martedì 6 ottobre 2009

LA VERSIONE DI SILVIO

Se un giorno qualcuno si accingesse a scrivere la storia italiana della prima  decade del duemila, sulle sue spalle peserebbe un compito immane. Come minimo, infatti, l'autore dovrebbe mandare in tipografia due volumi...

di Renzo Balmelli 

Se un giorno qualcuno si accingesse a scrivere la storia italiana della prima decade del duemila, sulle sue spalle peserebbe un compito immane. Come minimo, infatti, l'autore dovrebbe mandare in tipografia due volumi senza nessun punto di convergenza l’uno con l’altro.

    Il primo, quello serio, diciamo, descriverebbe l’Italia vera, con i suoi problemi, le sue ansie, le sue speranze, le sue indubbie realizzazioni, le sue affermate punte di eccellenza. L'Italia della gente che non ha quale modello i Casanova da strapazzo.

    Nell’altro libro, piu’ farfallone, il lettore del futuro scoprirebbe invece la versione di Silvio, altrettanto stralunata di quella di Barney, ma meno divertente dell’eroe di Mordechai Richler.

    Poi bisognerebbe pero’ aggiungere, per fare capire alle future generazioni come stavano le cose, che a dispetto del teatrino della politica, ad avere il sopravvento nel paese fu appunto per un periodo lungo, troppo lungo, la rappresentazione dell’Italia di plastica o di cartapesta, che dir si voglia, su cui la destra seppe costruire le sue fortune.

    Il paradosso è che le future generazioni, a patto di non avere perso per strada la capacità di ragionare con la propria testa, a un certo punto dovranno chiedersi, confrontando le due relazioni, come mai la versione di Silvio riusci’ a imbandire la tavola del potere senza incontrare grosse resistenze, pur essendo priva di qualsiasi consistenza.

    Per la verità - e adesso torniamo ai giorni nostri - l’esercizio andrebbe fatto seduta stante, partendo dalla scarsa considerazione di cui gode Berlusconi quando si muove fuori dalle mura domestiche.

    Lo si è visto durante il passaggio dal mondo del G8 a quello del G20 che oltre a ridurre il peso dell’Europa ha portato anche a un ridimensionamento del ruolo dell’Italia che già fatica a tenere il passo con le maggiori potenze industriali. Per stornare l’attenzione dal bilancio piuttosto magro raccolto all’ONU e al summit di Pittsburgh il Cavaliere ha provato a buttarla sul ridere. Ma la battuta già scadente sull’abbronzatura di Obama ripetuta nei confronti della moglie non ha fatto che aumentare il disagio delle cancellerie che ormai faticano a nascondere l’imbarazzo al cospetto di un atteggiamento che appare sempre piu’ incomprensibile.

    L’uomo pero’ non si da per vinto e torna alla sua ossessiva battaglia con l'informazione per imporre la museruola alle testate sgradite. L’obiettivo è di far chiudere le "gazzette della sinistra" e i pochi programmi televisivi che danno ancora voce a mezzo Paese. Al sultano di
Arcore non piace recitare il ruolo di comprimario e così, per iniziativa del ministro Scajola, pretende contro la legge di stabilire direttamente i palinsesti della tv pubblica. Con una maggioranza che, dalle colonne dei due giornali più diffusi e obbedienti al premier, Il Giornale e Libero, lancia senza pudore e senza nessun senso civico una campagna per boicottare gli abbonamenti Rai. Iniziativa indecente, oltre che gravida di insidie.

    Se per disavventura viale Mazzini rimanesse senza mezzi per produrre programmi, sarebbe la fine del servizio pubblico e l’inizio di un ricattatorio regime mediatico a senso unico. La vera posta in palio di questa sfida, unica in Europa, è dunque la sopravvivenza nell’Italia berlusconiana di un’informazione critica e di opposizione. Ovvero l’esistenza di una democrazia.

    "Se qualcuno o addirittura la maggioranza - ha scritto Repubblica - pensa ancora che tutto questo sia normale, allora significa che la democrazia in Italia non ha un gran futuro. Il presente è già inquietante".

    Saltano le garanzie del pluralismo, mentre sui giornalisti che fanno il loro dovere piovono dai banchi della destra accuse infamanti: "spazzatura", "vergogna", "porcherie".

    Ma da chi arrivano queste accuse? Guarda caso da chi ha lottizzato spazi enormi nel campo della comunicazione, dal cinema all'editoria, dai settimanali alle riviste specializzate nel gossip di cui ora si lamenta.

    Ai futuri lettori dei due ipotetici volumi di cui abbiamo parlato all’inizio andrebbe percio' ricordato che Berlusconi, mentre spadroneggiava nel paese, oltre che capo del governo era pure il padrone delle tv private e che il conflitto di interessi di cui si è sempre fatto un baffo, gli conferiva la facoltà di imporre qualcosa ancora peggio di una censura. Non abbiamo la sfera di cristallo, e mentre scriviamo queste note non siamo in grado di predire come sarà l’avvenire del Bel Paese in cui la rappresentazione del potere assomiglia ogni giorno di piu’ a una squallida telenovela carica di lustrini. Il disegno è chiaro: la destra punta all’egemonia e se passano questi sistemi diventa difficile immaginare che cosa ci sarà scritto nei prossimi libri di storia.    

giovedì 1 ottobre 2009

Un governo disossato e bizzarro 

di Renzo Balmelli 

ISTERIA - L'urlo "pace, pace subito" che ha squarciato il silenzio dei funerali è stato un messaggio dal significato inequivocabile: a dispetto della retorica ufficiale, la gente fatica a trovare, oltre il dolore, un motivo di consolazione per la tragica fine dei parà in Afghanistan. Con tutto il rispetto per i caduti, si avverte un clima di crescente sfiducia sull'esito di un'operazione che genericamente fa riferimento alla democrazia da consolidare, ma che fin qui ha prodotto risultati assai modesti. Se poi il modello da esportare è quello proposto dalle escandescenze di Renato Brunetta, gela il sangue nelle vene al pensiero delle vite spezzate a Kabul. In fondo pero' dobbiamo essere grati al ministro che con la sua sceneggiata se non altro ha smascherato la faccia nascosta della maggioranza. Da un vaneggiamento all'altro, dalla virulenta offensiva contro l'informazione all'intimidazione degli avversari, la destra ormai non lascia nulla di intentato per tenere a galla una barca che fa acqua da tutte le parti. Di valori a questo punto non mette conto di parlare. L'avere convalidato senza battere ciglio gli spropositi sul "complotto delle elite" e la "sinistra che dovrebbe andare a morire ammazzata" è semplicemente un altro indizio del brutto clima di isteria in cui versa la squadra di Arcore. Da questo punto di vista, gli ex di qualcosa (socialisti, comunisti, democristiani) confluiti nel PdL rappresentano il prototipo fazioso del berlusconiano perfetto che per il suo idolo farebbe qualunque cosa, attribuendo ogni problema alla malvagità del nemico. Tuttavia risulta sempre piu' difficile tenere a bada la verità con gli slogan di facile suggestione. Da Palazzo Chigi escono solo progetti col fiato corto al servizio di interessi privati e avulsi da qualsiasi forma di etica sociale. Intanto la disoccupazione raggiunge tassi vertiginosi, i peggiori degli ultimi quindici anni. Nonostante la sua forza elettorale , il Cavaliere appare sempre piu' inadeguato ad affrontare la realtà, a meno di confinarsi nella mera esibizione autocelebrativa delle cerimonie e dei salotti immortalati dalla diretta tv. Ormai il ruolo del premier si cristallizza in una triste rappresentazione di potere senza rispetto, di ricchezza senza status, di popolarità senza prestigio. E il futuro ha il volto imbronciato. Col passare del tempo aumenta l'inquietudine che il paese rimanga ancora a lungo affidato alle bizzarrie di un governo disossato e sempre meno affidabile, in patria e all'estero.

NIRVANA - Sostiene Obama che gli USA sono stanchi della guerra. Se è per questo l'umanità intera aspetta con ansia la svolta che davvero riesca a "cambiare il mondo".   Ma, paradosso dei paradossi, mentre la Casa Bianca silura lo scudo anti-missili, liberandosi cosi' dell'ultima, inutile e ingombrante eredità di Bush, il mercato delle armi, a dispetto della crisi, non viene neppure sfiorato dalla recessione. E soprattutto nei paesi dal reddito inferiore alla media si investono cifre da capogiro non tanto nello sviluppo, bensi' nello shopping al mega-store dell'industria bellica. All'obsoleta diplomazia delle cannoniere, il presidente americano prova a contrapporre il suo modello di leadership, che si vuole fondata in primo luogo sulla forza della persuasione e sul dialogo multilaterale. Che fatica, pero'! Il progetto resta affascinante, ma la destra non perde una sola occasione per mettere il bastone fra le ruote alla politica della mano tesa. Troppi sono ancora gli interessi in giuoco, interessi inconfessabili, per riuscire a travolgere in un colpo solo gli ostacoli ed i focolai di tensione che ancora si frappongono alla visione di un mondo libero dal ricatto degli ordigni di distruzione, siano essi nucleari o convenzionali. Comunque sia, la ricerca di obiettivi comuni per affrontare minacce comuni deve continuare, anche se nessuno ha mai creduto che sarebbe stato semplice. In cosi' poco tempo è ridicolo pensare che il Nirvana sia già a portata di mano - ha detto l'ambasciatrice all'ONU Susan Rice in uno scatto di sincerità. Ma data la posta in palio, Obama e i suoi collaboratori, e con loro tutti gli amanti della pace, pensano che l'impresa valga lo sforzo.

PREVARICAZIONE - Riparte il campionato e all'inizio della stagione , proprio come la piaga delle cavallette, tornano pure i cori razzisti. Uno spettacolo osceno che denigra la passione per il calcio. A questo punto bisognerebbe capire perché ci sia ancora chi va allo stadio per insultare i giocatori di colore. Senza fare sociologia a buon mercato, la riposta è quasi ovvia: l'aggressione ai campioni che un premier di nostra conoscenza definirebbe piu' " abbronzati" di lui, è il simbolo di un degrado culturale che attanaglia l'Italia da quando nella maggioranza alcuni liquidano la questione della xenofobia con un'alzata di spalle. All'opposto le crescenti forme di intolleranza non sono un fenomeno passeggero, bensi' l'espressione di un preoccupante vuoto di idee; un vuoto pneumatico in cui la prevaricazione dell'uomo sull'uomo trova nel tifo violento oppure nello sconcio delle ronde il piu' fertile dei terreni di coltura. Sul tema del razzismo c'è stato un significativo affondo di Obama: "È importante sottolineare che ero nero prima di essere eletto". Purtroppo è poco probabile che i facinorosi ed i loro cattivi maestri raccolgano la lezione della storia.

lunedì 21 settembre 2009

SIAMO TUTTI FARABUTTI

di Renzo Balmelli 

FARABUTTI
A sfogliare l'elenco degli spropositi che la maggioranza è riuscita a gabellare come grandi risorse politiche, c'è di che restare letteralmente allibiti. Dai vagoni dei metro riservati ai milanesi, ai divieti di burka e kebab,dalle gabbie salariali all'inno d'Italia, dagli attacchi alla libertà di stampa alle norme sul dialetto, dalle ronde ai piccoli Hitler di periferia, abbiamo assistito a un vero e proprio festival del "di tutto, di piu'". La calda estate di Lega e PdL si racchiude in una serie di proposte, divieti obblighi e limiti varati con il duplice obiettivo di spaccare il paese, di sottolineare la diversità positiva del nord e quella negativa del sud. E tanto per gradire, i cervelloni del Carroccio si sono addirittura inventati il videogioco xenofobo "rimbalza il clandestino" in cui vince chi riesce a rimandare a casa piu' barche. Il "papi" ovviamente ci sguazza. Senza i voti leghisti e senza il lodo Alfano sarebbe in gravissime difficoltà. In vista delle prossime scadenze, la battaglia per l'autunno prevede quindi non piu' una difesa improvvisata giorno per giorno bensi' una strategia mirata che fa perno sul'antagonismo e sulla cinica, brutale aggressione di nemici e amici (leggi Fini), secondo una tecnica che ricorda i regimi autoritari. Chi non marcia sotto le insegne del pensiero unico è un farabutto. La consapevolezza di stare ad assistere a quella che Le Monde ha definito "l'agonia di una democrazia" ci porta a rivendicare, con migliaia e migliaia di colleghi in Italia e nel mondo, l'orgoglio di appartenere alla categoria. "Siamo tutti farabutti" perché vogliamo una stampa e una tv libera.

KILLER
Durante il fascismo c'erano i distributori di olio di ricino, i volontari del randello , la galera e il confino per chi non rientrava nei canoni fissati dal regime. Chi ha visto il capolavoro di Scola "Una giornata particolare" ha potuto farsi un'idea di come funzionavano le cose. Nell'era quarta del berlusconismo è cambiata la forma, non la sostanza. Per levarsi dai guai degli scandali politici e sessuali in cui s'è cacciato da solo, il Cavaliere ci ha provato - prima - con una comunicazione sovrabbondante, ipertrofica, poi con l'intimidazione. Un pacchetto di mischia costituito da feroci pennivendoli prezzolati, veri e propri killer mediatici, sono all'opera per distruggere reputazioni, carriere, famiglie. In una parola: per imbavagliare il dissenso. Un modo spiccio, barbaro, cinico per militarizzare la comunicazione e deformare il racconto della realtà. E si che l'Italia non è povera dal punto di vista culturale. Pare possibile che al Pd non sia venuto in mente - fosse solo a livello di immagine - di valorizzare questo straordinario patrimonio di risorse intellettuali che la maggioranza tende a soffocare. Ecco, questo è il limite della sinistra che perde tempo prezioso a macerarsi nelle lotte intestine. Un'idea originale che è una, è troppo pretendere!?

TELECRAZIA
Che le televisioni pubbliche e private avessero un solo padrone e che questo padrone fosse incidentalmente anche il capo del governo, si sapeva. Se ancora sussisteva qualche dubbio su questa anomalia , esso è stato spazzato via dallo squallido bollettino di regime andato in onda in prima serata su RAI 1, nel salotto di Vespa. Tre ore di spot governativo, con il "miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni", autoproclamatosi "superiore a De Gasperi", senza alcun contraddittorio. Con un faccia tosta che sfiora la presa per i fondelli, il Cavaliere ha fatto finta di consegnare case sue che in realtà erano prefabbricati forniti dalla provincia di Trento e dalla Croce Rossa. La nemesi pero' è sempre in agguato. Quando se ne abusa in modo spudorato, la telecrazia puo' diventare un giudice spietato. Il monologo a base di insulti e menzogne ha fatto registrare uno share modestissimo che in pari tempo fa il paio - guarda caso - con il calo di fiducia nel premier. Alla lunga anche gli elettori piu' pazienti capiscono che politica del fare è la politica del bluff non sono esattamente la stessa cosa. Adesso è partito l'ultimo assalto, quello a Rai 3, con l'obiettivo di ammorbidire l'unica rete pubblica sgradita a Palazzo Chigi e mettere da parte Fabio Fazio, Luciana Litizzetto, Milena Gabanelli , Serena Dandini e tanti altri spiriti liberi. Un disegno perverso che dopo
l'inguardabile, squallida serata di veleni e sciacalli sulla prima rete nazionale, ci verrà forse risparmiato. Quantunque al peggio non vi sia mai fine.

STRAGE
Morire per l'Afghanistan! Morire per che cosa, per chi? In nome di quali valori sei soldati italiani torneranno da Kabul dentro una bara? Per difendere la democrazia, la pace e la sicurezza interna - risponde il governo. Ma sono parole al vento, frasi intrise di stanca
retorica. Ormai neppure Obama sembra crederci piu' di tanto. Qui di tutti questi bei principi, dopo anni di guerra, non v'é nemmeno l'ombra. A imperversare sono il terrorismo, la corruzione, il traffico di droga, l'integralismo, la schiavitu' delle donne, la paura, la delazione, le frodi elettorali. E non c'è un barlume di luce in fondo al tunnel. Percosso e attonito il paese si intrerroga su questa ennesima strage, l'ultima di una scia dolorosa che da quando sono in vigore le regole d'ingaggio è già costata la vita a venti militari col tricolore appuntato sulla manica. Di fronte alla tragedia, un chiarimento sul ruolo del contingente italiano in Afghanistan si impone con la massima urgenza. Restare - come dice Frattini - "restare per dimostrare che l'orgoglio dell'Italia è sempre alto" - fra le tante che si potevano rilasciare è stata la dichiarazione piu' infelice che si potesse fare nell'ora dello strazio che colpisce tante famiglie . Nell'opposizione si alzano le voci per chiedere cosa ci faccia ancora l'Italia in Afghanistan. "A forza di starci, e di restarci", - osserva D Pietro - abbiamo perso anche la conoscenza delle ragioni per le quali ci siamo andati". Mentre invece bisognerebbe riesaminare a fondo le condizioni della missione e studiare eventuali cambiamenti dei compiti e dei livelli di sicurezza. L'Italia si inchina davanti ai suoi eroi, ed è giusto che cio' avvenga. Ma con ogni probabilità la strage di Kabul non cambierà nulla: un ritiro dalla zone delle operazioni non è previsto. In questi drammatici frangenti tornano alla mente le parole profetiche di Brecht nella Vita di Galileo: "Sventurata la terra che ha bisogno di eroi"! 

martedì 7 luglio 2009

Sul viale del... Tremonti

di Renzo Balmelli

TRAGEDIA - Che vita fare quadrato attorno al capo, mentre non si placa l’eco della vicenda di “ sesso, bugie e videotape” che allunga sull’Italia l’ombra della precarietà. Nel PdL la parola d’ordine é che un governo non si giudica dal buco della serratura, ma da come agisce. E sia! Senonché, il giorno in cui Berlusconi si dichiarava “fortissimo”, l’inferno di Viareggio mostrava in mondovisione una realtà assai diversa da quella ingannevole e tirata a lucido di cui si vanta la destra. In termini politici, questa fase segnata dalle repliche stizzite del premier potrebbe essere l’apice del suo potere personale , prima del declino. Il possibile snodo ruota attorno al G8 per il quale si é mosso il Quirinale, consapevole delle tossine che sono in circolazione. Se il vertice fosse un sommo inciampo anziché un successo, non solo verrebbe compromessa la prestigiosa vetrina aquilana, ma ne soffrirebbe anche l’immagine dell’Italia già ammaccata dal modello antropologico e culturale del velinismo di Palazzo. Giorgio Napolitano si é persuaso a chiedere una tregua delle polemiche nella speranza che la sua iniziativa non venga vissuta unicamente come una parentesi eccezionale, bensi’ come un contributo per svelenire il clima . Ma considerando le tensioni che agitano la maggioranza, ormai sull’orlo di una crisi di nervi, sono scarse le possibilità che l’ intervallo del summit preluda a un inizio di normalità.


FATTORE “S” - Molto si parla nel Pd, sia con simpatia che con malcelata irritazione, del “ fattore S” incorporato da Debora Serracchione, simbolo del nuovo che avanza. Premesso che in politica non si da nulla per scontato e che i galloni si guadagnano sul campo, l’arrivo sulla scena di energie fresche dovrebbe comunque destare curiosità e interesse. A maggior ragione in un partito che si vuole dinamico, moderno, riformista e progressista. Oggi infatti si giustifica sempre meno la logica d’apparato da cui il Pd dovrebbe emanciparsi nel momento in cui cresce il bisogno di rinnovamento. Dopotutto una donna che nel Nord-est ha messo a segno l’indiscutibile primato di superare Berlusconi alle ultime elezioni europee qualche atout deve pure averlo. Per non lasciarsela sfuggire, varrebbe la pena di valutare quale contributo puo' dare al rilancio della sinistra in una fase che non la vede certo al top della forma. L’auspicio é di far crescere tra i democratici una classe dirigente che col tempo impari a diventare classe di governo di uno schieramento votato non solo alla resistenza. In vista del congresso di ottobre, si offre dunque un’ occasione propizia di riflettere e di pensare in prospettiva a un cambio generazionale per chiudere la stagione dei litigi che ancora non é tramontata.


SICUREZZA - Chi dirige vuole avere presa su tutto, anche a costo di far venir meno la dignità. In quest’ ottica di potere si varano leggi inique come il decreto sulla sicurezza che per i suoi contenuti repressivi sgomenta la sinistra, la Chiesa e l’Europa. E non importa se al nord alcune amministrazioni rosse hanno un’anima “ rondista”. Sotto qualsiasi simbolo, le ronde restano una pratica medievale che incoraggia la delazione e non frena l’immigrazione clandestina. Quelle norme che sollevano dubbi sui diritti umani , alla prova dei fatti altro non sono che il prezzo pagato dal governo per garantirsi l’appoggio della Lega. Per un pugno di voti si manda in soffitta la questione morale e si ignora il problema vero, quello dell’integrazione, che va governato senza ammainare la bandiera della solidarietà. Con un minimo di onestà intellettuale da parte di chi oggi esulta , la questione andrebbe riformulata al piu’ presto prima che il tema dei migranti si imbarbarisca fino al punto da sfociare nella caccia allo straniero. Allora potrebbe avverarsi il monito di chi come monsignor Marchetto, insofferente alla prevaricazione [ma smentito dalle gerarchie vaticane, ndr], teme che il pacchetto sicurezza porterà all’Italia soltanto dolore.


HONDURAS - Se alla Casa Bianca governassero i repubblicani si potrebbero nutrire svariati sospetti sulle ingerenze nelle vicende dei paesi vicini. Ma da quando l’America latina non é piu’ considerata il cortile di casa degli Stati Uniti, le svolte antidmocratiche appartengono al passato. Per questa ragione il colpo di stato in Honduras, arrivato come un fulmine a ciel sereno, ha messo in allarme la comunità internazionale. L’idea che i militari anziché restarsene disciplinatamente in caserma ricomincino a coltivare pericolose velleità di potere, non puo’ lasciare tranquilli chi ricorda la ferocia delle dittature che hanno insanguinato questa parte del mondo. Solo la destra nostrana, forse per simpatia con l’autoproclamato presidente Roberto Micheletti di lontane origini bergamasche [e sostenuto dalle gerarchie cattoliche, ndr], ha legittimato l’operato dei generali. Occorre porre un baluardo - dicono - ai “caudillo rossi”, senza tuttavia specificare se delle categoria fanno parte anche Barak Obama, Hillary Clinton, l’ONU, la Comunità Europea ed i governi che hanno stigmatizzato la ricomparsa della deriva autoritaria. L’affinità elettiva con i golpisti nega l’autenticità democratica di chi si schiera a loro favore.      

mercoledì 1 luglio 2009

LA SATIRAÈ VIVA E LOTTA INSIEME A NOI

"Prendiamo Palazzo Grazioli, non lo controllavano, era  una casa aperta. Se lo controllavano era una casa chiusa" di Renzo Balmelli

EMERGENZA - In mezzo ai suoi il premier ha il sorriso d’ordinanza sempre stampato sul volto. Fuori dai confini, quando si parla di lui a stamparsi sui volti sono sorrisetti ironici. Per via del cucù e altri scherzi goliardici, Berlusconi non ha mai avuto grande credito nei circoli internazionali. Figuriamoci ora. Visto dall’esterno il suo regno è un dilemma, uno dei tanti insondabili misteri italiani che svanisce nelle trame oscure del potere e negli ingorghi di "Velinopoli". Cio’ non basta ancora, ovviamente, a invertire la tendenza di un paese spostato a destra. Ma attorno all’onda lunga del berlusconismo l’aria si fa sempre piu’ viziata e le conseguenze si vedono: il danno d’immagine è incalcolabile. L’Italia è sull’orlo dell’emergenza morale, ma nel PdL non si avvertono segni di ripensamento o di autocritica. La maggioranza non si discosta dalla sua linea abituale che consiste nel rivolgere pesanti calunnie all’opposizione, accusata di destabilizzare il governo con mezzi illeciti. Le cose non stanno proprio cosi’. Ci sono invece milioni di italiani sconcertati da quanto sta accadendo e che si ribellano all'idea di consegnarsi supinamente alla dottrina del Cavaliere. Cittadini che non votano per segnalare con l'astensione il loro sofferto, silente dissenso. Su di loro la bizzarra gerarchia dei valori inventata dal presidente del Consiglio per modificare il suo profilo sgualcito, ormai non ha piu’ nessuna presa. Meglio cosi'. Contro questo scoglio si è appunto infranto il sogno plebiscitario di Berlusconi che in caso di riuscita avrebbe irrimediabilmente alterato l’equilibrio dei pesi e dei contrappesi che regolano le leggi della democrazia. Meno male. Il futuro pero' è ancora denso di incognite. Per contrastare il rischio della deriva sarebbe infatti necessaria una valutazione etica meno superficiale di una vicenda che è andata oltre ogni limite della decenza. Valutazione che invece tarda a manifestarsi. A questo punto merita, allora, qualche riflessione il fondato sospetto che per rappresentare l’Italia di oggi, piu’ che Berlusconi valga la pena di raccontare i suoi elettori. Lui è uno di loro, dice lui: "Agli Italiani piaccio così!"


SATIRA - Esce un omaggio a Fortebraccio, il ferocissimo, schieratissimo Mario Melloni, penna al vetriolo ai tempi della vecchia Unità, e si ripropone il discorso sullo stato di salute della satira politica in Italia. La materia è controversa. Da un lato non mancano i prodotti di qualità, capaci di dare ampio respiro alla critica di Palazzo, di pungolare il pubblico e di coinvolgere il paese in un dibattito vivificante. Dall’altro non sono infrequenti i tentativi di imbrigliare il dissenso con gli editti di stampo bulgaro. A chi tiene le leve del comando non garba piu’ di tanto il carburante satirico che sparge il ridicolo sui vizi e difetti umani ed è uno strumento importante per la riforma dei costumi. Magari ci scappa la risata per non dare nell’occhio, ma a denti stretti. Maurizio Crozza , che allietava il pubblico su La7 , è stato l’ultimo autore scomodo a pagare il disagio degli alti papaveri per il" castigat ridendo mores".

Con le sue frecciate, il comico genovese disturbava i potenti e immancabilmente ogni sua apparizione produceva le proteste di chi, soprattutto nella maggioranza, crede di contare qualcosa. Sacrificare il suo spazio è un brutto segno in un paese dove il premier ha l’ultima parola per nominare i direttori di cinque delle sei maggiori reti televisive. La partita pero’ non è chiusa. Crozza , da par suo, ha restituito la pariglia ai censori fulminandoli con una battuta micidiale : "Prendiamo Palazzo Grazioli, non lo controllavano, era una casa aperta. Se lo controllavano era una casa chiusa". Vivaddio, la satira è ancora viva.


RICATTO -  L’Iran di questi giorni è la cronaca di una sconfitta annunciata. Una dolorosa sconfitta per la democrazia, per la pace, per l’ONU, per l’Europa e un motivo di amarezza per Obama che sul dialogo con Teheran aveva innestato il perno della sua azione diplomatica nel Medio Oriente. Sullo sfondo delle scene sfuggite alla censura abbiamo visto crollare le speranze degli oppositori, abbiamo sentito su di noi l’umiliazione inferta all’onda verde che ora interpella il mondo intero e chiede aiuto per spezzare la catena della brutale repressione. Fin dai tempi dello Scià quella dell’Iran è stata una lunga via crucis segnata dalla prevaricazione , dai controlli pedanteschi e refrattaria alla libertà di pensiero. Gli obiettori erano ai ceppi nelle patrie galere, ne piu’ ne meno come adesso. Ora è difficile dire quale rapporto sarà possibile istaurare con una dirigenza cosi’ fanatica , insensibile e decisa a imporre il pugno di ferro ricattando il mondo con l'arma del petrolio. Il buon senso consiglierebbe di lasciare aperto uno spiraglio a possibili intese negoziate, ma la questione energetica e la dipendenza dall’oro nero non fanno che accentuare l’impotenza della comunità internazionale nel contrastare le moderne dittature. A maggior ragione se quei regimi intrattengono relazioni pericolose con il nucleare.