martedì 30 settembre 2008

Veltrusconi, adieu

di Renzo Balmelli
MONOLOGO - A detta degli esperti, siamo dunque alla fine dell’infausto periodo passato in archivio col nome di “veltrusconismo”. Buono, anzi, ottimo! La breve stagione del dialogo tra il Cavaliere e il leader del Pd - dialogo che in realtà non c’è mai stato - chiude una fase segnata dagli equivoci. Ognuno torni al suo posto, senza gabellare patetici “embrassons nous”. Con questa destra è semplicemente impossibile trovare un minimo comun denominatore. Berlusconi è abile nel fingere di lanciare ponti affinché gli altri vengano nel suo giardino, ma soltanto alle condizioni che meglio gli aggradano. Finché il dialogo sarà un monologo, mi pare ovvio che i due continueranno a non parlarsi.

MESSAGGIO - Appena tornato da New York, Walter Veltroni assicura - bontà sua - che il Pd nei sondaggi è intorno al 30 per cento e continua a salire. E va bene: un pizzico di retorica non guasta, perché la politica è una merce da vendere come qualsiasi altro prodotto. Ma rincorrere Berlusconi sul saliscendi dei sondaggi non ci pare un’idea molto originale. Il Cavaliere si pavoneggia “con percentuali di consenso imbarazzanti” che pero’ nella vicenda Alitalia non sono valse a fargli vincere la partita. L’auto-elogio si scioglie come neve al sole quando la crisi arriva sul serio. La priorità è dare ai cittadini un messaggio vero, affrancato dal circo mediatico a cui si abbevera il premier. ll clima è pesante, c'è una cappa di piombo sul Paese e l’opposizione ha il dovere di rimettere al centro del dibattito le questioni economiche che come negli USA hanno rovesciato a favore di Obama l’andamento della campagna presidenziale. Alla lunga con gli slogan di facile suggestione di cui si avvale la destra non si va da nessuna parte.

RESISTERE - Se non è censura, poco ci manca. Un primo indizio il No ad Oliver Stone e al suo film su George W. Bush che, benché attesissimo, non figura nel cartellone del festival di Roma. No, perché quella ricostruzione così "apocrifa" della vita politica del Presidente degli Stati Uniti non piace a Berlusconi, amico fraterno dell'America. Un secondo indizio è la perquisizione nella redazione dell’Espresso che sta pubblicando, guarda caso, un’inchiesta sugli intrecci tra politica e camorra. Una pesantissima intimidazione, tesa a limitare la libertà d'informazione. Se a questo quadro già di per se sconcertante aggiungiamo la freddezza con la quale nei ranghi della maggioranza è stata accolta la designazione di “Gomorra” all’Oscar per il miglior film straniero, c’è davvero di che restare allibiti. Il lavoro del regista Matteo Garrone ha tutti i requisiti per raccontare la bella storia della lotta del bene contro il male radicato in alcuni gangli della società. In quest’ottica suonano profetiche le parole di Roberto Saviano, autore del bestseller da cui è tratta la pellicola, quando afferma che scrivere e documentare non è diffamare, ma resistere.

martedì 23 settembre 2008

ATTERRAGGIO

La superficialità e la sicumera con la quale la maggioranza ha affrontato l’emergenza della compagnia, denota una disinvoltura preoccupante, in stridente contrasto con l’immagine trionfante che il Cavaliere vuole dare di se e della sua compagine.

di Renzo Balmelli
ALITALIA - A Palazzo Chigi lo scenario era già pronto, con tanto di tappeto rosso, per la cerimonia che doveva conferire al Cavaliere il ruolo di salvatore della patria, di acclamatissimo sovrano e di patrono dell’italica compagnia di bandiera. La vicenda Alitalia ha invece avuto un epilogo amaro,amarissimo, e il tonfo ha lasciato il segno nella maggioranza che era ormai convinta di avere la situazione in pugno.

Invece gli aerei non sono sacchi di immondizie che appaiono e misteriosamente scompaiono sull’onda della congiuntura politica.

La questione era un pochino piu’ complessa visto che oltre a migliaia di posti di lavoro era in ballo la possibilità di garantire al paese una rete di collegamenti aerei moderni, efficenti e all’altezza del prestigio di una grande nazione. La questione Alitalia è stata invece affrontata dal governo essenzialmente come una prova di prestigio, per dimostrare quanto loro siano molto piu’ bravi nel risolvere i problemi.

Dalla strategia messa in campo durante le trattative era pero' assente la lungimiranza atta a favorire una solida e promettente azione di rilancio e consolidamento che non gettasse sul lastrico migliaia di lavoratori. Purtroppo non è cosi’ che funziona. La fumata nera per il salvataggio della società, il cui destino è ormai appeso a un filo sottilissimo, è la batosta finale di mirabolanti promesse elettorali messe in circolazione da un sistema che insegue la spettacolarizzazione della gloria cortigiana.

Lo smacco incassato dall’esecutivo non è tuttavia un motivo di esultanza per nessuno, ma intriso di profonda tristezza. La conclusione dell’intera vicenda è innanzitutto una sconfitta per l’intero paese, già costretto a tirare la cinghia, che ne pagherà le conseguenze fino in fondo. E Berlusconi, come ha già provato a fare, non si sogni di scaricare colpe sulla CGIL, che ha fatto il suo dovere di sindacato, perché le responsabilità di questa brutta storia gravano in gran parte su questo governo. La crisi di Alitalia viene da lontano, sedimentata nel corso degli anni e frutto di strategie passate e presenti assolutamente indifendibili.

La superficialità e la sicumera con la quale la maggioranza ha affrontato l’emergenza della compagnia, denota una disinvoltura preoccupante, in stridente contrasto con l’immagine trionfante che il Cavaliere vuole dare di se e della sua compagine.

FARSA - Strana epoca, quella in cui viviamo. Strana davvero, in cui sembra che vecchi schemi, che parevano ormai desueti, tornino invece in auge con una forza insospettata. Le parole per indicarla sono due, una non meno inquietante dell’altra: revisionismo e restaurazione.

Revisionismo e restaurazione cui vanno ad aggiungersi indifferenza, egoismo, mancanza di soidarietà, edonismo sfacciato. A Milano abbiamo un morto per odio razzista, un giovane di colore ammazzato a sprangate per un pugno di biscotti. La natura e i contorni dell'episodio sono estremamente preoccupanti e richiamano alla mente fatti di grave intolleranza razziale. Sembra di tornare ai macabri rituali del Ku Klux Klan. Si sprecano le solite frasi di convenienza, intrise di falso dolore, di falso sdegno; frasi che domani saranno già dimenticate.

La maggioranza, che veleggia dall’alto di sondaggi bulgari, veri o presunti che siano, nel timore di disturbare il potente alleato lumbard, glissa, nega la componente xenofoba del delitto, tende a sminuire, smussare, motivare. Nel giorno in cui accadeva questo mostruosa mattanza, l’articolo piu’ letto è stato quello che raccontava dell’appartamento acquistato da Veltroni a New York. Da brivido. Duri i commenti di chi ha ancora un cuore, un’anima e un cervello per pensare con la propria testa.

"E’ cosi’ difficile - si legge sul sito del Corriere - dire e pensare che la vita è sempre vita, anche quando si tratta di non padani”. Sì, strana, strana davvero quest’ epoca segnata dall’indecenza e dalle fanfaronate del potere.

Berlusconi dice di non voler entrare nella discussione sul fascismo sostenendo che lui guarda avanti e che l'antifascismo è cosa scontata. La storia ridotta a mera quisquiglia, a quantité négligeable affinché non ostacoli in nessun modo la processione verso l'apoteosi. Posizione troppo comoda, ipocrita, pilatesca, visto che un ministro del suo governo e il sindaco di Roma, che fa parte della sua maggioranza, hanno espresso giudizi gravi e nostalgici sul ventennio e sulla repubblica sociale.

Il presidente della Camera Fini ha sentito il dovere di sconfessarli. Il premier no. Ecco: proviamo a pensare quant’è grottesca, artefatta e innaturale la situazione sotto il cielo di Roma. Il Presidente della Camera non solo dissente, ma addirittura smentisce il capo del suo governo su un tema dal quale si dipartono le peggiori derive. Il copione avrebbe fornito spunti incredibili a Samuel Becket, maestro nel descrivere le finzioni le affabulazioni che tornano utili ai potenti per nascondere l’immondizia sotto il tappeto.

Nello stillicidio dei valori che nella quarta era berlusconiana spinge il paese verso le zone basse delle graduatorie internazionali, tornano alla mente le parole di Hegel, quando osservava che tutti i personaggi ed eventi storici si ripetono per cosi’ dire due volte. Al che Marx, con una frase rimasta proverbiale, aggiunse una precisazione illuminante: la prima come tragedia, la seconda come farsa.



lunedì 15 settembre 2008

Chi tace acconsente

Nel film Pretty women il protagonista Richard Gere rincuorava la bella Julia Roberts spiegandole che l’affare appena concluso con un concorrente in difficoltà non era una truffa, ma “sapeva di buono”. Non così la viceda politica italiana in questa fine estate degli obbrobri.

di Renzo Balmelli
AMBIGUITA’ - Chi tace acconsente. Berlusconi non ha speso una sola parola per biasimare la doppia sortita di La Russa e Alemanno che all’unisono hanno onorato Salo’ e il fascismo con una disinvoltura che sfiora l’obbrobrio etico-politico. Ma d’altronde come poteva farlo il Cavaliere, proprio lui che ebbe l’ardire di paragonare il confino a una leggiadra vacanza a cinque stelle.

Eppure dietro la “fedeltà” da ultima spiaggia alla ferocia nazista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere a gas, le deportazioni, l’Olocausto. In concomitanza con l’otto settembre il provocatorio giudizio di due uomini di prima fila della destra al governo ha percio’ assunto il carattere
beffardo e insultante di una “bestemmia istituzionale”, consumata in un
clima di preoccupante indifferenza.

La destra e il fascismo da sempre intrattengono rapporti che si reggono su un cumulo di ambiguità di fondo, a cavallo tra l’esaltazione cieca del patriottismo, il
revanscismo, l’impulso autoritario e le farneticazioni storico-culturali. Con il cambio della maggioranza, che lascia fare senza vergognarsi delle conseguenze, la situazione si è ulteriormente aggravata. Il tentativo di riaggiustare il passato oltre che compiere un vistoso salto di qualità ha finito con lo sfociare in una deriva revisionista dall’esito incongruo e tragico.

A dare man forte all’opera di sdoganamento concorre poi, accanto ai complici silenzi di chi governa, anche lo strabismo congenito dei cosiddetti intellettuali
“liberali “e dei loro giornali che, come giustamente osserva Ezio Mauro, "non hanno mai incalzato la destra per spingerla a liberarsi dei suoi vizi e dei suoi ritardi".

Fatalmente, cosi’, si peggiora la situazione e si tengono accese sotto le ceneri le braci di una fiamma mai spenta. Con questa costellazione e alla luce dei recenti episodi sarebbe davvero imprudente sottovalutare il monito lanciato da “Famiglia cristiana” quando esprimeva la preoccupazione, ora piu’ che mai condivisibile, che il fascismo possa avere un “passato davanti a se”.

IMBROGLIO - Nel film “ Pretty women” il protagonista Richard Gere rincuorava la bella Julia Roberts spiegandole che l’affare appena concluso con un concorrente in difficoltà non era una truffa, ma “sapeva di buono”. La storia di Alitalia, imperniata sulla logica del profitto, non sa di buono e se qualcuno si cimenterà a scrivere un copione sulla compagnia di bandiera, sentirà al massimo puzza di imbroglio lontano un miglio. I licenziamenti passano da duemila a settemila e i disagi per migliaia di famiglie non faranno che aumentare.

Gaetano Salvemini avrebbe probabilmente detto che si tratta di un classico esempio di privatizzazione degli utili e di statalizzazione dei debiti. Ma chi se ne importa. Grazie alla sua potente macchina dei consensi, Berlusconi,
che ha fatto tanto parlare di se per i gossip ben pilotati di fine estate, sta letteralmente prendendo per i fondelli gli italiani, con successo e senza nessuna seria opposizione. In Italia non esiste praticamente piu’ l’opinione pubblica e qualsiasi cosa il Cavaliere dica o faccia viene ingurgitata senza nemmeno guardare nel piatto.

L’accerchiamento degli elettori è come l’assalto al forte e si avvale di tutti i mezzi disponibili. Il ministro Bondi sta allestendo un piano di censure preventive sul cinema da un punto di vista specificatamente etico o politico che tarperà le ali a chi crede che la settima arte sia un modo popolare e universale per trasmettere messaggi non solo poetici, ma anche sociali. Film come “Il Caimano” di Moretti potrebbero finire all’indice e la possibilità di esplorare le zone d’ombra del potere sarebbero praticamente azzerate. La catastrofe è dietro l’angolo, ma a milioni di italiani continua purtroppo a piacere cio’ che a noi non piace nella gestione di Palazzo Chigi. Il modo con cui la destra ha
finto di risolvere i primi problemi lascia pochissime speranze sul futuro del paese. Colmo dei colmi: persino alcuni esponenti del Pd, non di quelli meno importanti, hanno riconosciuto al capo del governo meriti che mai nessuno, prima, gli aveva attribuito.

A che pro? Meglio non chiederselo, dal momento che la voglia di lottare sembra ormai prigioniera della litigiosità e della mancanza di prospettive insita nel progetto veltroniano. Aspettiamo con ansia la mobilitazione d'autunno, con la speranza, forse l'ultima prima della resa incondizionata, che la sinistra riprenda a credere nella forza della proprio cultura e della fede politica, binomio inscindibile per resistere, resistere, resistere. E magari per tornare a vincere.

mercoledì 27 agosto 2008

FORZA E MORALE

di Renzo Balmelli

BANCAROTTA SONNAMBULA
Il governo non la conta giusta. A Napoli Berlusconi ha fatto incetta di voti con i rifiuti, ma nel contempo si guarda bene dal levare i veli su realtà analoghe riscontrate in altre regioni del paese. "L’immmagine di Silvio Berlusconi con la scopa è demagogica. Ma non basta nascondere lo sporco sotto il tappeto per avere la casa pulita" – ha commentato il cantautore di origine irpina Vinicio Capossela. Forse il Cavaliere non ne parla volentieri perché il degrado riguarda centri importanti guidati da schieramenti vicini alla maggioranza e quindi poco spendibili dalla propaganda per raccogliere consensi. Le cronache si sono occupate in questi giorni del caso di Catania, da otto anni in mano alla destra. La nona città d’Italia, invasa dai rifiuti e gravata da debiti che sfiorano il miliardo di euro, è sull’orlo di una bancarotta che rischia di metterla in ginocchio. Nella patria di Bellini, la giunta è una “Sonnambula” che vaga nelle nebbie della sua inettitudine e non sa come fermare la deriva.

COMUNISTA !?
Sarà una grande famiglia, come sostiene il Cavaliere, ma la destra che ha preso casa a Palazzo Chigi è pure una coalizione litigiosa, poco coesa e per giunta esposta di questi tempi a svariati fuochi incrociati. Da un giorno all’altro la maggioranza, che ha sempre avuto un rapporto strumentale con la Chiesa (e viceversa), si è trovata a dovere fare i conti con Famiglia Cristiana, una testata battagliera che non le manda a dire a nessuno, e quindi neanche al premier e alla sua squadra. Un editoriale mai cosi esplicito, che ha messo in guardia sul rischio di “una rinascita del fascismo sotto altre forme”, ha ovviamente lasciato il segno provocando un diluvio di polemiche e reazioni indignate sulla "democrazia debole" dell'era berlusconiana. A rincarare la dose ci si è messo pure il Papa, solitamente cosi’ paterno e benevolo con quel caro figliolo di Silvio. La sua filippica sul razzismo è arrivata come una frecciata al cuore del governo e del ministro Maroni: né la sicurezza né le manifestazioni legate spesso a problemi sociali ed economici, ha ammonito Ratzinger, possono mai giustificare il disprezzo o la discriminazione xenofoba. L’offensiva che pero' ha sollevato il maggior putiferio è giunta dal fronte padano-meneghino di Bossi, animale politico furbo e imprevedibile che sa sempre quando annusare il vento. L’intervento del Senatur sull’ICI, un pretesto bell’e buono, ha avuto l’effetto di smascherare la linea economica ondivaga dell’esecutivo che mostra ormai di avere i nervi a fior di pelle. La dichiarazione di Bossi infatti va ben oltre la reintroduzione della tassa comunale sugli immobili, per altro già accantonata, e non rimarrà isolata quando verrà il momento di consolidare la sua alleanza con Tremonti. Il ministro delle finanze, diventato un leader potente (anche se troppo saccente a detta degli alleati), non vorrà fungere passivamente da spettatore quando inizieranno le grandi manovre per la successione del premier di cui già si intravvedono in filigrana i primi, concitati segnali. La corsa per la pole position ormai è lanciata. Maurizio Gasparri, che non delira d'amore né per la Lega né per Tremonti, ha provato a buttarla in ridere ribatezzando l’ICI “Imposta Comunista sugli Immobili”. Imposta Comunista? Francamente la battuta è troppo stracca per dissimulare le baruffe che serpeggiano nella compagine berlusconiana.

FORZA E MORALE
Il conflitto caucasico ha posto l’umanità di fronte ai nuovi confini dell’etica e della convivenza nel terzo millennio, un’epoca segnata dalla confusione e contraddistinta dalla necessità di governare le sfide globali con le risorse dello spirito e non con vecchie categorie che tenevano banco durante la guerra fredda. Purtroppo non funziona. Dal duemila a oggi, da questo ventunesimo secolo che doveva alimentare speranze straordinarie è emerso come unico insegnamento tratto dalla storia il fatto che l'uomo dalla storia non impara nulla. E' come se il tempo si fosse fermato. Gli scontri nella Georgia e in Ossezia svelano impietosamente il lato oscuro del potere, la sua inaudita capacità di sfidare la ragione per contrabbandare i peggiori soprusi al servizio di interessi inconfessabili. Oggi come ieri, ogni invasione, russa o americana, è un atto di prepotenza che calpesta le convenzioni internazionali, ma che gli strateghi chiusi nelle stanze dei bottoni, trincerandosi dietro fumose terminologie, chiamano “misure aggiuntive di sicurezza”. Lo spartito caucasico, come in precedenza quello iracheno, è pieno di note stridule, stonate. Nello scenario che si dipana sotto i nostri occhi, il comportamento di Putin, Giano bifronte e senza scrupoli impegnato a restituire l’orgoglio perduto ai suoi connazionali, porta con se elementi di tensione e prepotenza che non concorrono certo a rasserenare il clima. E non vanno tanto meglio, anzi vanno malissimo, i pericolosissimi missili piazzati in Polonia a ridosso del territorio russo per "il bene" americano e per regalare uno scampolo di dubbia "gloria" a Bush, un presidente che piu' screditato di così non si può. No, nessuno puo’ proclamarsi innocente in questa guerra che nella peggiore delle ipotesi poterebbe infiammare l’intero pianeta. Percio', se la diplomazia balbetta e i militari sono inclini a fare un uso esagerato delle armi, forse questa è davvero l'ora indicata per recuperare un'idea piu' sana, l’idea che il diritto e la morale possano sostituire la forza, anziché legittimarla. Il mondo civile ha il dovere di provarci, di non lasciare nulla di intentato per realizzare questo disegno controcorrente, proprio mentre decine di giovani partiti in missione per portare la pace sui fronti piu' caldi tornano a casa in una bara. Machiavelli sosteneva che i profeti disarmati sono sempre votati alla rovina, ma con tutto il rispetto per l'autore del Principe non c'è obbligo alcuno di prenderlo alla lettera.

lunedì 18 agosto 2008

Le relazioni pericolose

di Renzo Balmelli

VILE IMBROGLIO - Fosse servita una conferma, è arrivata dall'Ossezia. I conflitti regionali che si manifestano nelle nuove condizioni della competizione internazionale, non sono mai una faccenda locale. Quando esplodono come è accaduto nella regione caucasica, snodo cruciale di formidabili appetiti geopolitici oltre che energetici, rischiano di incendiare il mondo intero. E quand'anche fosse vero che dalle nostre parti, complice la scarsa conoscenza dei luoghi, non si è capito molto di quanto è successo in Georgia, l'impressione frammentaria che se ne ricava è comunque quella di un vile imbroglio consumato alle spalle della popolazione civile in nome di interessi inconfessabili. In questo senso, l’immagine del padre che stringe al petto il figlio morente nel lugubre scenario di una città ridotta in macerie ne è d'altronde la dimostrazione dolorosamente emblematica. Nel vedere e rivedere sui teleschermi quella dolente testimonianza della sofferenza umana, è tornata alla memoria con la violenza di un pugno allo stomaco la frase di Kennedy il quale ammoniva che se l'umanità non porrà fine alla guerra, sarà la guerra a porre fine all'umanità. Mai profezia fu tanto azzeccata. Difatti il rischio che stiamo correndo è proprio questo: di vanificare a causa delle intemperanze belliche gli sforzi finalizzati a produrre stabilità ed a governare le contraddizioni globali del terzo millennio. La pessimistica considerazione vale anche per questa ennesima crisi che, malgrado il cerotto diplomatico di Sarkozy, rischia di trascinarsi all'infinito per la presenza di molteplici fattori di instabilità latente che la rendono ingestibile. Tra le pieghe del conflitto, tutt'altro che chiuso, si intravvede infatti l'altra partita che si sta giocando senza esclusione di colpi nelle stanze dei bottoni, al di fuori del contesto periferico. E' la partita ancor piu’ insidiosa per le sorti del pianeta che segna il riacutizzarsi delle mai sopite rivalità tra gli Stati Uniti, forti della loro supremazia unilaterale, e la Russia che mira a recuperare in fretta il ruolo di superpotenza perso con la caduta dell’Unione Sovietica. Lo scenario è semplicemente da brivido. Con Putin e il suo neo-imperialismo di stampo zarista da una parte e l'Occidente che dall'altra ha nell'armadio lo scheletro ancora fresco dell'Iraq, il braccio di ferro tra est e ovest, nella peggiore delle ipotesi, minaccia di far tornare sugli altari la “balance of power”, il famigerato equilibrio del terrore dei tempi andati. In quest'ottica il cinismo delle teste calde che barano al tavolo della pace lascia sgomenti.

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MARCIAPIEDI - Al giro di boa dei primi cento giorni, il Cavaliere si liscia le penne. A dargli retta, si direbbe che dal suo ritorno al potere cada la manna dal cielo. Ma, oltre lo stretto orizzonte della propaganda, la realtà non è esattamente quella riflessa dallo specchio deformante della “dolce vita” berlusconiana. In Italia la forbice tra ricchi e poveri si allarga sempre piu’, mentre il governo svia l'attenzione con iniziative discutibili come il "presidente spazzino", il gioco dei soldatini nelle città e lo zelo dei sindaci-sceriffo.

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E però in questo "paese da marciapiedi" - cosi' in uno dei durissimi fondi di Famiglia Cristiana che hanno profondamente irritato il Vaticano - cresce il numero di chi per mangiare ha come unica risorsa quella di rovistare nei cassonetti: al di fuori di quanto si trova nella spazzatura non dispongono di altre opportunità per vivere. Se questo è l’uso che Palazzo Chigi fa della sua maggioranza “bulgara”, se la manovra finanziaria produce disparità indegne di un paese del G8, forse nello sconfinato autocompiacimento del premier una nota stonata c’è. O no?

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IL ROSSO E IL NERO - Il goffo tentativo censorio di Sandro Bondi allo scopo di bloccare la diffusione del film sulle Br “Il sol dell’avvenire” al festival di Locarno, ha avuto se non altro il merito, di sicuro non cercato dal ministro, di levare i veli su uno dei periodi piu’ bui della democrazia italiana. Già Andreotti sostenne ai tempi del neorealismo che i panni sporchi andavano lavati in casa. Ma non poté impedire a quei capolavori di conquistare il mondo. Anche Bondi ha avuto torto. La ricerca del regista Gianfranco Pannone, primo esempio italiano di un filone documentaristico che in altri paesi è radicato da gran tempo, lungi dal vellicare intenti apologetici, ha disegnato con grande rigore formale la scarsa complessità e la mediocrità culturale dei terroristi. Nelle loro testimonianze non c’è rivisitazione critica né pietà. Malauguratamente, nella propaganda della maggioranza, la memoria condivisa sul recente passato ha senso unicamente se si fonda su una egemonia culturale nuova di zecca, naturalmente di destra, che porta a sottacere le responsabilità dell'altro terrorismo, non meno feroce, quello "nero" di stampo neo-fascista. Evidentemente, in un momento epocale di crisi c'è chi pensa a rileggere la storia a modo suo, in chiave ottusamente ideologica, per farne uno snodo decisivo sul quale esercitare maggiormente i tentativi di revisionismo. C’è solo da sperare che lo zelo un po’ bigotto di Bondi non scoraggi altre iniziative volte a riportare in superficie la riflessione sui mali oscuri dell’Italia.