sabato 11 settembre 2010

Un'altra illusione è svanita

di Renzo Balmelli 


ILLUSIONE - Per la cultura non è stata una bella estate.  Nell'indifferenza pressoché totale si è consumata la chiusura dell'ultimo "Remainders", la catena che offriva gli invenduti fuori catalogo al costo di un caffè . Con la fine della libreria è calato il sipario su un sogno cominciato mezzo secolo fa: dare a tutti la possibilità di comperare un libro vero, di consumare buona letteratura.  Dalla politica non una parola, quando si è presentata l'occasione di salvare una "pazza idea". In compenso si è fatta indigestione di gossip sulle vacanze della real casa di Arcore con tanto di topless. Tra le violenze mediatiche della stampa di famiglia, ci rendiamo conto che un'altra illusione è svanita.


OLTRAGGIO – Contrariamente all'opinione corrente la lapidazione non è un rimasuglio del passato, ma una pena in espansione diffusa dagli integralisti. Di tale supplizio, che incute orrore al solo nominarlo, si torna a parlare mentre il caso Sakineh, la donna iraniana di 43 anni, madre di due figli, è ormai divenuto una questione di stato in vari paesi europei. La pena capitale è un crimine legalizzato, seviziare e uccidere qualcuno con tanta crudeltà significa sprofondare nel buio della ragione. Agli occhi del mondo civile nessun motivo ne religioso, ne politico, ne legale potrà mai giustificare una simile barbarie. Prima della sentenza la donna simbolo di migliaia di oppositori e centinaia di condannati alla forca aveva ammesso di essere adultera e omicida, ma poi si era saputo che la confessione era stata estorta dopo due giorni di torture. Grazie alle pressioni internazionali l'esecuzione non ha ancora avuto luogo , a conferma di quanto sia indispensabile restare vigili per dare al forte impegno in favore di Sakineh il senso ancora piu' vasto di in una campagna contro la pena di morte ovunque viene ancora praticata in oltraggio alla sacralità della vita. Non sarà tuttavia col mandare al rogo copie del Corano come minaccia di fare il pastore evangelista americano Terry Jones per l'anniversario dell'11 settembre che il senno riuscirà a prevalere sull'oscurantismo. Oltre che innescare il rischio di assurde guerre di religione, bruciare libri come usava nella Germania nazista è mettersi sullo stesso piano della giustizia vendicativa.


RESISTENZA - Ha colto nel segno il Capo dello Stato quando ha messo in bella evidenza il messaggio storico e politico della Resistenza che conserva il suo valore universale e resta sempre attuale. Rispetto all'8 settembre è cambiato il contesto, certo, ma non lo spirito della mobilitazione: la resistenza civica e morale è piu' necessaria che mai per non perdersi nel tragico labirinto in cui la destra ha manovrato l'Italia. Il paese è in una situazione di vuoto, di incertezza e di instabilità che puo' portare a esiti imprevedibili. Negli ambienti vicini al premier si racconta che Berlusconi è stanco della picconate del Colle e i suoi giornali lo assecondano quasi a voler spacciare l'immagine del Quirinale non piu' "super partes". Si creano insomma le condizioni per usare anche contro Napolitano il cosidetto "metodo Boffo" che ha già avuto effetti devastanti?


AIDA - Molti italiani per nulla prevenuti ancora non han capito dove voglia andare a parare Gianfranco Fini. Chi si aspettava un clamoroso "show down" oppure pensava di vederlo saltare piè pari dal carro del vincitore è rimaso deluso. Qualcuno in vena di battute ha paragonato il tanto atteso discorso di Mirabello al coro dell'Aida che sul palco intona il celebre "Partiam, partiam", ma non si muove di un passo.  Ironia a parte , in giro c'è davvero la sensazione di un grande occasione mancata . Per inaugurare una fase nuova nel panorama politico serviva qualcosa di meno scontato della costatazione che il Popolo della libertà non c'è piu', non esiste. Che il Pdl fosse alla frutta si era intuito da un pezzo, mentre ancora non è chiaro invece come dovrebbe essere l'altra destra finiana, moderata, democratica , liberale, affrancata dalla retorica del predellino. In attesa di segnali convincenti , il berluscon-leghismo forgiato nel fuoco del populismo puo' contiuare a vivacchiare a scapito della legislatura.


SCONFITTO - Seduto su una poltrona che traballa, il premier esclude di consegnare il paese al governo degli sconfitti. Allora, di grazia, cosa ci fa ancora a Palazzo Chigi? Con la tattica delle cortine fumogene il Cav ha fatto credere al paese di essere l'uomo della Provvidenza, ma i risultati sono stati di una modestia sconfortante tanto da svuotare di ogni significato il contratto con gli elettori. Il primo sconfitto è dunque proprio lui: con la maggioranza che aveva poteva fare molte cose, molte riforme che invece sono rimaste nel cassetto. Ora si sbraccia nell'affermare che tornerà al lavoro per fare quello che ha promesso e non ha fatto. Ma è troppo tardi ormai : il suo esecutivo è come una squadra che vince in trasferta e poi si fa rimontare dieci reti alla fine di una prestazione inguardabile.

venerdì 9 luglio 2010

Effetto serra nei palazzi romani 

di Renzo Balmelli 

REGIME. Si presentano con gli stessi sintomi il gran caldo e le elezioni anticipate, i due tormentoni di stagione. Entrambi fanno sudare e tengono sulle spine. Ma se a rinfrescare il clima meteorologico di sera dal mare può arrivare una piacevole brezza, nei palazzi romani il clima politico è talmente surriscaldato che al punto in cui siamo non si puo' scartare a priori l'ipotesi di una chiamata alle urne prima della scadenza naturale della legislatura. Ormai nel Pdl, che palesemente non riesce ad assolvere il mandato ricevuto dagli elettori, si respira la sindrome dell'assedio e dei regolamenti di conti tra fratelli-coltelli. Qualunque sia lo sbocco della crisi incipiente, già adesso è evidente che a questo ritmo l'Italia non potrà che peggiorare. Nel mezzo delle gravi tensioni sul mercato del lavoro, con la disoccupazione che aumenta a vista d'occhio, le convulsioni di chi occupa Palazzo Chigi mostrano una leadership capace soltanto di varare una manovra tanto ingiusta quanto approssimativa, indecisa a tutto e col fiato corto. Se n'è avuta la prova con il milanesissimo “ghe pensi mì” del premier , specchio implacabile della maggioranza che naviga a vista, senza progetti, senza strategia , tranne l’ossessione della giustizia. Ed è appunto questa la triste realtà in cui naviga la compagine del predellino , creata per vincere, ma non per governare. Sono dunque gli azzurri, non i calciatori sconfitti in Africa , ma i politici di questa destra sconclusionata , a mandare in sofferenza l’Italia in un frenetico finale di partita che pero’, diversamente da quanto asseriva Samuel Beckett, non fa ridere, ma trasmette ansia e allarme. Mentre arriva il tempo delle vacanze, forte, fortissimo è difatti il pericolo che al rientro il paese abbia fatto un altro passo verso forme di regime strisciante. Nel deciso affondo di Napolitano che denuncia svariati motivi di criticità nella legge sulle intercettazioni, la legge bavaglio, si scorge l’apprensione per il rischio di una deriva irrefrenabile al fine di orientare la libertà e il diritto all’informazione nella direzione pretesa e imposta da chi siede nella stanza dei bottoni. Certo, l’intervento del Qurinale è la prova che con il rigore intellettuale e la fermezza democratica Berlusconi può essere fermato nella sua ambizione cesarista e il progetto post-costituzionale che l'accompagna. È la sola buona notizia di questa storia in cui il velleitario ghe pensi mi non è il rimedio, ma la malattia.

SPETTRALE. Che cos’è una bugia? Per Fanny Ardant, musa di Truffaut, senza di esse la vita sarebbe un tantino meno gaia. Se sui vezzi di una grande attrice si puo’ anche sorridere, non si puo’ invece scherzare sulle bugie di stato. Ci sono voluti milioni e milioni di sterline alla Gran Bretagna per smascherare una delle piu’ ciniche menzogne che possono cambiare il corso della storia. Soltanto adesso Londra si è decisa a svelare l’inganno sul bloody sunday la domenica di sangue del 30 gennaio 1972 nell'Irlanda del nord che non fu un atto terroristico ma una irresponsabile iniziativa dell’esercito britannico. La rivelazione apre scenari inquietanti e solleva atroci dubbi sul ricorso alla menzogna da parte dei governanti. L’interrogativo è tornato alla ribalta nel trentesimo anniversario di Ustica, uno scandalo senza precedenti, sepolto sotto le carte, gli inganni, i silenzi, i servizi deviati e le complicità ad altissimo livello di un intrigo internazionale di cui non sono state mai chiarite ne la dinamica ne i mandanti. I resti del Dc9 dell’Itavia abbattuto con 81 persone a bordo sono stati raccolti in un capannone che è diventato il museo piu’ spettrale d’Italia, il museo della verità negata.

SCEMPIO. C’è un filo di indecenza istituzionale nel presente del governo Berlusconi e dei suoi ministri, complici tanto quanto il premier nel tentativo di imporre una torsione autoritaria ai precetti sanciti dalla costituzione repubblicana e antifascista. Ormai di questo passo per sfuggire alla giustizia ci sono solo due strade: o la latitanza o una poltrona a Palazzo Chigi. L’invenzione di un ministero per Aldo Brancher al solo scopo di svicolare dal processo che lo riguarda è l’ultimo scempio di una attività governativa che dopo due anni alla testa di una maggioranza enorme puo’ vantare un elenco di risultati che dire insoddisfacenti è dir poco. Con l’uso strumentale del legittimo impedimento, di fatto uno scudo su misura per il premier, il simbolo di un fallimento non potrebbe essere piu’ evidente. Nell’intento di rendere il quadro meno fosco, la stampa di famiglia ha provato a presentare il divino Silvio come l’uomo della provvidenza al G8 e al G20. Di quel valzer diplomatico invero un po’ stonato verrà ricordata la graziosa biondina intrufolatasi chissà come nella delegazione italiana. Vi sono circostanze in cui il Cavaliere non viaggia mai senza scorta.

    P.S. Nel frattempo Brancher ha lasciato l'incarico: un "atto dovuto" che non modifica il giudizio negativo sulla legge. Anzi, queste dimissioni rafforzano e confermano quanto già si sapeva: l'uso strumentale che la destra, col pretesto di tutelare la privacy, intende fare del decreto sulle intercettazioni per dare scacco matto alla giustizia avvalendosi del silenziatore imposto alla libertà di informazione. 

lunedì 28 giugno 2010

Gallina che canta ha fatto "goal"

SPIGOLATURE 

Sarebbe interessante sapere a quanto ammonta la dote del matrimonio padano consumato nel sultanato di Arcore.
di Renzo Balmelli 

GALLINA. Come prima, piu’ di prima la Lega è una mina vagante che con i propri voti condiziona pesantemente la sopravvivenza del governo. Al fango su tutto quel che riguarda l’Italia si è aggiunta, all’indomani della manifestazione di Pontida, l’infamante accusa agli azzurri di avere comperato la partita con la Slovacchia. Infamia , per altro smentita dalla clamorosa eliminazione della  squadra di Lippi, che la maggioranza, in apnea continua a causa degli scandali, si è guardata bene dal biasimare. Secondo un vecchio adagio la prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo, per cui sarebbe interessante sapere a quanto ammonta la dote del matrimonio consumato nel sultanato di Arcore.

SPECCHIO. - Se fosse vero anche solo in parte che il calcio è una specie di metafora della vita, si potrebbe dire che il tonfo degli azzurri ai mondiali è lo specchio dell’Italia berlusconiana: nemmeno un reality, bensi’ un immenso irreality-show in cui c'è poco di vero e quel poco che appare, come sta succedendo con la ricostruzione dell'Aquila, è in gran parte fumo negli occhi. Con la differenza, sostanziale, che nel calcio il bluff dura poco, il tempo di un partita, di un risultato umiliante, mentre nella maggioranza l’inganno va avanti da anni, indisturbato e con la complicità di un immenso apparato mediatico che abbacina e ipnotizza gli spettatori. Ora sono iniziati i processi all’allenatore e ai giocatori, ma la ricerca del capro espiatorio di norma è un esercizio sterile che raramente porta a vere riforme. Da rimettere in forma semmai è l’intero sistema che si autoalimenta a suon di milioni e di false illusioni sperperate al vento. Proprio come questo governo.

BRAGHE BIANCHE. Un altro pezzo d’Italia che se ne va. Celebre per l‘omino coi baffi, la caffettiera Bialetti abbandona la gloriosa tradizione di famiglia ed emigra nell’est europeo, travolta dalla massimizzazione dei profitti a scapito dei posti di lavoro. E’ la pesante fattura che gli industriali onesti e laboriosi sono costretti a pagare in seguito al ritorno rovinoso del capitalismo senza etica che esige dalle maestranze il consenso a comando . Nel terzo millennio, con questa destra alla guida del paese, “el sciur paron dalle bele braghe bianche” non è affatto una categoria in via di estinzione.

CALO. Che Berlusconi si faccia confezionare i sondaggi come i vestiti su misura è risaputo. Non avrà quindi apprezzato, data l’autorevolezza della fonte, l’ultimo rilevamento che attesta un vertiginoso calo di consensi per il governo. Di norma di fronte alle notizie sgradite il premier se la cava con una battuta sulla sinistra che semina odio. Ora sarà interessante vedere come reagirà con il Corsera e Mannheimer, autori dell’inchiesta, che non sono certo assimilabili ai soliti comunisti. Ma presto il premier potrà consolarsi con la legge-bavaglio.

COMPAGNO. Che tristezza! Invece di andarne fiera la sinistra polemizza sull’appellativo “compagni” e regala motivi di scherno ai berluscones che non aspettavano altro per rifarsi la bocca. A giudizio dei riformisti per caso, forse del tutto ignari della storia del movimento operaio, formule come “compagni” e quant’altro sono espressioni desuete che “guardano in maniera ingiustificatamente romantica al passato”. Ma va là! In tempi bui come questi ben altri dovrebbero essere nel Pd i grandi temi su cui confrontarsi anziché dare l’immagine di partito incline a spendersi e lacerarsi nelle più bislacche e autolesionistiche controversie. Una sciocca battaglia priva di senso.

ORRORE. Tra marea nera, generali indisciplinati e la destra repubblicana avida di potere, Obama ha le sue gatte da pelare. Cio’ nonostante la Casa Bianca avrebbe torto a ignorare lo sgomento che si è diffuso nel mondo dopo la fucilazione di un condannato a morte. Oltre al macabro rituale, si prova un senso di doloroso stupore nel vedere la facilità con la quale sono stati reclutati i volontari per formare il plotone di esecuzione. Non puo' esservi giustizia peggiore di quella vendicativa che rilascia la licenza di uccidere abbassandosi al livello dei criminali piu’ efferati. Qualcuno, credendosi originale, ha scritto che, scegliendo di essere fucilato, il prigioniero ha realizzato l’autogestione democratica della pena di morte. Ma qui la pena è nel leggere certe follie. Togli il brivido di orrore e trovi la barbarie.   

martedì 22 giugno 2010

Forza, Africa!

È prioritario che il Sudafrica, impegnato in una sfida cruciale per il proprio futuro, vinca la sua scommessa in nome dell’intero continente nero.

di Renzo Balmelli 

MONDIALI. Per noi non ha assolutamente nessuna importanza chi alla fine si aggiudicherà i mondiali di calcio. Prioritario per noi è che il Sudafrica, impegnato in una sfida cruciale per il proprio futuro, vinca la sua scommessa in nome dell’intero continente nero, oberato da problemi di cui a volte sembra impossibile misurare la reale, disumana portata. Da anni, nella disattenzione generale, nel Congo orientale è in corso il piu’ grande genocidio del dopoguerra. Secondo stime accreditate sono state uccise tra i sei e sette milioni di persone , vittime di massacri spaventosi. E sono soprattutto donne a pagare il prezzo dell'infame operazione. Ma nessuno ne parla perché la priorità per l’occidente passa dalle ricche miniere del paese. Si resta sgomenti pensando al dopo, all’idea di sapere che cosa succederà quando si spegneranno i riflettori sulla rutilante vetrina del torneo e l'Africa tornerà a morire in silenzio.

SEPARATISMO. Suona come il requiem di una nazione il muro contro muro tra fiamminghi e francofoni uscito dalle elezioni belghe. Dopo essere stata lo specchio di cio’ che dovrebbe essere l’Europa del futuro, la patria di Magritte e Simenon sta diventando un rompicapo che mette in crisi le istituzioni comunitarie. Già in passato il regno di Alberto II è stato piu’ volte sull’orlo della crisi per i contrasti tra due comunità che si sopportano, ma non si amano. Negli ultimi tempi il riemergere del problema etnico, culturale e linguistico ha ridato fiato alle sirene del separatismo. Nelle Fiandre è nata una nuova Lega dai caratteri inquietanti che sulla falsariga di quanto accade col movimento di Bossi fa leva sulla presunta superiorità del nord laborioso e locomotiva del paese per riportare indietro le lancette della storia. Se la convivenza si spezzasse fino all’evaporazione del Belgio, al confronto Roma ladrona sarebbe un melodramma e Bruxelles una vera tragedia nel cuore dell’UE.

AUTONOMIA. Non è un editto, ma le regole dettate da Sarkozy per il salvataggio di Le Monde, il prestigioso quotidiano francese gravato da una pesante situazione debitoria, sembrano un tipico esempio di scuola berlusconiana. All’ Eliseo premeva bloccare la cordata della gauche e dal modo esplicito con cui è intervenuto si è intuito che la partita è solamente politica. Grazie alla società dei redattori che ne ha garantito l’indipendenza e l’autonomia finora la testata è stata un modello unico nel mondo della carta stampata. Si intuisce quindi che possa dar fastidio al potere. “ Noi - diceva a questo proposito il noto editorialista del New York Times James Reston - eravamo qui prima che voi arrivaste e ci saremo ancora quando voi politici ve ne sarete andati”. In questa battaglia dei valori e dei principi non ce lo dobbiamo dimenticare mai.

SCINTILLE. Si temeva che il cinema italiano avesse perso voglia e mordente, ma la tendenza sembra essersi invertita. Da Guadagnino a Lucchetti, dalla Guzzanti a Piccioli i pronipoti del neorealismo, mortificati dalla legge-bavaglio e dai tagli decretati dal governo, si sono rigenerati e tornano a raccontare l’Italia cosi’ com’è, con storie forti, penetranti , che indispettiscono la maggioranza, incline di suo a dare un quadro edulcorato della realtà. A guidare la rivolta morale sono scesi in campo registi, autori, attori e scrittori decisi a mobilitarsi in tutto il paese al fine di contrastare la linea politica della maggioranza che si muove contro la cultura in quanto tale. Nel recuperare la lezione dei grandi maestri del passato si capisce che la cinematografia italiana è tornata sulla buona strada per provocare di nuovo scintille e non solo a livello della settima arte.

NERVOSISMO. Quando Bossi da segni di nervosismo, Berlusconi corre subito ai ripari. Va percio' letta nell'ottica di uno strumentale scambio di favori la precipitosa creazione del nuovo ministero per l'attuazione del federalismo. Agli occhi  del premier  la mossa dovrebbe rabbonire il capo leghista che in un momento di forte tensione all'interno della maggioranza ha riaperto di botto i giochi sulle intercettazioni. La legge cosi' com'è non va e sono in molti a dirlo.  Oltre a incontrare il netto rifiuto dell'opposizione, il testo che sa tanto di decreto ad personam  sta pure mettendo in serio disagio sia il Colle, sia svariati pezzi della maggioranza, consapevoli di avere a che fare con un provvedimento contestato anche a livello internazionale.  La sortita di Bossi , che ha accettato l'idea di emendamenti non solo di forma ma anche di sostanza, è bastata per fare pensare al rinvio e in pari tempo, venendo da un alleato di provata fede,  a vanificare l'illusione di Palazzo Chigi  di strappare l'approvazione immediata di un disegno di legge che considerava blindato. Con parole di fuoco il presidente del consiglio ha dato sfogo alla sua frustrazione, ma a dispetto dei soliti attacchi alla sinistra e alla magistratura rossa il suo intervento non è valso a occultare le difficoltà del governo che giorno dopo giorno vede crollare i suoi castelli di carta. A Napoli, dove i rifiuti sono sbucati da sotto il tappeto per invadere di nuovo le strade, e all'Aquila , dove si sgretola lo  smalto fittizio della ricostruzione miracolosa, la verità comincia a farsi strada.   

lunedì 14 giugno 2010

Il silenzio è legge

di Renzo Balmelli 

SILENZIO. Mentre il Senato impartiva la benedizione al ddl sulle intercettazioni, Berlusconi si concedeva un siparietto, al limite dello sgarbo diplomatico, piantando in asso il collega spagnolo Zapatero nel mezzo della conferenza stampa congiunta. Palazzo Chigi ha minimizzato l’incidente, ma l’irritualità della situazione testimonia l’irritazione del premier che non riesce, nonostante il dispiegamento dell’artiglieria pesante, a zittire la mobilitazione contro quella che è stata definita la “legge bavaglio”. In effetti l ’approvazione della nuova normativa espropria i cittadini di un bene inalienabile, il diritto a sapere e la possibilità di conoscere i contenuti delle inchieste. Casi come gli scandali che hanno investito la Protezione civile e costretto il ministro Scajola alle dimissioni in futuro verranno liquidati in famiglia secondo le convenienze dell’omertà politica. Per questa ragione l’Italia è solo all'inizio di una battaglia per la libertà molto dura, al fine di impedire che si torni al regime del '25". Nel piano delle proteste si andrà dalla giornata del silenzio dell’informazione alle pagine in bianco sui giornali che segnalino l’allarme che si è creato nel paese. Pare infatti evidente che il testo licenziato dal Senato non realizza l'obiettivo dichiarato di tutelare la privacy, ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa. Ne sono dimostrazione le pesantissime sanzioni agli editori. La mobilitazione coinvolgerà anche alcuni giornali stranieri, perché questa è una vicenda che incide sulla Convenzione dei diritti dell'uomo a livello internazionale. Che triste spettacolo ci offre la destra. A questo ha portato la deriva del governo e della sua maggioranza complice nei reiterati attacchi alla Costituzione e alle istituzioni democratiche.


VIA PAL. Se Molnar tornasse nella sua via Pal non la riconoscerebbe piu’. Nemecsec, Janos Boka e gli altri eroi positivi della sua saga urbana sono stati soppiantati da una classe di privilegiati mossi dall’avidità di accumulare ricchezze senza curarsi del resto. Sia chiaro, nessuno rimpiange il comunismo, men che meno a Budapest che ha conosciuto l’orrore dell’invasione sovietica. Ma la transizione frettolosa e caotica da un sistema liberticida al capitalismo senza regole sta costando caro all’Ungheria .Quando i paesi dell’est si affrancarono dal giogo del Cremlino, accanto alla ritrovata libertà ereditarono corruzione, instabilità, rigurgiti nazionalisti e razzisti . E le conseguenze si vedono. Oggi il copione dell’area danubiana, con le sua economia fragile e vulnerabile assomiglia a quello greco, oberato dai debiti. A suo tempo voci auterovoli, da Jacques Delors al tedesco Genscher, esortarono a operare per uno sviluppo sano, graduale e fondato sulla giustizia sociale, ma gli uomini politici non gli dettero retta.


RICORSI. All’orizzonte si intravvedono corsi e ricorsi storici che non lasciano dormire sonni tranquilli. Ovunque ormai crescono i timori sulle prospettive dell’economia mondiale. Oggi come ieri il clima sul fronte sociale è pessimo e peggiora di giorno in giorno, mentre si fa pressante il dovere di mobilitarsi per dare voce ai soggetti piu’ toccati da misure di austerità inefficaci e inique . Prevale la sgradevole sensazione che la scure del rigore colpisca in una sola direzione, sottraendo risorse ai piu’ bisognosi e lasciando impuniti gli incendiari, gli evasori, gli speculatori, i Paperon de Paperoni e gli onorevoli mallevadori delle allegre finanze. Fu cosi’ che il secolo scorso a furia di tirare la corda l’Europa finì sotto gli scarponi chiodati del nazifascismo.


SACRIFICIO. Secondo un curioso sondaggio, in Italia gli uomini mentono piu’ delle donne. Non esiste nessuna tesi scientifica a sostegno di questa tesi, ma Berlusconi e Tremonti che fingono di litigare per meglio spalleggiarsi al fine di sdoganare la manovra ne sono una eloquente dimostrazione empirica. Ma non sono soli. In questo marasma, gli esponenti della maggioranza che fanno? Invece di stare zitti, come il pudore consiglierebbe, mettono in giro la favoletta sulla volontà di fare la loro parte e di ridursi lo stipendio. Ma di quanto? Del 5% che su una busta paga di 16 mila euro netti al mese spettanti ai deputati fanno 800 euro. Vogliamo chiamarlo sacrificio?


PAURA. Sul volto di Napolitano l’imbarazzo era palese mentre il premier si sbracciava al passaggio dell’avvenente crocerossina. Confondere il papagallismo con il buon governo è una tecnica collaudata che serve solo a gettare fumo negli occhi. Ormai il verbo dominante è “berlusconizzare”. Berlusconizzare il sapere, il pensiero, la RAI, i telegiornali, la libertà di stampa, le inchieste contro la criminalità, le intercettazioni, il dissenso, il parlamento, la giustizia, i Pm, gli scrittori, i registi e soprattutto il diritto dei cittadini di essere informati. Toghe, giornalisti, legalità e informazione sono gli incubi ricorrenti della destra berlusconiana che dall'intreccio tra scandali, inchieste e giornali teme per la propria sopravvivenza. Ma la paura della verità è il modo peggiore di governare e assicurare la stabilità della democrazia.