronte a tanto squallore dire che al peggio non c'è mai fine non basta; non basta perché qui si va oltre, si sconfina nel campo in cui il virus perenne della xenofobia è sempre in libera uscita.