giovedì 14 settembre 2017

Giocattoli alla dottor Stranamore

di Renzo Balmelli  

 

CATASTROFE. Se ha ancora un senso il vecchio adagio secondo il quale la guerra è troppo seria per essere lasciata ai generali, sarà cosa buona e giusta che gli strateghi americani e nord coreani vengano posti senza indugi in condizioni di non nuocere. Poiché, se è vero che se chi li comanda, Trump a Washington e Kim Jong-un a Pyongyang, sembrano finti, oltre che ridicoli nella loro buffonesca prosopopea, tali non sono invece i giocattoli alla dottor Stranamore coi quali si trastullano sul palcoscenico mondiale. Basterebbe che uno solo di quegli ordigni sfugga al loro controllo, ammesso e non concesso che codesto controllo siano in grado di esercitarlo, ed ecco che il globo andrebbe incontro a una catastrofe incommensurabile. Su come si sia giunti a questo punto nemmeno i migliori analisti sono finora riusciti a dare una risposta univoca. Negli scaffali traboccano i testi sulle oscillazioni del pendolo che scandisce le sorti dell'umanità e che già in passato diede origini a crisi e conflitti gravissimi. Ora però la minaccia si è fatta ancora più acuta. Gli ordigni nucleari sono finiti nelle mani di chi ha imparato a non preoccuparsi e ad amare la bomba senza che nessuno sia riuscito a impedirlo. L'accesso alle armi atomiche – che, sia detto per inciso, onde evitare pericoli andrebbero tutti eliminati e distrutti – è di una facilità irrisoria. Che se ne occupino solo pochi malintenzionati e che il numero degli arsenali tenda ad aumentare non consente di dormire sonni tranquilli.

 

SCATOLONE. Ciò che era drammatico prima della pausa estiva, lo è rimasto mentre stavamo in panciolle sotto l'ombrellone. La quotidiana tragedia dei migranti è proseguita senza soste e chi ci specula in modo osceno per seminare paura e raccattare voti a buon mercato non ha perso una sola occasione per lucrare anche sui morti. Senza fare distinzioni, ma buttando tutti nello stesso calderone, nello sgangherato linguaggio della destra xenofoba, chi sfugge dai regimi liberticidi in cerca di un angolo di tranquillità per sé e i suoi cari, non viene più considerato un profugo, ma uno scansafatiche, un approfittatore, un criminale, uno stupratore. Nel mesto corteo dei barconi della speranza che galleggiano sul caos, ormai si è perso qualsiasi reale controllo della situazione. In quello scatolone di sabbia, come Gaetano Salvemini definiva la Libia, la propensione sempre in auge a disgregarsi piuttosto che a unirsi evidenzia una condizione geo politica che vanifica qualsiasi progetto. In questo contesto lacerato e privo di speranze il prezzo in vite umane altissimo. Parafrasando Max Frisch si potrebbe dire che i i moderni schiavisti aspettavano braccia a buon mercato e invece sono arrivati esseri umani. Tanto peggio per loro se affondano nella nostra disumanità? 

 

INCOGNITE. Dove conduca la Brexit alla fine del suo strano e per tanti versi incomprensibile distacco dall'Unione Europea è il tor­men­tone che verosimilmente finirà con l'accompagnarci per molto tempo ancora e che aspetta di essere verificato, se non risolto, in conco­mi­tanza con le prossime scadenze elettorali. Quelle tedesche, ormai in dirittura d'arrivo, diranno indipendentemente dall'esito delle urne, se il modello britannico avrà degli imitatori, tra l'altro particolarmente attivi in certe frange della politica italiana, oppure se continuerà a prevalere la consapevolezza, mentre il mondo cambia e avanza, che aprirsi è il solo modo per tenere in vita questo nostro Vecchio Continente. Troppe volte infatti la storia ci ha insegnato che quando l'Europa si è fatta travolgere dal nazionalismo sfrenato è andata incontro a lunghi periodi di lacrime e sangue. Tra le tante sfide da raccogliere uniti spicca la multiforme strategia del terrorismo di matrice jihadista. L'Isis può perdere la partita sul campo, ma la sua ideologia resiste. Sarebbe una pericolosa illusione pensare che una sconfitta militare del califfato possa costituire la sua fine. Affrontare questa prova in ordine sparso significa nient'altro che andare incontro a un futuro carico di incognite. 

 

NOSTALGICI. Tra pulsioni sovraniste, stabilimenti balneari che sembrano musei del ventennio, battute grevi sulla circoncisione degli ebrei, baruffe incredibili sullo jus soli ormai uscite dai binari del dialogo civile, l'estate tragicomica dei nostalgici da un lato ha fatto ridere, dall'altro però ha sollevato anche qualche inquietante interrogativo sulla "nave dei fascisti". Nei blogger, protetti dal più rigoroso anonimato, a tale proposito se ne sono lette di tutti i colori e nella stragrande maggioranza dei casi erano pareri inneggianti agli scritti e ai motti del regime, sulla purezza e la virilità dell'epoca in orbace. Era quindi inevitabile, senza tuttavia perdere di vista la trama comicamente irresistibile di questa storia, chiedersi se davvero il fascismo stia cercando di uscire dai sepolcri e provi a tornare in Europa. Tale domanda se l'era già posta alcuni anni fa il premio Nobel José Saramago, il quale asseriva che le nuove falangi del Duce non avranno la camicia nera, ma non per questo saranno meno infide. Per ora l'esilarante reincarnazione del fascismo pare ispirata alla satira di Guzzanti o al personaggio del "Federale" interpretato in modo magistrale da Ugo Tognazzi nel film di Salce (opportunamente riproposto dalla televisione) non fa che confermare la conclusione alla quale giunge Massimo Gramellini sul Corriere della Sera. Siamo al cospetto di un gruppo di duri che partiti per ripristinare l'ordine hanno combinato soltanto casini. E altri ne combineranno. Ma fino a quando?