martedì 24 marzo 2015

Contro l’orrore occorrerà una mobilitazione molto lunga

 

di Renzo Balmelli 

 

ALTOLA'. Quando sembrava che il virus del califfato stesse per perdere efficacia, l'ombra dell'ISIS è tornata a farsi viva nel brutale e sanguinoso attacco terroristico nel complesso parlamentare di Tunisi. Ancora non è chiaro se l'azione rientri nel tentativo di portare la bandiera nera sulla Casa Bianca e il Colosseo, ma tutti quei morti sono la tragica dimostrazione che non sarà facile frenare l'avanzata jihadista. Da notizie più recenti pareva che la macchina di guerra contro gli infedeli dovesse essere rivista alla luce della manipolazione mediatica che l'ha finora accompagnata. L'orrore che ha insanguinato la capitale tunisina è invece un colpo durissimo al santuario di ricostruzione democratica avviato nel Paese e lascia intuire che l'altolà al fanatismo richiederà una mobilitazione molto lunga.

 

LACRIMA. Come prima, più di prima, nell'Italia che cerca faticosamente di lasciarsi alle spalle una lunga, debilitante stagione di stravizi, la cupola sembra avere ancora il pieno controllo delle leve segrete con cui manovrare il potere. Alla vigilia di EXPO2015, già al centro di manovre poco pulite, il Paese, percosso e attonito, si trova a dover "ballare coi lupi" nell'ennesimo scandalo di tangenti, favori sottobanco in famiglia e diffuso malaffare che investe Palazzo Chigi e più in generale la credibilità della politica. L'altra sera durante il programma RAI in omaggio ai 70 anni di Bobby Solo non sarà sfuggita ai telespettatori, impressionati dal dissesto, la quasi profetica coincidenza mentre l'Elvis Presley italiano intonava la sua famosa "Non c'è più niente da fare". E tanti saranno andati a dormire con una "lacrima sul viso".

 

SNODO. Già altre volte il sistema aveva mostrato falle preoccupanti, ma la clamorosa controprestazione registrata in Israele è l'ulteriore conferma che le elezioni non si vincono coi sondaggi, ma spesso invece si perdono come è accaduto ai laburisti di Isaac Herzog. Dalle urne é invece uscito un verdetto che premia Netanyahu oltre ogni aspettativa, consentendogli di formare da solo un governo di destra che renderà ancora più improbabile il dialogo coi palestinesi, snodo centrale per gli equilibri nel Medio oriente. Nel precedente mandato il premier uscente, poco avvezzo alla diplomazia, aveva perso l'appoggio degli USA per effetto della questione iraniana. La sua rielezione è un duro colpo per le speranze di Obama e dell'occidente di rilanciare i negoziati di pace nella regione, sola antitesi ai venti di guerra.

 

PEDINE. In puro stile Peppone e Don Camillo ai tempi del loro viaggio romanzesco in Unione Sovietica, in questi giorni l'occidente si è chiesto dove fosse finito Putin, di cui si erano perse le tracce. Anche se non siamo più all'epoca in cui il raffreddore del primo segretario del Pcus teneva in ansia le Cancellerie, la cortina di mistero che avvolge le trame del potere al Cremlino non si è mai realmente diradata. Tanto che alcune voci parlavano addirittura di un golpe. Se ai personaggi di Guareschi bastava le pesca allo storione per mettersi il cuore in pace, con il Presidente russo che regna su un imponente arsenale nucleare, la partita è un tantino più complicata proprio per la complessità degli interessi strategici, economici e geopolitici coi quali Mosca muove le sue perdine sulla scacchiera mondiale.

 

ALTOLA'. Fino a ieri sembrava che il virus del califfato stesse per contagiare il mondo intero. Sulla Casa Bianca e il Colosseo ben presto avremmo visto sventolare la bandiera nera. Dalle notizie più recenti, pare invece che l'avanzata dell'Isis non solo stia rallentando, ma vada addirittura rivista alla luce della manipolazione mediatica che l'ha accompagnata. Non che le immagini dell'orrore fossero uno sceneggiato o che la minaccia sia rientrata. Questo no. Ma la via diplomatica di Washington, dell'Onu e dell'UE, tutte e tre determinate ad aprire un vasto fronte negoziale dalla Siria alla Libia, dove guerre e fanatismo hanno provocato centinaia di migliaia di vittime e devastazioni spaventose, potrebbe dare finalmente l 'altolà alla spinta dello Stato islamico.

 

DANNI. Quando ci sono di mezzo i processi contro l'ex Cav, i berlusconiani non perdono ne il pelo, ne il vizio. Per loro, fautori di una singolare lettura della giustizia, valgono soltanto le sentenze che mandano assolto l'imputato Silvio B., mentre tutte le altre sono il frutto della persecuzione messa in campo dall'ammucchiata rossa, ostile e prevenuta. Chi osserva , come hanno fatto i vescovi, che l'assoluzione nel caso Ruby non cancella i dubbi sulla moralità dei comportamenti , finisce nel girone dei reprobi . E si che la CEI non è neppure lontana parente delle " toghe comuniste". Ma c'è dell'altro. Non paghi del verdetto, i fedelissimi esigono addirittura che Berlusconi venga risarcito per il danno subito , guardandosi bene dal chiedere chi invece risarcirà l'Italia per i danni da lui provocati.

 

PARADOSSO. Non avrà vita facile Hillary Clinton se fra un paio di settimane romperà gli indugi e annuncerà la sua candidatura per la corsa alla presidenza. Troppo poco liberal  (cioè progressista) per i Democratici, troppo poco democratica per i Repubblicani, ai quali potrebbe erodere consensi, l'ex first lady sembra prigioniera di un paradosso che fa di lei una figura scomoda nei due campi. A complicarne il cammino concorre poi la vicenda delle famose mail private che tocca l'aspetto delicato della trasparenza alla quale è tenuto chi esercita un ruolo pubblico. Come in un film di Capra, non sorprende quindi che dietro le quinte di Washington si intreccino trame da parte di chi la considera una temibile avversaria. Comunque sia, se il marito Bill l'ha sempre fatta franca, a lei non si perdona nulla. Chissà perché?

 

PAURE. Un'eclissi di sole come quella del 20 marzo è il fenomeno naturale più spettacolare a cui si possa assistere e che fino a quando non se ne conosceva la vera natura era all'origine di paure ancestrali. Al di la della chiave di lettura che ne da la scienza, il fenomeno trasmette in chi lo osserva sensazioni ed emozioni che non sono spiegabili e talvolta sconfinano nei meandri del mistero cosmico. Dai nostri lontanissimi antenati le eclissi erano considerate segni di sventura. Nel " sole nero" le popolazioni antiche intravedevano presagi di catastrofi che cercavano di esorcizzare con i riti più svariati. Diffusa era la credenza che un drago divorasse l'astro dispensatore di luce e calore. Oltre il mito, resta comunque il fascino conturbante di quell'ombra che in pieno giorno oscura il cielo fuori orario.

 

martedì 10 marzo 2015

E sulle loro tombe cadrà il fiore dell'oblio…

di Renzo Balmelli 

 

OBLIO. Forse non basterebbe nemmeno tutta la sagacia di Petrovic Fandorin, l'investigatore uscito dalla penna di B. Akunin, per fare piena luce sui gialli politici russi. In quei meandri è facile perdersi senza mai trovare una traccia precisa di chi può essere stato il vero assassino. La storia si ripete con la morte di Boris Nemtsov per la quale è stata formulata, ripresa con enfasi dalla destra nostrana, l'ipotesi che il Cremlino non avesse interesse a zittirlo non essendo catalogato tra i potenziali nemici del sistema. Figuriamoci gli altri! Comunque sia, adesso Nemtsov, definito una persona onesta, è sepolto guarda caso accanto ad Anna Politkovskaya, la giornalista sgradita al potere e uccisa in circostanze mai chiarite. Sulle loro tombe cadrà il fiore dell'oblio e nessuno pagherà per il duplice delitto.

 

MACCHIA. Mancano ancora quasi due anni alle presidenziali americane, ma i repubblicani , che da quando Obama siede alla Casa Bianca hanno perso la testa, già affilano le armi per riconquistare il potere con qualsiasi candidato disponibile sulla piazza, purché sia conservatore a tutto tondo, militarista senza riserve e disponibile a scendere a compromessi con i più facoltosi centri di potere. Ovviamente per il bene supremo della Nazione. Orbene, come se due non fossero bastati , sulla scena sta facendo le sue prime apparizioni un terzo Bush, John Ellis, detto " Jeb", già governatore della Florida grazie ai voti degli immigrati anti-castristi. Per i repubblicani Bush III sarebbe il candidato ideale a meno di non evocare la guerra in Iraq che oscura il ritratto di famiglia.

 

INTRUGLIO. Capita anche in politica che in tavola arrivino pietanze per le quali occorre uno stomaco di ferro. Ma se il cuoco confonde la cucina con il rancio , nemmeno l' Alka-seltzer potrà servire allo scopo. Neppure presa in dosi industriali la celebre polverina potrebbe facilitare la digestione della miscela in salsa nostalgica servita da Salvini e che ha quali ingredienti di base la nuova Lega " lepenista" , il fascismo di Casa Pound, le croci celtiche, le foto di Mussolini, il linguaggio sboccato, gli slogan di facile presa e abbondanti spruzzate di " vaffa..." per "impreziosire" le varie portate. Se questo è il pantheon della destra italiana, in fuga dal berlusconismo, c'è poco da stare allegri, soprattutto pensando alle future generazioni. All'apposto del famoso slogan questo intruglio più lo mandi giù e meno ti tira su.

 

TRAPPOLA. Rimpiangere Berlusconi? Non sia mai. Troppe ne ha fatte e altre potrebbe ancora combinarne non appena riavrà la piena agibilità politica. Qualcuno però , ancora sotto choc per quanto proposto dal vociante sabato romano del Matteo lombardo, potrebbe essere indotto a credere che l'anziano sultano di Arcore sia tutto sommato il male minore. Sarebbe una trappola. Dall'ex ormai al tramonto, l'astro nascente del Carroccio ha ereditato il populismo incantatore che passa attraverso l'uso disinvolto dei social media. Considerarlo una meteora sarebbe un sbaglio che la sinistra potrebbe pagare a caro prezzo, soprattutto se dovesse continuare a sfarinarsi nella litigiosità , riesplosa alle recenti primarie, e che è tutta olio che cola per chi spinge il Paese alla deriva qualunquista.

 

FALCATE. Da quando è salito sul soglio di Pietro circa due anni fa (13 marzo 2013) Papa Francesco ha dovuto sgomitare. Fin dal primo giorno gli ossequi ingannevoli hanno fatto il paio con le critiche e gli attacchi, diventati sempre più manifesti nello svolazzare delle tonache curiali. Anticonformista anche nel rifiutare scarpette e mantelline rosse, il Vescovo di Roma attraversa a larghe falcate il rosario delle lamentele, nella consapevolezza che ai gesti simbolici e mediatici dovrà fare seguire presto atti ben più significativi per non deludere i fedeli, specie dopo le aperture in fatto di morale sessuale, familiare, matrimoniale e sociale. Ma Jorge Bergoglio potrebbe essere sotto tiro dei tradizionalisti, allo scopo di rendere se non impossibile perlomeno difficile un dibattito approfondito sulla questione.

 

lunedì 2 marzo 2015

Tira una brutta aria

 di Renzo Balmelli 

 

MALESSERE. Tra l'esultanza di Salvini, della Le Pen e compagnia, un po' dovunque cresce l'anti europeismo. E insieme a questa tendenza aumenta il seguito dei partiti che ne hanno fatto la loro bandiera. In verità non esiste proprio nessuna ragione per cui gioire all'idea che l'UE faticosamente costruita venga irrimediabilmente sobillata dai nazionalisti coi loro slogan di facile consumo. I sondaggi dimostrano purtroppo che nella comunità tira una brutta aria. Paesi come l'Italia e persino la Germania, un tempo fieri del loro ruolo di padri fondatori, si scoprono sempre più euroscettici, a disagio con la moneta unica, nostalgici di lira e marco e percorsi da sentimenti di paura. Sentimenti che non sono mai un buon compagno e che rivelano sfiducia reciproca e un diffuso malessere.

 

MITO. Basta mettere a confronto i titoli dei quotidiani italiani e svizzeri per notare già di primo acchito che l'intesa fiscale tra i due paesi non ha la stessa valenza di qua o di la della frontiera. Per i giornali della penisola si tratta di una svolta epocale, in buona sostanza la fine del segreto bancario. La stampa elvetica, più prudente, considera l'accordo solo come l'inizio di una nuova stagione . Due categorie hanno comunque validi motivi per essere inquieti. Da un lato i frontalieri, pagati meno dei residente e non sempre ben visti, che rischiano di trovarsi col cerino in mano nel contenzioso sulla doppia imposizione. Dall'altro tutti quei cittadini elvetici che vedono vacillare un mito ritenuto inamovibile, ma che ora pare travolto da un mondo che sta cambiando velocemente, forse troppo in fretta per loro.

 

DIGNITÀ. Nell'altra metà della Svizzera, quella che non ha approvato l'iniziativa anti stranieri, serpeggia il timore che il deprecato statuto di stagionale, soppresso tredici anni fa in virtù degli accordi sulla libera circolazione delle persone, possa rientrare dalla finestra. Chi ha vinto il referendum, ossia l'UDC del tribuno populista Blocher, preme in questa direzione, indifferente al danno che un simile provvedimento potrebbe arrecare a migliaia di lavoratori, privati della loro dignità. L'ipotesi che detto statuto possa risorgere dalle ceneri fa venire i brividi a chi ha vissuto quella realtà oltremodo precaria, fatta di abusi, e di costanti violazioni dei diritti umani, primo fra tutti il ricongiungimento delle famiglie. Nell'ottica sindacale il 2015 sarà un anno di lotta per opporsi a una simile deriva

 

SFUMATURE. Santo subito. L'irriverente provocazione viene dai "maître à penser" della destra per colpire Mattarella che della legalità si fa interprete anche nei gesti quotidiani. In democrazia è legittimo dissentire dalle scelte che non piacciono. Ma sbertucciare l'inquilino del Quirinale solo perché usa un aereo di linea al posto di un volo di stato è segno di malcelato livore. Non sarà un fatto eccezionale, ma è pur sempre meglio di quando fino a non molto tempo fa su quegli apparecchi, pagati dai contribuenti , salivano le compagne ed i compagni di merenda. Chissà che cosa si inventeranno ora alla notizia che il Presidente per una trasferta a Firenze ha utilizzato il treno e il tram. Saranno come minimo cinquanta sfumature di pessimo gusto.

 

CONGIUNTIVO. Dalle parti di Forza Italia la satira è un boccone amaro da ingoiare. Il leitmotiv è l'ormai logoro piagnisteo che nel Paese la satira è sempre stata in mano ai comunisti. Nulla di meno vero. Riviste celebri come il Candido, il Guerin Meschino, Il Borghese, nonché collaboratori di vaglia rispondenti ai nomi di Longanesi e Guareschi seppero imprimere alle pubblicazioni un carattere prevalentemente anticomunista. Oggi probabilmente su quel versante manca un po' la materia prima e a volte i risultati possono essere catastrofici. Capita così di leggerne delle belle, tipo questa: se gli autori "agirebbero" per la loro fede, la satira di destra non sarebbe ridotta ai minimi termini. Ma se già traballa la fede nei congiuntivi, è vano sperare in un miracolo.

 

FIDUCIA. Quattro donne assurte agli onori dell'attualità stanno dando dell'Italia un'immagine nuova e vincente. Quattro signore che si muovono in discipline molto diverse che vanno dall'astronautica, alla fisica nucleare, dalla diplomazia europea, alla creatività. Stiamo parlando di Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio per una lunga missione, di Fabiola Gianotti, da poco direttrice generale del CERN, di Federica Mogherini, ministro degli esteri dell'UE, e di Milena Canonero, una delle più importanti costumiste al mondo, che ha vinto il suo quarto Oscar per il film " The Grand Budapest Hotel", collocandosi nella scia di De Sica e Fellini. In ambiti diversi, ma con uguale passione, queste quattro donne restituiscono fiducia a un Paese umiliato dal bunga bunga.

 

TAROCCO. Or dunque prepariamoci a vivere i mondiali di calcio del 2022 in compagnia di Babbo Natale. L'incredibile idea, destinata a sconvolgere le vacanze natalizie nonché il calendario dei vari campionati nazionali e della Champion's League , è maturata nei piani alti della FIFA dopo lunghi conciliaboli. Nel tempio del calcio finalmente hanno capito che in Qatar d'estate fa un caldo boia e che giocare al pallone in quelle condizioni non è come una passeggiata sotto le fresche frasche. Ma quei mondiali s'hanno da fare, ad ogni costo. Tuttavia un po' meno fariseismo non sarebbe stato fuori posto nonostante la mole degli interessi che gravitano attorno alla manifestazione assegnata all'emirato dopo una votazione turbolenta che qualcuno ha però definito la più taroccata della storia.

 

lunedì 23 febbraio 2015

Tra il Palazzo e il West

 di Renzo Balmelli 

 

MALASANITA'. Nelle poche ore di vita di Nicole, nella sua morte tanto assurda, nel destino della bimba catanese venuta al mondo e subito volata via come in un soffio, nella brevissima esistenza di quel respiro appena sbocciato e strappato ai genitori nel più crudele del modi, si sostanzia una tragedia dell'inciviltà troppo difficile da accettare. Perché – ce lo chiediamo prendendo a prestito le parole di Paolo Di Stefano – che Paese è mai quello in cui una neonata muore per non avere trovato un ospedale disponibile. Che Paese è mai quello in cui i buffoni della politica si azzuffano in Parlamento come in una locanda del vecchio West, offrendo uno spettacolo al limite dell'indecenza, mentre fuori si consuma il dramma della malasanità. Dite, che Paese è mai questo.

 

SPACCATURA. Più che breve, è stata una luna di miele mai consumata quella tra il nuovo padrone di casa del Quirinale e le forze dell'opposizione che mordono il freno e ancora masticano amaro per il "matrimonio che non s'aveva da fare." In testa al corteo degli "indignati" troviamo, manco a dirlo, la Lega e il suo leader, il " lepenista" Salvini, che hanno assunto un atteggiamento ostile, irrispettoso e liquidatorio nei confronti di Mattarella: un approccio pregiudiziale, carico di brutti presagi, che esaspera la spaccatura in concomitanza con la grave crisi libica. Nonostante la pena abbreviata, si agita meno, invece, l'ex Cavaliere che al cospetto del Ruby-ter, gli assegni alle "olgettine" ed i segreti attorno ai festini di Arcore teme, forse, di essere riacciuffato da suo ingombrante passato.

 

PAURA. Come in un mosaico impazzito, le immagini che in un wagneriano crescendo da crepuscolo degli Dei si concretizzano davanti ai nostri occhi tra guerre, terrorismo, razzismo e crudeltà medievali, compongono un quadro frammentato in cui ogni tassello si carica di oscuri arcani. La ferocia dei tagliagola che fa paura a tutti si sovrappone agli spaventosi e sanguinosi rigurgiti di antisemitismo, la catastrofe umanitaria dei migranti fa il paio con i blindati sepolti sotto la neve in Ucraina, spettrale riproposizione in chiave moderna di altre, terribile campagne di Russia. E' stato detto mille volte e non basta mai: l'unica cosa che l'uomo impara dalla storia è che non impara nulla dalla storia. Chissà quando riusciremo a ficcarcelo nella zucca.

 

PALUDE. Nessuno rimpiange il regime di Gheddafi. Ma dalla scomparsa del colonnello non vi è traccia dei cambiamenti epocali sui quali si doveva fondare la rinascita della Libia per farne una nazione moderna, con un ruolo centrale per lo sviluppo dell'intera regione. il Paese è precipitato in mano alle tribù, privo di un vero governo e sempre più simile a una terra di saccheggi in cui spadroneggiano bande armate fuori controllo e sulla quale incombe l'ombra minacciosa dell'IS che trova nel caos e l'anarchia un propizio brodo di coltura. Pesantissima è l'eredità delle dissennate strategie occidentali in questa ribollente area del pianeta da cui arriva l'ennesima conferma: la conferma che la democrazia non fiorisce sulla bocca del cannone e men che meno nella palude del fanatismo di nero vestito.

 

EMERGENZA. Chissà se quando Berlusconi faceva il baciamano al rais o quando inglesi e francesi alzavano in volo i loro caccia con il neppur tanto segreto intento di conquistare un posto in prima fila al mercato del greggio libico, si sono resi conto dell'abisso che si andava spalancando alle porte dell'Europa. E chissà se l'Italia, unico Paese del G8 a essere bagnato soltanto dal Mediterraneo, riuscirà , per storia e influenza culturale, a far valere le sue responsabilità in uno scenario che fa tremare mezzo mondo . Sono questioni cruciali che si pongono con urgenza mentre la diplomazia , seppure con qualche affanno, mostra di prediligere una soluzione politica per affrontare l'emergenza senza isterismi, senza la nostalgia di tambureggianti occupazioni al canto di " Tripoli bel suol d'amore".

 

MORO. Quando si rievoca l'opera di Leonardo Sciascia, il discorso, prima o poi, finisce col ruotare attorno al caso Moro. " L'affaire", come lo definì lo scrittore. Sulla morte del leader democristiano, un po' come l'uccisione di Kennedy a Dallas, non si è mai saputo nulla di veramente convincente, tranne che quel tragico capitolo resta uno dei grandi e irrisolti misteri italiani. A 25 anni dalla scomparsa di Sciascia, Adelphi ha appena pubblicato il secondo volume delle opere complete dello scrittore siciliano che dedica ampie riflessioni all'inchiesta su via Fani. Con questo scritto, che gli valse non poche critiche, Sciascia, convinto che l'eliminazione di Moro convenisse a molti, torna sulla sua ipotesi secondo la quale la verità è sotto gli occhi di tutti, ma proprio per questo nessuno la vede.

 

venerdì 13 febbraio 2015

Pieno di difetti, ma…

di Renzo Balmelli 
 
AFORISMA. La democrazia è un sistema pieno di difetti, ma insostituibile fino a quando non si troverà qualcosa di meglio. Piace pensare che l'aforisma di Churchill si adatti molto bene all'UE, solida e infaticabile garante della pace così come la vollero i padri fondatori dopo la tragedia nazi-fascista. Sarà pure imperfetta, ma in giro, francamente, di meglio non si vede niente. All'opposto ora si odono invece le lugubri sirene dell'estrema destra intenta a vellicare i peggiori istinti revanscisti per fare voti. Con i conflitti che dall'Ucraina al Califfato incombono alle nostre porte, lo smembramento dell'Europa nel solco di un' ideologia bacata sarebbe una catastrofe mondiale.
 
ANTICORPI. In Francia regge "lo spirito dell'11 gennaio" creatosi dopo la storica manifestazione in risposta agli attentati. Caricate di significati che andavano oltre il contesto regionale, le elezioni nel Doubs hanno mostrato grazie al successo al fotofinish, ma politicamente cruciale del socialista Frédéric Barbier, che l'esagono ha ancora in se gli anticorpi per sventare derive pericolose. Stavolta non hanno funzionato ne le ricette fascistoidi della Le Pen, che ora mastica amaro, ne le ambiguità di Sarkozy che sceglie sempre la " rupture" con il passato, ma non dice mai come. A Hollande e alla "gauche" si offre una grande 'opportunità di riconquistare il cuore dei francesi.
 
MATTEO. Prevedere in quale direzione si muoverà l'Italia post-Nazareno a trazione renziana è difficile. Nessun Paese, d'altronde, neppure il più stabile, può considerarsi al riparo dagli scossoni congiunturali. Sia come sia, all'inizio di un nuovo settennato, i problemi veri da affrontare non sono certo le paturnie del Berlusconi "salvinizzato", che passa da un Matteo all'altro trovandosi solo all'interno della sua destra un tantino decrepita. A incombere sono altre sfide, dalla lotta alla corruzione e l'evasione fiscale con i loro effetti devastanti sulla crescita, al contrasto della mafia di cui ha duramente sofferto il Presidente Mattarella. Gli ex hanno già avuto e ne hanno fatto un cattivo uso.
 
OLTRAGGIO. E' una questione di rispetto verso la dignità umana: per questo non vanno concesse attenuanti a chi infanga una persona per il colore della sua pelle. Risulta quindi del tutto incomprensibile " l'assoluzione morale "accordata dalla giunta per le immunità del Senato al leghista Calderoli che aveva dato dell'orango all'ex ministro Cécile Kyenge. E non meno sconcertante è stata l'adesione iniziale di alcuni senatori dem. L'oltraggio fatto a una signora per gli irripetibili insulti razzisti di cui è stata oggetto durante la sua esperienza di governo e che trovano ancora oggi ampio spazio sui blogger xenofobi non si cancella con un eventuale, tardivo dietrofront.
 
RIFLESSIONE. Nella nuova edizione curata da Bompiani, torna in libreria " Lo straniero", di Albert Camus, il romanzo che rivelò lo scrittore futuro premio Nobel al mondo letterario internazionale. A settant'anni e passa dalla prima pubblicazione il lettore di oggi rimane colpito con la stessa intensità dalla tematica esistenzialista su cui l'autore getta uno sguardo ironico e cinico, fino al drammatico esito finale. Siamo di fronte a un cittadino che non cessa d interrogarsi, un cittadino della riflessione continua, si legge nella bella introduzione ancora riservata che ne fa Roberto Saviano, preceduta da un titolo emblematico: quando Camus ci insegnò che siamo noi "Lo straniero".
 
RIPICCHE. Complici la crisi, le tensioni nel mondo del lavoro, il problema dei frontalieri, le brecce nel segreto bancario, la black list dei paradisi fiscali su cui Roma si ostina a mantenere la Svizzera e molto altro ancora, inclusi i politici dell'area populista che soffiano sul fuoco delle ripicche, sta di fatto che ormai il barometro delle relazioni tra il nord Italia e Ticino volge al brutto. Stranamente nemmeno l'appartenenza a un comune ceppo culturale sembra in grado di ammorbidire il clima, tanto da far venire in mente i polli di Renzo anziché i rapporti di buon vicinato. Il Manzoni, che studiò in collegio a Lugano, si sta rigirando nella tomba.
 
FURTO. Ciò che lascia perplessi nella gigantesca frode fiscale battezzata "Swissleaks" è che sia stato un furto, quello della famigerata "lista Falciani", a svelare l'esistenza di un altro furto gigantesco ai danni dell'erario e quindi della società. Ci si chiede da che parte guardassero coloro che avrebbero dovuto vigilare e prevenire la piena di quel fiume di denaro, non di rado di origine illecita, affidato alla britannica HSCB e confluito nei compiacenti forzieri elvetici. Nel rispetto dell'etica non sarebbe male se qualcuno, invece di accanirsi contro i lavoratori, promuovesse un'iniziativa contro l'immigrazione di massa degli evasori. Già, ma quelli chi li tocca!
 
CANZONETTE. Senza voler fare della sociologia da strapazzo, basta confrontare le prime, tremolanti immagini in bianco e nero con gli schermi ultra sofisticati di oggi per intuire la portata dei cambiamenti epocali che il Festival di San Remo ha attraversato con disinvoltura  tra gossip, polemiche, gaffes e rispetto della tradizione  nei suoi  65 anni di esistenza. Ad ogni edizione lo si da per morto, si giura che sarà l'ultima, che un giro di interessi da capogiro gli sta succhiando l'anima, ma  per cinque serate a tenere banco sul palco dell'Ariston è un manifestazione canora, forse un po' anacronistica, arrivata  all'età della pensione. Saranno solo canzonette, ma qualcosa dovrà pur dire se ancora non si spengono le luci della ribalta.
 
STRAGE. "Spiace, ma se lo sono voluto loro, e la colpa è del buonismo di sinistra". Vengono i brividi e si resta letteralmente sbigottiti nel leggere le farneticazioni di non pochi lettori, sicuramente avvelenati da una certa propaganda, nel commentare l'ultima strage di migranti nel Mediterraneo. E' la conseguenza perversa del livore che porta a considerare i profughi alla stregua di rifiuti umani, senza nessuna funzione utile, dimenticando volutamente di avere a che fare con persone in carne e ossa, con un'anima, che soffrono pene indicibili, pagano per l'avidità altrui e chiudono la loro esistenza sepolte nei fondali, sotto tonnellate di acqua. L'assuefazione alla tragedia sembra raggelare i cuori.