lunedì 21 settembre 2009

SIAMO TUTTI FARABUTTI

di Renzo Balmelli 

FARABUTTI
A sfogliare l'elenco degli spropositi che la maggioranza è riuscita a gabellare come grandi risorse politiche, c'è di che restare letteralmente allibiti. Dai vagoni dei metro riservati ai milanesi, ai divieti di burka e kebab,dalle gabbie salariali all'inno d'Italia, dagli attacchi alla libertà di stampa alle norme sul dialetto, dalle ronde ai piccoli Hitler di periferia, abbiamo assistito a un vero e proprio festival del "di tutto, di piu'". La calda estate di Lega e PdL si racchiude in una serie di proposte, divieti obblighi e limiti varati con il duplice obiettivo di spaccare il paese, di sottolineare la diversità positiva del nord e quella negativa del sud. E tanto per gradire, i cervelloni del Carroccio si sono addirittura inventati il videogioco xenofobo "rimbalza il clandestino" in cui vince chi riesce a rimandare a casa piu' barche. Il "papi" ovviamente ci sguazza. Senza i voti leghisti e senza il lodo Alfano sarebbe in gravissime difficoltà. In vista delle prossime scadenze, la battaglia per l'autunno prevede quindi non piu' una difesa improvvisata giorno per giorno bensi' una strategia mirata che fa perno sul'antagonismo e sulla cinica, brutale aggressione di nemici e amici (leggi Fini), secondo una tecnica che ricorda i regimi autoritari. Chi non marcia sotto le insegne del pensiero unico è un farabutto. La consapevolezza di stare ad assistere a quella che Le Monde ha definito "l'agonia di una democrazia" ci porta a rivendicare, con migliaia e migliaia di colleghi in Italia e nel mondo, l'orgoglio di appartenere alla categoria. "Siamo tutti farabutti" perché vogliamo una stampa e una tv libera.

KILLER
Durante il fascismo c'erano i distributori di olio di ricino, i volontari del randello , la galera e il confino per chi non rientrava nei canoni fissati dal regime. Chi ha visto il capolavoro di Scola "Una giornata particolare" ha potuto farsi un'idea di come funzionavano le cose. Nell'era quarta del berlusconismo è cambiata la forma, non la sostanza. Per levarsi dai guai degli scandali politici e sessuali in cui s'è cacciato da solo, il Cavaliere ci ha provato - prima - con una comunicazione sovrabbondante, ipertrofica, poi con l'intimidazione. Un pacchetto di mischia costituito da feroci pennivendoli prezzolati, veri e propri killer mediatici, sono all'opera per distruggere reputazioni, carriere, famiglie. In una parola: per imbavagliare il dissenso. Un modo spiccio, barbaro, cinico per militarizzare la comunicazione e deformare il racconto della realtà. E si che l'Italia non è povera dal punto di vista culturale. Pare possibile che al Pd non sia venuto in mente - fosse solo a livello di immagine - di valorizzare questo straordinario patrimonio di risorse intellettuali che la maggioranza tende a soffocare. Ecco, questo è il limite della sinistra che perde tempo prezioso a macerarsi nelle lotte intestine. Un'idea originale che è una, è troppo pretendere!?

TELECRAZIA
Che le televisioni pubbliche e private avessero un solo padrone e che questo padrone fosse incidentalmente anche il capo del governo, si sapeva. Se ancora sussisteva qualche dubbio su questa anomalia , esso è stato spazzato via dallo squallido bollettino di regime andato in onda in prima serata su RAI 1, nel salotto di Vespa. Tre ore di spot governativo, con il "miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni", autoproclamatosi "superiore a De Gasperi", senza alcun contraddittorio. Con un faccia tosta che sfiora la presa per i fondelli, il Cavaliere ha fatto finta di consegnare case sue che in realtà erano prefabbricati forniti dalla provincia di Trento e dalla Croce Rossa. La nemesi pero' è sempre in agguato. Quando se ne abusa in modo spudorato, la telecrazia puo' diventare un giudice spietato. Il monologo a base di insulti e menzogne ha fatto registrare uno share modestissimo che in pari tempo fa il paio - guarda caso - con il calo di fiducia nel premier. Alla lunga anche gli elettori piu' pazienti capiscono che politica del fare è la politica del bluff non sono esattamente la stessa cosa. Adesso è partito l'ultimo assalto, quello a Rai 3, con l'obiettivo di ammorbidire l'unica rete pubblica sgradita a Palazzo Chigi e mettere da parte Fabio Fazio, Luciana Litizzetto, Milena Gabanelli , Serena Dandini e tanti altri spiriti liberi. Un disegno perverso che dopo
l'inguardabile, squallida serata di veleni e sciacalli sulla prima rete nazionale, ci verrà forse risparmiato. Quantunque al peggio non vi sia mai fine.

STRAGE
Morire per l'Afghanistan! Morire per che cosa, per chi? In nome di quali valori sei soldati italiani torneranno da Kabul dentro una bara? Per difendere la democrazia, la pace e la sicurezza interna - risponde il governo. Ma sono parole al vento, frasi intrise di stanca
retorica. Ormai neppure Obama sembra crederci piu' di tanto. Qui di tutti questi bei principi, dopo anni di guerra, non v'é nemmeno l'ombra. A imperversare sono il terrorismo, la corruzione, il traffico di droga, l'integralismo, la schiavitu' delle donne, la paura, la delazione, le frodi elettorali. E non c'è un barlume di luce in fondo al tunnel. Percosso e attonito il paese si intrerroga su questa ennesima strage, l'ultima di una scia dolorosa che da quando sono in vigore le regole d'ingaggio è già costata la vita a venti militari col tricolore appuntato sulla manica. Di fronte alla tragedia, un chiarimento sul ruolo del contingente italiano in Afghanistan si impone con la massima urgenza. Restare - come dice Frattini - "restare per dimostrare che l'orgoglio dell'Italia è sempre alto" - fra le tante che si potevano rilasciare è stata la dichiarazione piu' infelice che si potesse fare nell'ora dello strazio che colpisce tante famiglie . Nell'opposizione si alzano le voci per chiedere cosa ci faccia ancora l'Italia in Afghanistan. "A forza di starci, e di restarci", - osserva D Pietro - abbiamo perso anche la conoscenza delle ragioni per le quali ci siamo andati". Mentre invece bisognerebbe riesaminare a fondo le condizioni della missione e studiare eventuali cambiamenti dei compiti e dei livelli di sicurezza. L'Italia si inchina davanti ai suoi eroi, ed è giusto che cio' avvenga. Ma con ogni probabilità la strage di Kabul non cambierà nulla: un ritiro dalla zone delle operazioni non è previsto. In questi drammatici frangenti tornano alla mente le parole profetiche di Brecht nella Vita di Galileo: "Sventurata la terra che ha bisogno di eroi"! 

martedì 7 luglio 2009

Sul viale del... Tremonti

di Renzo Balmelli

TRAGEDIA - Che vita fare quadrato attorno al capo, mentre non si placa l’eco della vicenda di “ sesso, bugie e videotape” che allunga sull’Italia l’ombra della precarietà. Nel PdL la parola d’ordine é che un governo non si giudica dal buco della serratura, ma da come agisce. E sia! Senonché, il giorno in cui Berlusconi si dichiarava “fortissimo”, l’inferno di Viareggio mostrava in mondovisione una realtà assai diversa da quella ingannevole e tirata a lucido di cui si vanta la destra. In termini politici, questa fase segnata dalle repliche stizzite del premier potrebbe essere l’apice del suo potere personale , prima del declino. Il possibile snodo ruota attorno al G8 per il quale si é mosso il Quirinale, consapevole delle tossine che sono in circolazione. Se il vertice fosse un sommo inciampo anziché un successo, non solo verrebbe compromessa la prestigiosa vetrina aquilana, ma ne soffrirebbe anche l’immagine dell’Italia già ammaccata dal modello antropologico e culturale del velinismo di Palazzo. Giorgio Napolitano si é persuaso a chiedere una tregua delle polemiche nella speranza che la sua iniziativa non venga vissuta unicamente come una parentesi eccezionale, bensi’ come un contributo per svelenire il clima . Ma considerando le tensioni che agitano la maggioranza, ormai sull’orlo di una crisi di nervi, sono scarse le possibilità che l’ intervallo del summit preluda a un inizio di normalità.


FATTORE “S” - Molto si parla nel Pd, sia con simpatia che con malcelata irritazione, del “ fattore S” incorporato da Debora Serracchione, simbolo del nuovo che avanza. Premesso che in politica non si da nulla per scontato e che i galloni si guadagnano sul campo, l’arrivo sulla scena di energie fresche dovrebbe comunque destare curiosità e interesse. A maggior ragione in un partito che si vuole dinamico, moderno, riformista e progressista. Oggi infatti si giustifica sempre meno la logica d’apparato da cui il Pd dovrebbe emanciparsi nel momento in cui cresce il bisogno di rinnovamento. Dopotutto una donna che nel Nord-est ha messo a segno l’indiscutibile primato di superare Berlusconi alle ultime elezioni europee qualche atout deve pure averlo. Per non lasciarsela sfuggire, varrebbe la pena di valutare quale contributo puo' dare al rilancio della sinistra in una fase che non la vede certo al top della forma. L’auspicio é di far crescere tra i democratici una classe dirigente che col tempo impari a diventare classe di governo di uno schieramento votato non solo alla resistenza. In vista del congresso di ottobre, si offre dunque un’ occasione propizia di riflettere e di pensare in prospettiva a un cambio generazionale per chiudere la stagione dei litigi che ancora non é tramontata.


SICUREZZA - Chi dirige vuole avere presa su tutto, anche a costo di far venir meno la dignità. In quest’ ottica di potere si varano leggi inique come il decreto sulla sicurezza che per i suoi contenuti repressivi sgomenta la sinistra, la Chiesa e l’Europa. E non importa se al nord alcune amministrazioni rosse hanno un’anima “ rondista”. Sotto qualsiasi simbolo, le ronde restano una pratica medievale che incoraggia la delazione e non frena l’immigrazione clandestina. Quelle norme che sollevano dubbi sui diritti umani , alla prova dei fatti altro non sono che il prezzo pagato dal governo per garantirsi l’appoggio della Lega. Per un pugno di voti si manda in soffitta la questione morale e si ignora il problema vero, quello dell’integrazione, che va governato senza ammainare la bandiera della solidarietà. Con un minimo di onestà intellettuale da parte di chi oggi esulta , la questione andrebbe riformulata al piu’ presto prima che il tema dei migranti si imbarbarisca fino al punto da sfociare nella caccia allo straniero. Allora potrebbe avverarsi il monito di chi come monsignor Marchetto, insofferente alla prevaricazione [ma smentito dalle gerarchie vaticane, ndr], teme che il pacchetto sicurezza porterà all’Italia soltanto dolore.


HONDURAS - Se alla Casa Bianca governassero i repubblicani si potrebbero nutrire svariati sospetti sulle ingerenze nelle vicende dei paesi vicini. Ma da quando l’America latina non é piu’ considerata il cortile di casa degli Stati Uniti, le svolte antidmocratiche appartengono al passato. Per questa ragione il colpo di stato in Honduras, arrivato come un fulmine a ciel sereno, ha messo in allarme la comunità internazionale. L’idea che i militari anziché restarsene disciplinatamente in caserma ricomincino a coltivare pericolose velleità di potere, non puo’ lasciare tranquilli chi ricorda la ferocia delle dittature che hanno insanguinato questa parte del mondo. Solo la destra nostrana, forse per simpatia con l’autoproclamato presidente Roberto Micheletti di lontane origini bergamasche [e sostenuto dalle gerarchie cattoliche, ndr], ha legittimato l’operato dei generali. Occorre porre un baluardo - dicono - ai “caudillo rossi”, senza tuttavia specificare se delle categoria fanno parte anche Barak Obama, Hillary Clinton, l’ONU, la Comunità Europea ed i governi che hanno stigmatizzato la ricomparsa della deriva autoritaria. L’affinità elettiva con i golpisti nega l’autenticità democratica di chi si schiera a loro favore.      

mercoledì 1 luglio 2009

LA SATIRAÈ VIVA E LOTTA INSIEME A NOI

"Prendiamo Palazzo Grazioli, non lo controllavano, era  una casa aperta. Se lo controllavano era una casa chiusa" di Renzo Balmelli

EMERGENZA - In mezzo ai suoi il premier ha il sorriso d’ordinanza sempre stampato sul volto. Fuori dai confini, quando si parla di lui a stamparsi sui volti sono sorrisetti ironici. Per via del cucù e altri scherzi goliardici, Berlusconi non ha mai avuto grande credito nei circoli internazionali. Figuriamoci ora. Visto dall’esterno il suo regno è un dilemma, uno dei tanti insondabili misteri italiani che svanisce nelle trame oscure del potere e negli ingorghi di "Velinopoli". Cio’ non basta ancora, ovviamente, a invertire la tendenza di un paese spostato a destra. Ma attorno all’onda lunga del berlusconismo l’aria si fa sempre piu’ viziata e le conseguenze si vedono: il danno d’immagine è incalcolabile. L’Italia è sull’orlo dell’emergenza morale, ma nel PdL non si avvertono segni di ripensamento o di autocritica. La maggioranza non si discosta dalla sua linea abituale che consiste nel rivolgere pesanti calunnie all’opposizione, accusata di destabilizzare il governo con mezzi illeciti. Le cose non stanno proprio cosi’. Ci sono invece milioni di italiani sconcertati da quanto sta accadendo e che si ribellano all'idea di consegnarsi supinamente alla dottrina del Cavaliere. Cittadini che non votano per segnalare con l'astensione il loro sofferto, silente dissenso. Su di loro la bizzarra gerarchia dei valori inventata dal presidente del Consiglio per modificare il suo profilo sgualcito, ormai non ha piu’ nessuna presa. Meglio cosi'. Contro questo scoglio si è appunto infranto il sogno plebiscitario di Berlusconi che in caso di riuscita avrebbe irrimediabilmente alterato l’equilibrio dei pesi e dei contrappesi che regolano le leggi della democrazia. Meno male. Il futuro pero' è ancora denso di incognite. Per contrastare il rischio della deriva sarebbe infatti necessaria una valutazione etica meno superficiale di una vicenda che è andata oltre ogni limite della decenza. Valutazione che invece tarda a manifestarsi. A questo punto merita, allora, qualche riflessione il fondato sospetto che per rappresentare l’Italia di oggi, piu’ che Berlusconi valga la pena di raccontare i suoi elettori. Lui è uno di loro, dice lui: "Agli Italiani piaccio così!"


SATIRA - Esce un omaggio a Fortebraccio, il ferocissimo, schieratissimo Mario Melloni, penna al vetriolo ai tempi della vecchia Unità, e si ripropone il discorso sullo stato di salute della satira politica in Italia. La materia è controversa. Da un lato non mancano i prodotti di qualità, capaci di dare ampio respiro alla critica di Palazzo, di pungolare il pubblico e di coinvolgere il paese in un dibattito vivificante. Dall’altro non sono infrequenti i tentativi di imbrigliare il dissenso con gli editti di stampo bulgaro. A chi tiene le leve del comando non garba piu’ di tanto il carburante satirico che sparge il ridicolo sui vizi e difetti umani ed è uno strumento importante per la riforma dei costumi. Magari ci scappa la risata per non dare nell’occhio, ma a denti stretti. Maurizio Crozza , che allietava il pubblico su La7 , è stato l’ultimo autore scomodo a pagare il disagio degli alti papaveri per il" castigat ridendo mores".

Con le sue frecciate, il comico genovese disturbava i potenti e immancabilmente ogni sua apparizione produceva le proteste di chi, soprattutto nella maggioranza, crede di contare qualcosa. Sacrificare il suo spazio è un brutto segno in un paese dove il premier ha l’ultima parola per nominare i direttori di cinque delle sei maggiori reti televisive. La partita pero’ non è chiusa. Crozza , da par suo, ha restituito la pariglia ai censori fulminandoli con una battuta micidiale : "Prendiamo Palazzo Grazioli, non lo controllavano, era una casa aperta. Se lo controllavano era una casa chiusa". Vivaddio, la satira è ancora viva.


RICATTO -  L’Iran di questi giorni è la cronaca di una sconfitta annunciata. Una dolorosa sconfitta per la democrazia, per la pace, per l’ONU, per l’Europa e un motivo di amarezza per Obama che sul dialogo con Teheran aveva innestato il perno della sua azione diplomatica nel Medio Oriente. Sullo sfondo delle scene sfuggite alla censura abbiamo visto crollare le speranze degli oppositori, abbiamo sentito su di noi l’umiliazione inferta all’onda verde che ora interpella il mondo intero e chiede aiuto per spezzare la catena della brutale repressione. Fin dai tempi dello Scià quella dell’Iran è stata una lunga via crucis segnata dalla prevaricazione , dai controlli pedanteschi e refrattaria alla libertà di pensiero. Gli obiettori erano ai ceppi nelle patrie galere, ne piu’ ne meno come adesso. Ora è difficile dire quale rapporto sarà possibile istaurare con una dirigenza cosi’ fanatica , insensibile e decisa a imporre il pugno di ferro ricattando il mondo con l'arma del petrolio. Il buon senso consiglierebbe di lasciare aperto uno spiraglio a possibili intese negoziate, ma la questione energetica e la dipendenza dall’oro nero non fanno che accentuare l’impotenza della comunità internazionale nel contrastare le moderne dittature. A maggior ragione se quei regimi intrattengono relazioni pericolose con il nucleare.      

giovedì 25 giugno 2009

L'arroganza del potere rischia di avere alto prezzo per l'Italia

di Renzo Balmelli


ETICA - E’ giusto o sbagliato dire che l ’etica cattolica sarebbe decisamente inferiore a quella protestante " nel promuovere l’integrità e l’affidabilità pubblica degli individui" ? A rilanciare la discussione sono Gilberto Corbelli sul Sole-24 Ore e Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera, i quali si pongono la domanda che già assillava Indro Montanelli . Entrambi si chiedono quanto sia corretta la spiegazione che fa risalire alla mancata Riforma protestante gran parte dei mali dell’Italia. Per venire ai giorni nostri, possiamo solo osservare, nel solco del "Noemigate" e dell'inchiesta di Bari, che il degrado della questione morale ha ormai raggiunto un livello tale da gettare ombre inquietanti sul premier e il suo entourage. Un caso che non sarebbe possibile altrove, ma che nell’era berlusconiana rappresenta piu’ o meno la regola. Se c’entri qualcosa l’etica cattolica non é dato a sapere.


OPTIONAL - Bando alle ciance. Ai vertici i sorrisi e le strette di mano contano poco . Il " very nice to see you my dear friend" rivolto da Obama a Berlusconi e magnificato dalla maggioranza, in inglese é un normalissimo saluto , senza enfasi. A dispetto della messa in scena, il viaggio americano non cancella le spine italiane del Cavaliere. I "rumors" nel Pdl, da cui trapelano palesi segni di nervosismo, alimentano le voci sulla successione. Il capo del governo pare vicino al capolinea, trafitto dai suoi guai personali. Negli Stati Uniti per un giretto in elicottero senza veline, ma con la moglie Michelle, il presidente Obama ha dovuto incassare i severi rimbrotti del Congresso, a maggioranza democratica. Nella destra nostrana prevale invece un singolare criterio su come applicare la concezione kantiana del dovere. Credono sia un optional .


LOGORAMENTO - La destra fa quadrato, ma all’ombra delle difese rocciose l ’Italia del sultanato evocata da Giovanni Sartori diventa l’Italia del "tabarin", che é peggio. La deriva verso la sfiducia nelle istituzioni cresce di pari passo con gli elementi di fragilità e instabilità della coalizione. Nel clima di generale smarrimento si allunga la catena delle non chiarezze da cui emergono situazioni ormai fuori controllo. Con un milione di persone che hanno perso il lavoro, anziché pensare alla crisi la maggioranza si avvita al teorema del complotto, utile a stornare l’attenzione dalle inadempienza del governo che non governa. Definire gli oppositori "analfabeti della democrazia senza dignità" é una reazione tanto squallida quanto rabbiosa che mostra fino a che punto sia arrivato il logoramento del premier. L’arroganza del potere rischia di avere un prezzo molto alto per l’Italia.


TRANELLO - Complice il dissesto dell’economia, oltre un miliardo di persone al mondo soffre la fame. La silenziosa emergenza alimentare non risparmia nessuna area del pianeta e costituisce un serio pericolo per la pace. Il Cavaliere ha pero’ una sua singolare ricetta per spiegare il difficile accesso al cibo. Seguendo il filo del berluscon-pensiero le cause della crisi mondiale sono eminentemente psicologiche. In quest’ottica sarebbe interessante sapere che cosa ne pensano le popolazioni ridotte in miseria e affamate dal cannibalismo capitalista. Sicuramente non sono loro il target preferenziale degli affari d’oro con gli spot televisivi che il premier realizza attraverso le sue emittenti. I consigli per gli acquisti hanno finito col foraggiare alla grande gli interessi " ad personam" del signore di Arcore che ovviamente non si sogna di scomodare gli eredi di Freud. Chissà se gli inserzionisti si sono accorti del tranello in cui sono caduti!    

mercoledì 17 giugno 2009

ULTIMI SHOW


di Renzo Balmelli

SHOW EVERSIVO -  Sono di una gravità istituzionale inaudita, le esternazioni con cui il Presidente del Consiglio denuncia pubblicamente l’esistenza di un vero e proprio progetto eversivo per farlo cadere. Gravi, perché prive di qualsiasi fondamento. In sostanza un golpe, sia
pure un golpe bianco, ordito da chissachi nel cuore dell’ Italia e dell’Europa democratiche. Da brivido. Di colpo sembra di tornare nel clima torbido della P2 e delle segrete trame di palazzo che in tempi neppure molto lontani esposero il paese a rischi terribili. Al quadro evocato dal Cavaliere manca soltanto il balenar delle spade, poi ci sarebbero le condizioni per compiere il prossimo passo, la svolta per defenestrare la carta fondamentale. Nel mirino vi sono, come sappiamo,
le prerogative del Parlamento, che la destra intende piegare alla volontà del capo, e il bavaglio alla stampa libera. Quelle di Berlusconi, infatti, non sono soltanto parole pesanti, parole fuori luogo, ma sono molto di piu’, sono una minaccia, questa si eversiva , che incombe sull’Italia ad opera di colui che confonde il governo con il comando, la politica con il potere assoluto. C’é qualosa di inquietante, di “ orwelliano” nell’idea balzana di “ un non eletto dal popolo” che dovrebbe sostituirlo alla guida della nazione. Chi, come, dove, quando?
Siamo in pieno delirio. Poiché se davvero avesse la certezza che tra veline, Noemi, voli di stato e caso Mills stesse prendendo corpo un progetto eversivo, Berlusconi avrebbe il dovere assoluto di fare conoscere la verità con nomi, date e prove inoppugnabili. Ma é ovvio che non le ha, o se le ha non puo’ dirle poiché egli stesso é il primattore della sciagurata messa in scena di cui non riesce a liberarsi nemmeno dopo avere conquistato per tre volte il favore degli elettori. In
realtà, come è evidente ad ogni persona di buon senso, non c'è e non ci sarà nessun golpe. Consapevole di avere perso il tocco magico, il signore di Arcore , da novello Caudillo, semina zizzania, lancia sospetti e calunnie generiche contro tutti coloro che non stanno dalla sua parte. E' un modo per avere i riflettori puntati. Colpisce nel mucchio e all’apice della farneticazione si inventa la favola del martirio per dominare ancora la scena con l’arma davvero impropria del populismo esasperato. Prigioniero dei suoi fantasmi, l’uomo piu’ ricco e
piu’ potente di Palazzo Chigi alimenta lo scetticismo e lo sbigottimento delle elite europee, le critiche della stampa occidentale, la freddezza delle cancellerie. Ma anche nel suo stesso campo, dove la regolarità istituzionale di Fini risalta per contrasto ogni giorno di piu’, cresce l’imbarazzo ; imbarazzo che traspare pure dalle frasi misurate, signorili, ma inequivocabili del presidente Napolitano sulla libertà di informazione. L’ultimo sgangherato show é l’immagine drammatica dell’Italia che il premier porta con sé in America, all’incontro con Obama, e che rimarrà negli occhi dei grandi della terra al prossimo G8. Con le sue irresponsabili insinuazioni, Berlusconi non solo rende un pessimo servizio al suo paese, ma prova a trascinare la collettività nei suoi scandali personali in cerca di una legittimazione assolutoria che nessun escamotage potrà mai restituirgli. La plateale rappresentazione della propria fine politica é qualcosa che non si é mai visto nel mondo occidentale. Chiediamoci a questo punto: chi gestisce, controlla e usa la ridicola operetta del complotto per fabbricarsi una minaccia che non c’é? La risposta é ovvia.

BERLINGUER - Sembra lontana anni luce l’epoca in cui non era necessario chiedere alla sinistra di "fare qualcosa di sinistra". Il punto di rottura, dal quale tutto ebbe inizio, risale al 1984, alla scomparsa di Enrico Berlinguer durante un comizio elettorale. Oggi, a distanza di 25 anni, sono molti a pensare che quella eredità non dovrebbe cadere nell'oblio . Invece un quarto di secolo dopo non resta quasi piu’ traccia della questione morale. L’etica in politica non é piccola cosa - ha ammonito il presidente Napolitano. Il massacro ad opera della maggioranza berlusconiana ne ha pero’ letteralmente stravolto il concetto di fondo. Nel buco nero del "Naomigate" e delle stravaganze che allietano il riposo del Cavalier Silvio, il senso della decenza é stato calpestato e ridicolizzato fino all’inverosimile. C’era un modo semplice per riscattare il danno d’immagine. Sarebbe bastato un discorso di altissimo profilo sul passato italiano per ricordare a Gheddafi che l’atto di rieducarsi alla democrazia non passa dall’ostentazione degli orpelli. Ma non era possibile chiedere questo sforzo a un premier per il quale il fascismo era un regime che offriva vacanze di lusso agli oppositori. Ha prevalso invece la drammatica attualità del famoso motto di Vespasiano " pecunia non olet". Certo la vecchia sinistra aveva molti difetti, ma se non altro non era il formicaio impazzito di oggi che lascia sul campo regioni, province e credibilità senza riuscire a districarsi dalla ragnatela della litigiosità. Leggere che il "Pd" si é spaccato anche su Gheddafi non aiuta a resituire coraggio agli elettori. D’Alema osserva che " c’é un senso di spaesamento generale", ma esistono defnizioni piu’ calzanti e meno assolutorie di questo dolce eufemismo di giornata per descrivere la situazione di disagio inconcludente in cui versa la sinistra in preda a dolorosi, infiniti travagli.

VINCERE - Per quanto profondo possa essere il sentimento di delusione, fors’anche di frustrazione , per il risultato delle ultime elezioni europee, sarebbe insensato abbandonarsi alla rassegnazione. Malgrado tutto, infatti, l’edificio portante degli ideali cari ad Altiero Spinelli resta ancora, a dispetto delle difficoltà , un obbiettivo a portata di mano. Chi coltiva l’ipotesi sciagurata di riesumare l’Europa delle patrie, di antica foggia gollista, si pone al margine dell’evoluzione politica, sociale ed economica dell’UE . Tornare al protezionismo nazionalista segnerebbe a tutti gli effetti la fine di un ciclo che riporterebbe indietro di parecchio le lancette della storia. Fatta questa doverosa premessa, a una settimana dal voto europeo nondimeno sono ancora molte le domande in sospeso. La prima interessa la tenuta dello spirito comunitario che con ogni evidenza é uscito piuttosto malmesso dalla verifica con le urne. Negli ultimi tempi la scarsa vena propositiva delle classi dirigenti é stata all’origine di una cesura nello scenario dell’UE che ha finito col dare la stura all’euroscetticismo e al populismo. Cio’ riguarda non solo la classe politica , ma la visione europea nel suo assieme; visione che é andata avanti alla meno peggio, senza mai nessuna scelta coraggiosa, innovativa. La dimostrazione piu’ evidente del carattere ormai problematico del rapporto tra i cittadini e Bruxelles proviene dai ranghi della maggioranza nostrana. "VINCERE", era l'imperativo categorico che Silvio Berlusconi aveva imposto a se stesso e alla sua coalizione, in un voto che per lui contava "più per l'Italia che per l'Europa". Ebbene il tentativo di strappare l’egemonia sul paese attraverso la consultazione europea si é infranto in Sicilia. Coi soldi si puo’ comperare tanto, ma non tutto, non il plebiscito. Dopo la dolorosa sconfitta della socialdemocrazia, é percio’ giunto il momento di capire quali iniziative si dovranno adottare per ritrovare la rotta indicata a suo tempo dai padri fondatori. A questo punto la sinistra é chiamata alla cassa senza perdere tempo al fine di restituire la fiducia a chi crede che un’altra Europa, forse, é ancora possibile.

SDEGNO - Ai tempi del celeberrimo " Vota Antonio.Vota Antonio" di Toto’, le elezioni, quando andava bene, si vincevano con il megafono. Poi venne la televisione. E’ rimasto memorabile il faccia a faccia Kennedy- Nixon che spalanco’ le porte della Casa Bianca al giovane senatore di Boston.Oggi a farla da padrone sono i vari blog, moderne Agorà elettroniche verso cui confluiscono le attese di milioni di persone. Si puo’ dire a questo proposito che Obama sia stato il primo presidente americano cui é riuscita l’impresa di convogliare consensi mediante Internet. In Italia é assai frequentato il sito di Repubblica che in questi giorni raccoglie lo sdegno della gente per il disegno di legge sulle interccettazioni. Uno strumento fortemente voluto dal Cavaliere, capace di conferire alla maggioranza poteri smisurati. Cittadini qualsiasi e, insieme, intellettuali, magistrati, politici, uomini e donne di spettacolo, sono insorti nel tentativo di frenare l’ennesima prova di regime. Scrive a questo proposito il quotidiano diretto da Ezio Mauro: " Il ddl è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa  e il diritto dei cittadini a essere informati". Rivolgendosi al sito, Roberto Saviano, l 'autore di "Gomorra" ha detto: " Quello che sta avvendendo con questa legge è rischiosissimo: così si cancella un importante strumento per la ricerca della verità". Molto netto l'intervento che accompagna l'adesione del premio Nobel Dario Fo: la legge è "un atto di violenza indegna compiuto da Berlusconi in persona contro la nazione, perché permetterà a criminali di non essere individuati, solo per accontentare gli interessi e i bisogni del premier". L'attore Leo Gullotta fa questa considerazione: "E' l'ennesima prova che viviamo in un paese dove la libertà di tutti è in pericolo, un segnale gravissimo, uno schiaffo alla democrazia". Megafono, televisione, blog, comunque sia in democrazia la deriva autoritaria alla fin fine si ferma con un solo mezzo, col voto liberamente espresso nel segreto dell’urna. I due milioni di consensi persi da Berlusconi sono li a dimostrare che l’impresa é fattibile.