mercoledì 13 febbraio 2013

Muro di Chiasso

Quando cadde il muro di Berlino si disse che la storia aveva imparato a correre. Qualcuno deve avere inteso il concetto alla maniera del gambero.

di Renzo Balmelli 

GAMBERO. Più che una minaccia effettiva, pare una guasconata per vellicare gli istinti meno nobili. E' difatti del tutto improbabile che nella civilissima Svizzera la Lega dei Ticinesi riesca a costruire il muro a ridosso del confine di Chiasso che campeggia su un suo manifesto. Il bizzarro progetto avrebbe lo scopo di difendersi dagli "italiani nemici". Al di là della provocazione, è comunque preoccupante che simili idee possano germinare tra la destra populista, mentre le forze migliori attive in Europa si sforzano di ridefinire il concetto di "frontiera" non più come limitazione, ma come luogo per diventare cittadini del mondo. Quando cadde il muro di Berlino si disse che la storia aveva imparato a correre. Qualcuno deve avere inteso il concetto alla maniera del gambero. 


DECLINO. Fin da quando si cominciò a parlarne in termini entusiastici, l'Egitto era al centro di un grande progetto per l'affermazione della primavera araba. Dal Cairo si attendevano impulsi decisivi per consolidare il processo di riforme democratiche che aveva acceso gli entusiasmi lungo tutta la costa nordafricana del Mediterraneo. Il rovescio della medaglia è drammatico. Nella terra dei faraoni è peggio di due anni fa e l'impressione dominante è che il Paese, sebbene nutrito di cultura laica, si stia avvicinando ad ampie falcate a uno Stato teocratico, privo però di una leadership credibile. Tra immagini di violenze scriteriate, si assiste al lento, ma inesorabile declino delle illusioni in un clima che favorisce il caos, il vuoto totale e annichilisce le speranze.


PALLONE. A tre settimane dal 24 febbraio c'è una domanda che i commentatori si pongono mentre i sondaggi danno sempre la sinistra avanti di sei punti rispetto al Pdl. Ci si chiede cosa accadrebbe se il Pd non vincesse le elezioni e se l'inseguitore – osserva Eugenio Scalfari con una nota di preoccupazione – raggiungesse e superasse l'inseguito. Considerato che l'esito delle urne segnerà un passaggio storico della Repubblica e tenuto conto che Berlusconi non ha nessuna credibilità internazionale, lo scenario che si delinea è a dir poco catastrofico. Al potere tornerebbe non solo l'uomo dei festini, ma l'abile piazzista delle fanfaluche e del calcio-mercato. Se tale ipotesi si avverasse, l'Italia rischierebbe davvero di finire nel pallone.


COMMEDIANTI. Dire che il rimborso dell'Imu più che una proposta choc sia una sciocchezza è quasi un'ovvietà. In questa campagna elettorale dai toni esasperati, il problema vero non è tanto di dimostrare che Berlusconi le spara più grosse del barone di Münchhausen bensì di capire quanti elettori sono ancora disposti a seguire colui che per vent'anni ha fatto carte false. Dal tempo del contratto con gli italiani rimasto sulla carta, il programma della destra è stato un susseguirsi di siparietti degni dei peggior commedianti. Dal cilindro è uscito finanche il condono tombale. Il cimitero non c'entra, naturalmente, ma l'effetto è macabro. Eppure, l'immagine del Cavaliere che bussa alle porte per restituire i soldi ha già determinato i suoi effetti sul consenso. Roba da non credere.


BATTAGLIE. Poniamo di leggere che Napoleone venne sconfitto a Mont Saint Jean e non Waterloo, che si trova sul territorio di questo villaggio belga, ma era soltanto il quartiere generale del Duca di Wellington. Nessuno si sognerebbe tuttavia di modificare il nome della battaglia che cambiò i destini del mondo. Altrettanto fuorviante sarebbe usare Volgograd, come viene indicata oggi la città, invece di Stalingrado, per ricordare l'epico scontro che settant'anni fa mutò il corso della seconda guerra mondiale. Durante la commemorazione dell'anniversario, il richiamo al dittatore georgiano ha provocato diffusi malumori tra coloro che hanno vissuto l'esperienza dei gulag. Si possono capire, ma invertire il nome della battaglia sarebbe stata una torsione non soltanto della storia, ma anche all'eroismo di coloro che diedero la vita per porre fine all'incubo nazista. 


COMPAGNO. Se come accade adesso le cose non vanno proprio benissimo, è naturale la tentazione di cullarsi nel ricordo del buon tempo antico. Che poi "buono" lo fosse veramente è tutto da dimostrare. Un classico del genere, capace di rianimare la fantasia e anche un pizzico di nostalgia, sono le avventure di Peppone e Don Camillo, il capolavoro di Guareschi tradotto praticamente in quasi tutte le lingue del mondo. All'appello mancava soltanto il russo, ma in gennaio anche questa lacuna è stata colmata con la pubblicazione del primo volume nella lingua di Tolstoj. Ora si attendono con curiosità le recensioni sulle avventure Compagno don Camillo e del fiero sindaco di Brescello; avventure scartate dalla censura comunista e che adesso arrivano a Mosca in un periodo poco felice, in cui il Cremlino promuove leggi restrittive e arresta gli oppositori come usava in passato.


EREDITA'. Bisogna risalire al 2006 per trovare un titolo italiano candidato al premio Oscar per il miglior film straniero (La bestia nel cuore di Cristina Comencini). Quest'anno Cesare deve morire, opera di grande spessore del fratelli Taviani, insignita dell'Orso d'oro al festival di Berlino, non è riuscita a entrare in finale. Una scelta che fa discutere e addolora gli amanti della settima arte. Purtroppo nel cinema italiano contemporaneo, tranne qualche perla rara, com`è appunto l'opera dei Taviani, ciò che passa il convento è racchiuso nella mediocrità dei cine-panettone, scialbi di contenuti. Ed è un vero peccato. L'Italia ha dato grandi e influenti contributi alla storia del cinema mondiale, lasciando alle nuove generazioni una straordinaria eredità che rischia però di restare senza eredi. Quanto pesi nel declino lo squallore del Rubygate è una domanda che non si può fare a meno di porre.

 

lunedì 4 febbraio 2013

A volte ritornano


"Considerate se questo è un uomo"

"Che lavora nel fango"

"Che non conosce pace"

"Che lotta per mezzo pane"

"Che muore per un sì o per un no."


di Renzo Balmelli 


PENA. Per Primo Levi, con quel numero 174517 tatuato sull'avambraccio, il dopo Auschwitz, diversamente dal titolo di un suo libro, non è mai stato una "tregua", ma una pena infinita, come testimonia l'incipit testé citato del suo romanzo più famoso "Se questo è un uomo". Nello stesso lager Arpad Weisz, geniale allenatore ebreo in Italia, andò incontro a una morte orribile, vittima degli aguzzini tedeschi e delle infami leggi razziali che ne hanno cancellato finanche il ricordo. Nei giorni della memoria la Storia non può essere dimenticata per impedire che la catastrofe possa ripetersi. Ma attenti, a volte ritornano. 


INDECENZA. Tranne i soliti nostalgici - e non sono pochi - la condanna è unanime per l'indecente giudizio di Berlusconi sul Duce, a suo dire dedito al bene della patria. Solleva sgomento l'oltraggio fatto alle vittime di quella immane tragedia e a chi pagò con la vita per liberare il Paese dalla tirannia. Fa tremare il pensiero che il Cavaliere senza etica e vergogna, per raccattare voti a buon mercato strizzi l'occhio a quella parte di elettorato, non così trascurabile, che alle "cose buone" di Mussolini in parte ci crede. Diceva Pietro Nenni che avventure come quella del fascismo riescono difficilmente, ma quando si sono assicurate le necessarie complicità possono durare per molti anni. La deriva di Arcore dura ormai da un Ventennio.


INSIDIE. Nel riconoscere la responsabilità perenne della Germania nell'Olocausto, Angela Merkel non solo rende onore alla verità con un atto di coraggio esemplare, ma ricorda che l'unico antidoto contro i rigurgiti totalitari consiste nel rafforzare il processo di integrazione europea. Sono sulla sua lunghezza d'onda Umberto Eco e altri intellettuali , autori di un appello in cui si ammonisce che senza una vera unione politica l'Europa rischia di uscire dalla storia e di precipitare nel caos. Le insidie revisionistiche sono una minaccia costante. Ma anche l'Inghilterra tiene sulle spine l'UE con la "very british" idea del referendum per un novello "splendido isolamento". Suvvia! Ora che la Manica si attraversa in un baleno, non è proprio il caso.


PRIMO. Era contento di essere arrivato "uno" dopo una tappa, ma "primo" alla fine del Giro non ci arrivò. Alla vigilia delle elezioni, passaggio fondamentale per edificare il sistema sociale, politico ed economico dell'Italia ripulito dalle scorie del passato, il Pd si tenga stretta la maglia rosa senza incappare nella sindrome del ciclista. Nessuno sembra in grado di battere la sinistra, ma dipende come. Anche il rapporto e il ruolo in Europa, sgradito alla Lega e al revanscismo provinciale della destra, è legato al verdetto delle urne. L'incognita è rappresentata dal Senato, su cui fa leva il Pdl per truccare le carte. A giudicare dai sondaggi, Bersani sarà senz'altro "uno". Ma per le grandi questioni che riguardano il Paese, dopo l'urgano Silvio, occorre essere in campo da "primo". 


NEMICO. In America dai 310 milioni di armi in mano ai privati è spuntato anche un lanciamissili. Volendo uno si fa la propria guerra a domicilio, scatenando un inferno. Durante gli ultimi mesi le statistiche contano più di 500 assassinati per il possesso indiscriminato di ordigni di morte. Per frenare il delittuoso fenomeno Obama si sta attivando con determinazione, ma contro di lui ha un nemico irriducibile, la potente lobby delle armi che muove un indotto di oltre 31 miliardi di collari al quale non intende rinunciare. Per incrementare il suo lucroso giro d'affari sulla pelle degli altri, l'associazione, priva com'è di scrupoli e senso morale, è pronta a scatenare la battaglia del secolo, indifferente al fatto che le armi hanno un solo e unico scopo: quello di uccidere. 


RISATA. Chi crede che le prepotenze si combattono con l'ironia prima che con la rabbia, avrà alzato il calice per brindare agli 80 anni di Paolo Villaggio, in arte ragionier Ugo Fantozzi. Pochi come lui hanno saputo interpretare sullo schermo la famosa frase "una risata vi seppellirà" per dire proprio questo: che l'oppressione e la disuguaglianza sarebbero state sconfitte con la gioia di chi ha la consapevolezza di lottare per i propri diritti. Certo, la sua è una risata tragica e iconoclasta, capace di spingersi al punto di definire La corazzata Potëmkin una "cagata pazzesca". Il suo pregio - ha osservato un acuto internauta - è la capacità di cogliere le umane miserie e "di averci fatto ridere di noi stessi senza che ce ne accorgessimo, mentre eravamo convinti di ridere di altri". 

martedì 29 gennaio 2013

Lo sguardo di Hannah

SPIGOLATURE 


di Renzo Balmelli 

PENSIERI. Quando si parla della banalità del male, la mente corre ad Hannah Arendt e al suo sguardo su Eichmann, il gelido organizzatore della "soluzione finale". Sull'autrice di "Le origine del totalitarismo" si è scritto molto a proposito della sua relazione con Heidegger di cui scopri più tardi le simpatie naziste. Consapevole che la banalità del male è ancora tra noi, Margarethe von Trotta ha provato a entrare nella mente della filosofa ebrea tedesca con un film (Hannah Arendt) uscito in questi giorni in cui - ha detto - ha affrontato il compito non da poco di trasformare "i pensieri in immagine". E' una iniziativa provvidenziale e riuscita mentre ci tocca assistere nel cuore dell'Europa alla rinascita di ideologie bacate intrise di odio razziale e antisemitismo.


ABBRACCIO. Se l'Europa non conosce più guerre, resiste alla crisi e al malocchio di chi vorrebbe recitarne l'orazione funebre, parte del merito va riconosciuto ai 50 anni del trattato franco-tedesco che sancì la riconciliazione tra i due Paesi. Lo storico abbraccio tra Adenauer e De Gaulle il 20 gennaio 1963, seppure dettato da motivazioni diverse (il ritorno fra le democrazie per la Germania, il contrappeso all'egemonia americana per la Francia) fu nondimeno il motore che mise in moto e consolidò il processo di integrazione da cui derivò l'UE così com'è oggi. Alla costruzione mancano tuttavia ancora parecchi tasselli . Come è stato sottolineato alla commemorazione del cinquantesimo indietro non si torna, ma la strada verso l'unità politica resta in salita.


AMERICA. Vi sarà forse meno "yes we can" nel secondo tempo di Obama, ma non minore determinazione nel progettare l'America di domani, generosa, solidale, in cui prevalgano regole e diritti uguali per tutti. Troppo frettolosi sono stati i suoi detrattori nel pensare che volendo cambiare Washington e la politica, il Presidente ne fosse stato a suo volta irreparabilmente condizionato. Al contrario il suo viaggio assieme a chi ne condivide gli ideali prosegue, magari con i capelli grigi, ma con un bagaglio di esperienza che lo ha reso più sicuro di se. A dispetto dei nemici, continuerà quindi a farsi guidare dalle ragioni del cuore per fare del suo "Hope and Change" una impresa per la storia in cui sia concesso sognare.


STRAZIO. Qualunque sia la colpa, la pena di morte resta un atto barbarico. Se poi l'esecuzione avviene in pubblico si sale un altro gradino, senza ritorno, nella scala dell'orrore . Per l'ennesima volta, sorda alle proteste della comunità internazionale, Teheran ha mandato al patibolo un condannato davanti alla folla ammutolita. La coscienza si ribella in quanto non ammette che la società, a prescindere dal suo orientamento, possa arrogarsi il diritto di troncare la vita di un altro uomo. E a maggior ragione cresce lo sdegno se consideriamo che alla forca è andato è un ragazzino di appena 16 anni, mai adulto. L'immagine che lo mostra mentre piange sulla spalla del boia nel suo ultimo istante di vita prima di essere impiccato è uno strazio indicibile.


INSIDIE. Era una previsione quasi ovvia. Come conferma la tragedia degli ostaggi in Algeria, l'intervento militare della Francia nel Mali rischia di contagiare l'intera regione compresa tra il Sahara e il Sahel, tra le più povere al mondo, ma ricca di petrolio, gas e uranio che fanno gola e alimentano interessi sterminati. Se da un lato la minaccia rappresentata dai talebani del deserto, miscela esplosiva di terrorismo, religione e fanatismo non è più tollerabile, dall'altro in questa strana guerra, condotta secondo un copione sempre più confuso, incombe la minaccia di un Afghanistan africano, iniziale tassello di un puzzle intricato e pericoloso. Al suo primo faccia a faccia con la Storia, la partita per Hollande si preannuncia lunga e carica di insidie.


ELOGIO. Quando le elezioni bussano alla porta, la politica riscopre il cittadino medio, colui che non sbraita, non da scandalo e si rimbocca le maniche. Di colpo il vicino della porta accanto si trova al centro di pressanti corteggiamenti quale fornitore di voti. Se ne tesse l'elogio, ma appena passato il richiamo delle urne, egli torna nell'ombra del suo quotidiano anonimato. Eppure è proprio questo italiano virtuoso e fuori dagli stereotipi che concorre a fare dell'Italia un paese normale. Su di lui poggia l'ossatura sana e onesta della società civile, in netta controtendenza rispetto al mondo dei perdigiorno, dei festini, delle ruberie, degli intrallazzi mafiosi, dove arroganza e malcostume hanno offuscato il senso del decoro e della dignità.


FRENESIE. Cambiare è possibile e se vi riesce l'ingessata Bassa Sassonia, ritenuta un feudo imprendibile di Angela Merkel, non si vede perché non possa accadere anche a Roma. Le stralunate frenesie da avanspettacolo che hanno costellato la campagna del Pdl, mostrano che ormai è tempo di calare il sipario sul ridicolo Truman Show in cui è stato ingabbiato il Paese durante gli anni in cui, tra l'incredulità del mondo, è stato Berlusconi dipendente in maniera sconcertante. A dispetto degli errori che può avere commesso, Monti ha mostrato che il salto di qualità si può fare nel restituire dignità alla politica. Ora alla sinistra si offre la straordinaria opportunità di giocare la carta vincente del rinnovamento e della governabilità per tornare a respirare aria pulita.


IRONIA. Leggere il presente attraverso la lente del passato non è soltanto un viaggio in ciò che è stato e siamo diventati, ma anche un esercizio assai attuale per mostrare la varietà della natura umana in un quadro di generale corruzione ove predomina l'aristocrazia del denaro. "La vita oggi* (editore Sellerio), il capolavoro del geniale autore vittoriano Anthony Trollope (1815-1882) è a questo proposito un mirabile esempio di scandaglio a tutto campo per la sua facoltà di mettere in scena le varie sfaccettature dell'imbroglio di ieri e di oggi. Certi suoi ritratti, eseguiti con impietosa ironia, sembrano fatti ai nostri giorni tanto sono perturbanti le spontanee analogie con l'italico ventennio firmato Silvio B.


CRUNA. Se Depardieu si getta nelle braccia di Putin, da chi andranno i 100 paperoni globali censiti lo scorso anno? Domanda inutile. Da nessuna parte. Costoro non hanno nessun bisogno di padrini per assicurarsi l'impunità. Il loro sterminato patrimonio li pone al di sopra di tutto e di tutti. Se al cinema Depardieu, prima di perdersi, era il valoroso moschettiere di Luigi XIV, per i magnati planetari il modello è l'altro Luigi, quello di " après moi le déluge". Tanto per gradire, basti sapere che nel 2012, quando tutti tiravano la cinghia, i super ricchi hanno accumulato un patrimonio di 1.900 miliardi di dollari, superiore al prodotto interno lordo italiano. E mai che abbiano provato a far passare un cammello dalla cruna di un ago.

giovedì 20 dicembre 2012

Viva le elezioni

SPIGOLATURE 

di Renzo Balmelli 


PASSATO. Viva le elezioni, l'esercizio democratico per eccellenza. Così si cancelleranno gli equivoci e si daranno le condizioni per affrancarsi del tutto - si spera - da un sistema politico che fino a un anno fa era quanto di peggio vi fosse in Europa. Ancora oggi se ne possono valutare le nefaste infiltrazioni nella forsennata occupazione delle tv messa in atto da Berlusconi con i metodi a lui più congeniali: quelli del sultano. Il suo è un vero e proprio tentativo di sequestrare il voto, aggrappandosi con la forza della disperazione a un populismo di bassa lega mirante a riportare in auge un metodo di governo teso unicamente a favorire gli interessi ad personam. L'Italia a questo punto è a un crocevia; sbagliando direzione finirebbe con l'avere un passato davanti a se dalle conseguenze incalcolabili.


STRAGE. Puoi chiamarti Obama e guidare l'unica grande potenza rimasta al mondo, ma quando devi vedertela con la cinica lobby delle armi , quando ti trovi il nemico in casa , anche il paese più forte diventa vulnerabile. E' la traumatica esperienza vissuta dall'America, ferita al cuore dalla strage di innocenti a Newtown, nel Connecticut ; strage che forse si poteva evitare se pistole e fucili non si vendessero come fossero caramelle. Anni di tragedie non hanno fermato il turpe commercio e mai lo bloccheranno fino a quando non maturerà la consapevolezza che venti bambini trucidati sono un prezzo troppo alto per rivendicare la libertà - falsa libertà - di possedere una Colt.


TRAPPOLA. Per una terrificante coincidenza, in concomitanza con la tragedia americana in uno sperduto villaggio dell'Afghanistan dieci bimbe andate a cercare legna saltavano su una mina antiuomo. La loro breve esistenza finiva li per la cattiveria degli adulti. Con cento milioni di mine disseminate nei paesi più poveri, in certe contrade la terra è una trappola mortale in cui la vita conta meno di zero. L'ennesima vergogna planetaria, l'ennesimo crimine contro l'umanità destinato a restare impunito. Esiste un trattato, quello di Ottawa, per la messa al bando di questi odiosi ordigni. Vi manca però il sigillo di Cina, Stati Uniti e Russia. Perché non firmano?


UFO. Dai tempi di Herbert Wells e del suo celeberrimo " La guerra dei mondi", oppure di Orson Welles e la sua famosa radiocronaca sul fantomatico sbarco dei marziani, la fantascienza esercita un fascino innegabile su milioni di lettori. Appunto perché è fantascienza e l'immaginazione può correre e briglie sciolte. Ma se niente meno che il premier russo giura che gli UFO esistono, sono tra noi, e assicura di averne le prove, magari sarà l'effetto Maya, però qualcosa non torna. A meno che Medvedev non abbia inteso riferirsi alla politica, dove effettivamente non è raro incontrare alieni più alieni degli extraterrestri, tanto marziane sono le loro iniziative.


FURTO. "Vogliate bene alla politica", esortava Benigni nel suo show su RAI1. Ma la politica quanto bene vuole ai cittadini? A giudicare dalle recenti performance nella dependance meneghina di Arcore, non un granché. Hanno lucrato su tutto, sui lecca-lecca, sui gelati, sugli iPd, si sono pagati le vacanze, la amanti ed i pranzi di nozze. E tanto per mettere la ciliegina sulla torta, alla faccia di " Roma ladrona" hanno pure mostrato comprensione per la ribellione fiscale di Depardieu , l'attore che smesso l'abito dell' impavido Asterix è scappato dalla Francia per non pagare le imposte. Non è la prima volta che in quegli ambienti si glorifica l'evasione, ossia un furto ai danni della comunità.


CANZONETTE. Per quanto futile , il festival della canzone è l'argomento principe dei salotti televisivi, dibattuto con una enfasi che lascia allibiti. Pare che le elezioni e San Remo non siano compatibili. Però una soluzione ci sarebbe. Basterebbe affidare la presentazione del festival a Berlusconi che da primo ministro è stato una nullità, ma che in veste di imbonitore non teme rivali. Sul palco dell'Ariston si troverebbe a suo agio mentre intrattiene il pubblico e racconta barzellette come faceva in gioventù sulle navi da crociera. Per lui sarebbe un ritorno alle origini e la conferma che le politiche della destra " sono solo canzonette".

 

mercoledì 19 dicembre 2012

E dite se è poco

di Renzo Balmelli 

CATACOMBE. Guido Morselli non aveva una grande stima dei cortigiani, una galassia - diceva - che meritava di essere ricordata per le sue imprese pienamente futili. Oggi non tarderebbe a scoprire scatoloni di futilità nei polverosi magazzini del berlusconismo, vero e proprio fenomeno da Barnum della politica, di nuovo in pista per concedere l'ennesimo, tragico bis. Legioni di peones, caporali, indagati e amazzoni stanno risalendo dalle catacombe nel solco di quella sorta di (s)fascismo strisciante, di inno al nichilismo che si regge sul "tanto peggio, tanto meglio". Un gesto che svela gli aspetti eversivi di una campagna elettorale posta sotto l'insegna del peggior populismo di destra.

DEMAGOGHI. A preoccupare non è tanto il ritorno di Berlusconi, dinosauro ormai ridotto a caricatura di se stesso, quanto l'ampiezza del suo lascito. Quel certo modo di fare politica che ha scandalizzato mezzo mondo e pervaso il Paese lasciandovi tracce piuttosto vistose. Quanto conteranno ancora? Sebbene la bocciatura di Europa, mercati e sondaggi sia corale, non è una ragione per stare tranquilli. Qualunque siano le difficoltà, c'è un settore dell'Italia che non cambia e che per tornaconto rincorre le false promesse piuttosto che ragionare con la propria testa. Demagoghi e spacciatori di paradisi artificiali hanno ancora un certo seguito anche perché la storia, ahinoi, non sempre è maestra di vita.

IL TEPORE MEDITERRANEO. Nascere in Svizzera è come vincere un terno al lotto. Ne è convinto l'Economist dopo avere spulciato, confrontato e analizzato migliaia di dati. L'unica a stare a ruota della Confederazione è l'Australia, ribattezzata "Australia felix", mentre l'Italia è ventunesima. Per addolcire la pillola, le contrade del sud potranno comunque consolarsi con Goethe e il suo famoso "kommt in das Land, wo die Zitronen blühen". Come dire che per una vita felice, tranquilla e di qualità contano pure altre cose oltre alle statistiche. Accanto ai grandi exploit, il tepore del sole mediterraneo e il profumo degli agrumi possono essere un gradevole antidoto alla morsa del gelo che paralizza il corpo, ma soprattutto l'anima.

LO STRANIERO. Per molti è diventato il colpevole per antonomasia di tutti i mali della società sebbene sia egli stesso la prima vittima del neo liberismo senza freni. La sua presenza fa binomio con disoccupazione secondo un accostamento arbitrario che la destra nazionalista e xenofoba cavalca senza pudore. Essere straniero quando la congiuntura va male significa in molti casi dover affrontare un carico di pregiudizi dettato in larga misura da considerazioni di carattere emotivo. Anziché indagare a fondo sulle reali ragioni del disagio, è più facile e comodo trovare il capro espiatorio in un contesto sociale che vede l'indifferenza rispetto all'umanità prevalere sulla solidarietà tra gli uomini.

PROMESSA. Non sarà perfetta la costruzione europea. D'accordo. Ma senza l'Ue la storia del Vecchio continente degli ultimi sessant'anni forse sarebbe stata ancora condizionata e penalizzata dalle antiche rivalità. Quanti contestano il Nobel per la pace attribuito all'Unione Europea chiedendosi quali guerre essa abbia mai troncato o evitato, non hanno capito nulla. Il progetto europeo ha dimostrato che è possibile stare insieme anche nel cuore della più grave crisi di questo secolo senza che da qualche parte si oda il tintinnio delle sciabole. A Oslo i nemici di un tempo hanno intrecciato le mani rinnovando la solenne promessa che i padri fondatori fecero in Roma, dove l'UE ha le sue radici: mai più guerre fra noi! E dite se è poco.