venerdì 13 febbraio 2015
Pieno di difetti, ma…
10:45
Renzo Balmelli
lunedì 9 febbraio 2015
Un nuovo Settennato
15:36
Renzo Balmelli
di Renzo Balmelli
ARBITRO. Che l'Italia abbia un bisogno urgente di riforme, di fatti e non di proclami salottieri, è trapelato in modo inequivocabile dalle vivacissime reazioni all'elezione del nuovo Presidente. Dal punto di vista socio-economico il contesto, che il rapporto Eurispes definisce sempre più povero e pessimista, rimane infatti difficilissimo. Sobrio, austero, inattaccabile dalla dietrologia sgangherata dei suoi avversari, quando Sergio Mattarella, arbitro e non tifoso, fa appello ai giocatori, è alla classe politica, sia essa vittoriosa o sconfitta, che si rivolge affinché sia la prima a dare il buon esempio. Ma come nel calcio, da arbitro si aspetti insulti e simulazioni da chi le leggi le esige ad personam.
STAGIONE. Come evidenzia la svolta greca, oggi la crisi economica e di bilancio pone non solo Palazzo Chigi, ma tutta l'UE di fronte a scelte che forse non è esagerato definire epocali. Sempre più impellente appare la necessità di rinnovarsi, di osare di più , di tornare a vincere e convincere. Se l'Italia mediterranea ed europea , superata la prova del Quirinale, troverà una maggiore tranquillità per gestire il cambio di stagione senza traumi, e soprattutto se il Pd smetterà di litigare, potrà riavere quel ruolo che il nefasto ventennio berlusconiano le ha fatto perdere, in modo da restituire smalto e vigore ai Trattati di Roma di cui è la culla.
REGALINO. In cauda venenum. In politica, malgrado le apparenze, c'è sempre una coda velenosetta che mette in guardia gli osservatori. A proposito del Nazareno sembrava che nella partita per il Colle fossero stati chiariti gli equivoci. Invece l'imprevisto sconto di pena all'ex Cav, il curioso regalino alla fine dei giochi non è passato inosservato. Nulla da eccepire, per carità. Le sentenze non si discutono e non c'è motivo di fare peccato pensando male. A guardar bene, la fine anticipata del percorso rieducativo è un atto di clemenza che non modificherà di un ette la turbolenta biografia del personaggio.
CONFUSIONE. "Quel che resta del giorno" il titolo di un libro e di un film che raccontano l'evanescenza di un amore. Con una parafrasi un po' ardita in questi giorni si potrebbe evocare l'evanescenza di una leadership, la dissoluzione di un progetto per il cambiamento: quello che sotto la guida dell'ex premier ha illuso e deluso il Paese. Ormai su quel fronte che ha prodotto scandali e disastri, quel che resta è la confusione. A destra l'ultimo in partita è rimasto Matteo Salvini che però con i suoi slogan di facile suggestione, nonché l'appiattimento acritico sulle posizioni estremiste della Le Pen, è l' opposto di una cultura di governo.
RUOLO. Sul ruolo della Repubblica federale tedesca nel concerto a volte cacofonico ma anche vitale della comunità europea sono già stati scritti interi trattati, a volte entusiastici, altri meno benevoli. Di sicuro farà discutere l'analisi di un autorevole quotidiano svizzero di lingua tedesca, fondata sul presupposto che al mondo serve “più Germania” per il rigore col quale Berlino riesce a tenere a bada le derive dell'estremismo di destra senza lasciarsi contagiare dal Fonte nazionale francese e compagnia bella. E' un giudizio che in parte di può condividere, a patto però che la Germania rimanga così com'è, leale, democratica e , consapevole della sua storia , al riparo da mire egemoniche.
INSICUREZZA. La classica missione impossibile. Da mesi la diplomazia di Berna sta sudando le proverbiali sette camicie per conciliare due concetti inconciliabili: il rifiuto della libera circolazione sancito dell'iniziativa populista di un anno fa e gli accordi bilaterali con l'UE che, da parte sua, non ammette deroghe. Questa volta la democrazia referendaria, gran vanto della Confederazione, ha prodotto un frutto non facile da amministrare. Nell'accettare l'iniziativa nazionalista, il voto ha portato insicurezza, ma il popolo ha preso il rischio consapevolmente mettendo il Paese e il suo governo in una situazione per nulla piacevole che può portare in un vicolo cieco.
BARBARIE. Il mondo arabo non poteva più restare silente dopo l'orrenda uccisione del pilota giordano, arso vivo nella prigione dell'Is, che ci fa ripiombare in pieno medio evo. Dall'università di Al-Azhar del Cairo, il più prestigioso centro di insegnamento dell'Islam sunnita, arriva una durissima presa di posizione contro questa inaudita esplosione di crudeltà. E poiché violenza chiama violenza, la prima conseguenza è stata la doppia impiccagione di due terroristi di Al Qaida in Giordania, col rischio di riesumare la pratica disumana dell'occhio per occhio, dente per dente che non farebbe che gettare benzina sul fuoco dei tagliagole. Di fronte alla nuova minaccia, non è più procrastinabile un'azione non solo a parole del mondo unito contro tanta barbarie, prima che l'incendio divori ogni cosa.
martedì 3 febbraio 2015
Settant’anni dopo - Comprendere è impossibile, conoscere necessario
15:05
Renzo Balmelli
di Renzo Balmelli
MARTIRIO. A settant'anni dalla liberazione di Auschwitz ad opera dell'Armata rossa, la Giornata della Memoria è una preziosa occasione per dare testimonianza al mondo di quanto avvenne in quei luoghi del martirio. E per ricordare alle giovani generazioni che cosa ha significato l'Olocausto, quella infernale macchina di morte, pianificata con burocratica pignoleria, che non fu solo l'opera di un folle, ma il frutto bacato di complicità, indifferenza e vergognosi silenzi. Sullo sfondo della ricorrenza, che inchioda i colpevoli, tutti i colpevoli, alle loro responsabilità per le leggi razziali e lo sterminio del popolo ebraico, risuonano profetiche le parole di Primo Levi quando afferma che "se comprendere è impossibile, conoscere è necessario". Conoscere per non ricadere nell'abominio , mentre antisemitismo e neonazismo tendono a guadagnare terreno nel delirante tentativo di banalizzare o addirittura negare il male assoluto.
AMBIGUITÀ. Una questione importante riguardo al nazionalsocialismo è il fattore che ne promosse il successo tra alcuni intellettuali di chiara fama, contagiati dal suo fascino perverso. La questione è stata a lungo occultata agli occhi dell'opinione pubblica, quasi non esistesse o fosse un banale incidente di percorso. Mentre invece rimane di cruciale importanza come conferma il dibattito sempre aperto e attuale su Martin Heidegger il cui rapporto col regime hitleriano è stato oggetto di varie interpretazioni fino alla lettura dei "Quaderni neri" (mai titolo fu tanto emblematico), dai quali è emerso in modo evidente il suo antisemitismo e l'adesione al nazismo. Tutta la discussione verte ora attorno alla domanda in virtù della quale o si è nazisti o si è filosofi. Orbene, a dispetto del contributo dato al pensiero filosofico dal capo scuola dell'ontologia esistenzialista, la risposta non ammette ambiguità: entrambe le cose insieme sono impossibili. Da qualche parte c'è un errore irreparabile.
DERIVA. Di fronte agli attacchi portati da forze minacciose alla libertà di opinione in questo primo scorcio del 2015 segnato dal terrorismo dell'IS e di Al Qaeda, l'Europa ha ritrovato, come per incanto, la sua matrice identitaria che non si riduce alla sola moneta unica, per quanto importante essa sia. Al di la della facile retorica, quei capi di stato e di governo che come in un quadro del Volpedo hanno marciato nella Parigi colpita al cuore, oltre a essere un'immagine simbolica, rappresentano il più valido antidoto alla barbarie ed a qualsiasi tentativo di seppellire convivenza e tolleranza sotto il fanatismo ideologico. L'alternativa sarebbe l'apocalisse e la fine della civiltà. Col tempi che corrono bisognerà moltiplicare gli sforzi per contenere la deriva oscurantista e xenofoba. Non di meno il confronto delle idee e dei valori in uno spirito di eguaglianza, libertà e democrazia è l'unica battaglia che vale la pena di combattere per conto dell'umanità intera.
SVOLTA. E' una sfida che fa tremare i polsi, giocata su promesse che sembrano una missione impossibile, quella che si prepara nelle sale di Palazzo Charlemagne dopo il trionfo della sinistra radicale greca capitanata da Alexis Tsipras, il leader di Syriza che alle icone ortodosse ha sempre preferito quelle comuniste. E' la sfida attorno a una nuova idea d'Europa che prova a ridare speranza e dignità a un popolo strangolato dai debiti e dal malgoverno che li ha provocati. Oggi Atene agita Bruxelles così come la principessa figlia di Agenore mise in subbuglio il cuore di Zeus. Oltre la mitologia, nella realtà di oggi la svolta dell'elettorato ellenico è una storia ancora tutta da scrivere, piena di incognite, di rischi, ma anche permeata di attese, che la buona politica dell'UE non può ignorare. Il nuovo premier dovrà dimostrare – osserva El Pais – se egli stesso è un sintomo della crisi greca o la sua cura. Se dovesse fallire, se la sua luna di miele con il Paese dovesse deludere, le conseguenze sarebbero devastanti. Per la Grecia, ma non solo. Pensare tuttavia di abbandonare Atene al suo destino è una scelta che metterebbe seriamente in dubbio l'affidabilità del progetto europeo.
SCONCERTO. Sempre caro mi fu quest'ermo colle, con la non trascurabile differenza che qui, rispetto al Leopardi, v'è ben poco di poetico e molto di politichese in senso stretto. La partita per la successione di Napolitano, che dovrebbe conoscere il suo esito fra 48 ore, si gioca ormai in un clima incandescente scandito dal "renzusconismo", ossia quella strana miscela di interessi il cui nome dice già tutto. Con ogni evidenza, tra lo sconcerto degli osservatori, sulla corsa al Quirinale pesa l'ombra ingombrante del famigerato patto del Nazareno che spacca maggioranza e minoranza. Se prima Berlusconi era nell'anticamera del Pd col cappello in mano, ora pare abbia trovato un posto nel salotto buono della maggioranza. Come dire che l'ex Cavaliere, mentre sta ancora scontando la pena alla quale è stato condannato, darà il suo consenso al nome che il premier gli proporrà se avrà la garanzia della grazia e del ritorno alla piena agibilità politica. Ai tempi di Bismarck si chiamava Realpolitik, oggi inciucio, ma forse sono la stessa cosa.
PRAGMATISMO. Quando il gotha della politica planetaria corre a frotte ai funerali di stato, non è mai soltanto per porgere le condoglianze e rendere omaggio al successore. Basta guardare d'altronde la dimensione e la qualità della delegazione di Washington alle esequie di re Abdullah, il sovrano dell'Arabia Saudita scomparso a novant'anni, per misurare l'importanza che Obama attribuisce al ruolo cruciale della diplomazia di Ryad in questo angolo del mondo seduto su una polveriera. Già il fatto che la nazione saudita sia al tempo stesso custode dei luoghi santi islamici e leader del mercato petrolifero evidenzia le contraddizioni e la complessità della situazione su cui incombe la minaccia del Califfato. Ora gli occhi sono puntati sul successore, il nuovo re Salman, noto per il suo pragmatismo, ma che deve ancora dimostrare, soprattutto nell'ottica americana, di sapere gestire la transizione, portando avanti le stentate aperture nel campo dei diritti umani e delle rivendicazioni femminili senza incorrere in laceranti vuoti di potere nell'ambito della sterminata famiglia che conta centinaia se non migliaia di principi.
mercoledì 17 dicembre 2014
La Terra di mezzo tra il diavolo e l'acqua santa
16:24
Renzo Balmelli
di Renzo Balmelli
MALAFFARE. Per i cittadini onesti è motivo di grande sofferenza la banalità del male attorno al quale fa perno la fetida palude capitolina. Con la loro "Terra di mezzo", sottratta indebitamente al mondo fantastico di Tolkien, corruttori e corrotti si sono dotati di un paravento mitologico, tipico della cultura di estrema destra, per coprire il malaffare elevato a sistema. E' bastato però che il coperchio saltasse perché tutti, con un pretesto o l'altro, cercassero disperatamente di smarcarsi dal verminaio. Magari ci riusciranno anche, ma nessuno potrà mai proclamarsi innocente agli occhi del Paese. Colpevole del disastro morale non è soltanto chi gestiva la cupola, ma anche chi non ha voluto vedere e ha lasciato fare crogiolandosi nell'ambiguo torpore della morbosa convivenza tra il diavolo e l'acqua santa.
BEFFA. Sono trascorsi venticinque anni dal cataclisma di Mani Pulite, ma come in un ripetitivo gioco dell'oca si torna sempre alla casella di partenza. Fiumi, di soldi e di tangenti, rubati ai contribuenti e finiti all'estero certificano con quanta criminale disinvoltura sia stato legittimato il ricorso all'illecito come occasione per facili guadagni. Alla politica si offre adesso l'opportunità di riscattarsi con una cura dolorosa che porti a una salutare pulizia delle sue maleodoranti stalle di Augia. Ma sulla reale volontà di redenzione si nutrono molti dubbi. Passata la buriana romana, così pensa la gente, la notizia finirà in fondo alla pagina, cosicché agli italiani toccherà sopportare oltre al danno, anche la beffa dei tanti Catone d'accatto che dopo averne combinate di tutti i colori ora si atteggiano a farisaici fustigatori dei costumi
CRISI. E' un attacco in piena regola alle istituzioni e alla democrazia, un attacco di stampo neo fascista, quello che emerge dal pantano di Roma con la sua forza devastante e la sua capacità di scalfire e manipolare le coscienze. Nel suo lucido rapporto il Censis descrive un'Italia in preda a una profonda crisi sistemica, incerta e chiusa in se stessa. La disoccupazione alimenta la rabbia e il rancore, le famiglie scontano l'incertezza sul futuro e i giovani, tra i più colpiti e umiliati, costituiscono un capitale umano non utilizzato che non sa trasformarsi in sana energia lavorativa e che cerca uno sbocco esistenziale infoltendo le fila dell'emigrazione, in continuo aumento. Nella "Terra di mezzo" ove nulla si ottiene senza oliare il meccanismo con le varie mazzette, c'è un Paese che s'interroga e non riesce a reagire.
IPOCRISIA. In una cornice di contenuta mondanità e un Fidelio di lotta e forte impatto scenico, la prima della stagione scaligera priva di inutili orpelli ha saputo cogliere molto bene l'aria del tempo e la gravità della situazione. Con quei quadri che rimandavano al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo si è capito che la serata alla Scala, dove si va per vedere e farsi vedere, non sarebbe stata all'insegna degli inchini e dei baciamano. Qualcuno, forse pensando che l'opera sia solo un parterre riservato ai grandi nomi, si è scandalizzato per le proteste dei lavoratori, definendole pericolose per l'immagine del Paese. Quanta ipocrisia. Nell'epoca della facile dimenticanza forse sarebbe bene ricordare che ancora non sono stati riparati i danni ingenti inferti a questa povera Italia nei giorni infausti del bunga bunga.
ECATOMBE. Raccontano le cronache che i poliziotti americani hanno il grilletto piuttosto facile con i neri disarmati. E' una evidente conseguenza del razzismo ancora così profondamente radicato nel tessuto sociale. La discriminazione è un brutto soggetto presente in qualsiasi momento della storia con la furia della prevaricazione omicida. Accadde anche 150 anni fa con il massacro degli indiani delle tribù Arapaho e Cheyenne. L'ordine era di ammazzarli tutti. Quattro giorni di celebrazioni in Colorado hanno riportato alla memoria una vicenda terribile di cui molti sono venuti a conoscenza grazie a Fabrizio De André che con i suoi versi struggenti (da ascoltare e meditare) rievoca l'immagine dei bambini inermi, sterminati senza pietà: "ora dormono sul fondo del Sand Creek", il fiume teatro dell'ecatombe. La lotta contro l'odio xenofobo viene da lontano e ancora non se ne intravvede la fine.
CINISMO. Con i conflitti in Libia, Ucraina, Siria, Iraq e nel Corno d'Africa, l'Europa è la meta agognata dai migranti per sfuggire alle prevaricazioni e alla tortura. Spesso però l'esodo finisce in tragedia. Una tragedia di dimensioni bibliche che ha trasformato il Mediterraneo, il mare nostrum culla di cultura e civiltà, nella via più pericolosa del mondo. Sono agghiaccianti le cifre fornite dall'UNHCR, l'agenzia dell'ONU per i rifugiati, dalle quali risulta che nel 2014 quasi 3500 profughi hanno perso la vita durante la traversata. E' un tristissimo primato, reso ancora più drammatico dai dati che arrivano dalle altre rotte di navigazione clandestine sparse ai quattro angoli del mondo e che costituiscono la componente essenziale di una terribile vicenda umana segnata dal dolore, dalle privazioni e dal cinismo di chi ne porta la responsabilità. Nel clima pre-natalizio un motivo in più di riflessione da mettere sotto l'albero.
martedì 9 dicembre 2014
Tribuni senza vergogna
16:50
Renzo Balmelli
di Renzo Balmelli
RADICI. All'ottava chiamata alle urne in poco meno di mezzo secolo per votare sugli stranieri, tema che di questi tempi infiamma il dibattito un po' ovunque, l'effetto saturazione si è fatto sentire tra l'elettorato della Confederazione elvetica. Nelle urne è così naufragata miseramente e come meritava la dissennata iniziativa "Ecopop" che per limitare in modo drastico la libera circolazione delle persone e delle idee, mirava soltanto a veicolare astruse tesi neo maltusiane sotto il manto dell'ecologia. Per quanto chiaro sia il messaggio, esso non smussa tuttavia la gravità del problema. Ai quattro angoli dell'Europa il seme del razzismo e della xenofobia ha sviluppato radici profonde e continuerà a dare frutti malati fino a quando la gramigna dell'intolleranza troverà tribuni pronti a servirsene senza vergogna per i loro inconfessabili interessi.
RUBLI. Se c'è uno scenario in cui il vecchio detto "pecunia non olet" è stato messo in pratica con la massima disinvoltura, questi è il congresso del Front National francese a Lione. Senza mostrare nessun imbarazzo Marine Le Pen, la dama bionda dell'ultra destra transalpina, in estasi davanti a Matteo Salvini, ha intascato l'assegno milionario portato in dote dal messo di Putin e che servirà a finanziare la corsa del partito all'Eliseo. Nota bene: assegno in rubli, non in euro, per dimostrare, da che parte tira il vento. Per questo strano matrimonio si è parlato di "fasciocomunismo", una indigesta macedonia dall'ideologia confusa e nebbiosa, dietro la quale spuntano modi autoritari e sbrigativi e l'avversione per la democrazia parlamentare. Come dicono gli inglesi per la loro sovrana, God save Europe!
COMBINAZIONE. Diversamente dalla tenere parole di " Come pioveva", canzoncina di moda anni fa, Sarkozy e Berlusconi non si sono mai amati. Ma per "fatal combinazion" i due, che a distanza si detestano cordialmente, hanno finito con l'incontrarsi e assieme a riparare se non in un "porton", sul carro che nei loro auspici dovrebbe riportarli a rivivere i fasti di un tempo. Entrambi, pur avendo avuto sul finire del loro mandati incontri molto ravvicinati con la giustizia, puntano in alto: Sarkozy alla presidenza, l'ex Cav a qualcosa di ancora indefinito, ma che ha tutto il sapore di una rivincita tanto da fare campagna infischiandosi della sentenza che ne limita il raggio d'azione. Se questa è la ventata di novità nel panorama politico dei due Paesi, i populisti di ogni risma vi troveranno la strada spianata senza faticare.
TACERE. Ha strane idee Matteo, non quello che sta a Palazzo Chigi, ma l'altro, colui che spera di arrivarci alla prima occasione. A sentire l'astro nascente della Lega, da quando la sinistra è maggioranza, l'Italia è diventata il paradiso dei delinquenti. Mal gliene incolse. Quasi in concomitanza con la sua infelice affermazione, la vasta retata anti-mafia effettuata a Roma, retata che ha portato a decine di arresti e a un centinaio di indagati, ha svelato un'altra verità e fatto risalire in superficie l'esistenza di un sistema criminale da brivido orchestrato da una cupola nera comandata da estremisti di destra. Un intreccio perverso di delitti e truffe che ha inquinato i gangli della società. Dalla serie: un bel tacer non fu mai detto, a questo punto non resta altro da fare che dedicare a Matteo, aspirante premier, questo bel frutto della saggezza popolare.
MALEFATTE. Riapre ferite mai veramente cicatrizzate del tutto, il film in due puntate su Giorgio Ambrosoli , l'avvocato assassinato sotto casa da un sicario di Michele Sindona, trasmesso in prima serata dalla RAI e seguito da milioni di telespettatori. Già il sottotitolo avverte che si tratta di una storia vera, come in effetti fu, che per i suoi drammatici risvolti calamitò su Roma l'attenzione del mondo intero. Dalla famigerata P2 alla morte di Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, dall'ascesa di Sindona, propiziata da compiacenti complicità in alto loco, al suo crollo devastante, dagli intrallazzi di Palazzo alle minacce eversive, l'Italia conobbe una concatenazione quasi ininterrotta di tragici eventi che la spinsero pericolosamente sull'orlo del baratro. Giorgio Ambrosoli, morto ammazzato trentacinque anni fa, viene ricordato come un uomo che ha dato la vita per il suo Paese indagando sulle malefatte dei poteri occulti. Col suo solito cinismo Giulio Andreotti disse che se l'era cercata, mostrando fin a qual punto la situazione era degradata sia sul piano politico, sia su quello morale. I fatti venuti alla luce in questi giorni nella capitale rivelano che i criminali sono sempre al loro posto, oggi come ieri.

